L’elicottero bianco si è posato sull’elisuperficie della Fiera con qualche minuto di anticipo, e da poco prima il Meeting per l’amicizia fra i popoli aveva appena smesso di essere, per un pomeriggio, la macchina di convegni e mostre che è da quarantasette anni. Dalle due alle sei tutto è stato sospeso: incontri, esposizioni, Villaggio Ragazzi, Sport Village. Restava un corridoio transennato di circa un chilometro attraverso i padiglioni, e lungo quel corridoio decine di migliaia di persone, che hanno accolto Leone XIV battendo le mani e gridando più volte “viva il papa”, con una commozione diffusa e spontanea. Il pontefice, subito dopo il suo arrivo, si è fermato davanti ad alcune mostre previste, facendosele illustrare per sommi capi, affiancato tra gli altri dal presidente della Fraternità Davide Prosperi e dal vescovo di Rimini Nicolò Anselmi, prima dell’intervento nel Grand Auditorium, con i posti esauriti in poche ore all’apertura delle prenotazioni.È la sesta visita pastorale in Italia di Robert Prevost, ed è la seconda volta in assoluto che un papa mette piede al Meeting. La prima e finora unica fu il 29 agosto 1982, terza edizione della manifestazione, quando Giovanni Paolo II arrivò a Rimini dopo che le condizioni politiche gli avevano impedito il viaggio in Polonia. Nessuno, tra gli organizzatori, aveva osato invitarlo: fu lui a proporsi. Ai giovani di Cl e del Movimento popolare consegnò l’invito a costruire senza stancarsi mai la civiltà della verità e dell’amore, e qualche anno più tardi, a Castel Gandolfo, avrebbe coniato per il Meeting la formula della “cultura di frontiera”, chiamata a restare marchio distintivo dell’evento.Da allora il rapporto tra i pontefici e Rimini è passato per i messaggi, mai mancati dal 1980, e per gli incontri romani, ma nessun papa è più tornato in Fiera. Joseph Ratzinger vi salì nel 1990 da prefetto dell’ex Sant’Uffizio, con una relazione sulla riforma della Chiesa, mentre da Benedetto XVI non ritenne opportuna una visita alla manifestazione, pur non lesinando gesti di stima, a partire dall’omelia per i funerali di don Giussani. Francesco fece lo stesso, ma in dodici anni non andò mai a Rimini e con il movimento non mancarono le frizioni. Fu il suo intervento sui movimenti, con la cancellazione degli incarichi a vita per i responsabili laicali, a chiudere di fatto la stagione di Julián Carrón alla guida della Fraternità.Per questo l’arrivo di Leone XIV viene letto, dentro e fuori il movimento, non tanto come una riabilitazione, che nessuno tra i responsabili rivendica in questi termini, ma certamente come qualcosa di più di una tappa d’agenda. Di fatto, ricolloca Comunione e Liberazione dentro un quadro ecclesiale che negli ultimi anni era parso stretto. Lo stesso Prosperi ha però frenato tutti spiegando ad Avvenire di non leggere la visita come un segno rivolto in esclusiva a Cl, e ricordando che il Meeting è da sempre un luogo dove credenti e non credenti si misurano con le stesse domande. Insomma, l’eccessiva enfasi va tenuta a bada.D’altra parte il magistero di questo pontefice sui movimenti non ha finora concesso sconti. Nel discorso ai moderatori dei movimenti ecclesiali del 21 maggio scorso, Leone XIV ha descritto il governo come un carisma dello Spirito che non può essere “imposto dall’alto”, ha insistito su libere elezioni, trasparenza e discernimento comunitario, ha messo in guardia dai gruppi che si sottraggono alla comunione con la Chiesa locale e ha chiesto di custodire il carisma fondativo senza “appiattirsi sui modelli pur positivi del passato”. Sono le coordinate già fissate da Francesco, con piccole modifiche di tono ma non di direzione di marcia. Cl, del resto, dall’autunno 2025 ha un nuovo Statuto che affida a un’Assemblea generale l’elezione del presidente, novità che ha prodotto perplessità interne e lettere aperte.Quanto al filo che lega questo papa al popolo del Meeting, sappiamo che l’invito è partito da Prosperi durante l’udienza privata del 12 gennaio ed è stato definito quindici giorni dopo con il presidente della Fondazione Meeting, Bernhard Scholz. L’annuncio arrivò il 19 febbraio, lo stesso giorno in cui l’arcivescovo di Milano Mario Delpini rendeva nota la conclusione della fase diocesana della causa di beatificazione di don Giussani. Due notizie senza nesso apparente, ma che il movimento ha senza dubbio letto insieme, se non altro come un segno dello Spirito. Prosperi, parlando al pontefice davanti al popolo del Meeting, ha descritto il Movimento come una realtà “sempre più responsabile” nel servire la Chiesa.Il Meeting, dal canto suo, ha preparato l’arrivo costruendogli attorno un percorso tagliato su misura. Lo raccontano le mostre “Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova. Agostino di Ippona”, che espone tre codici quattrocenteschi prestati dalla Biblioteca Malatestiana di Cesena, o “Léon Harmel, la profezia di un’impresa”, dedicata a un precursore della dottrina sociale che rimanda a Leone XIII. Lo stesso i convegni, a partire da “Sulle orme di Agostino”, con Catherine Conybeare del Bryn Mawr College, il priore generale degli agostiniani Joseph L. Farrell e il cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri. Né è l’unico innesto d’oltreoceano, perché nello stesso tempo si discute anche degli Stati Uniti a duecentocinquant’anni dalla Dichiarazione d’indipendenza, con Christopher Caldwell del New York Times e Michael Driessen della John Cabot University.Resta la domanda che il popolo del Meeting si porta dietro da mesi, e che nessuno può sciogliere se non il diretto interessato: quale rapporto intenda costruire Leone con uno dei movimenti che più hanno inciso sulla vita religiosa, culturale e politica italiana degli ultimi cinquant’anni.