C’è qualcosa di particolarmente crudele nell’interrompere un thriller pochi secondi prima della soluzione. Lo è ancora di più quando quel thriller si chiama Il Codice da Vinci e ha trascorso oltre due ore a trascinare lo spettatore tra simboli, società segrete, Leonardo, il Priorato di Sion, Maria Maddalena e un Tom Hanks nei panni di Robert Langdon impegnato a mettere ordine in una quantità di enigmi che avrebbe fatto perdere la pazienza a chiunque.Lunedì 24 agosto Rai 2 ha trasmesso in prima serata il film di Ron Howard del 2006, primo capitolo della trilogia cinematografica tratta dai romanzi di Dan Brown. Tutto regolare, almeno fino al momento in cui regolare non lo è stato più: proprio quando Langdon stava per arrivare alla soluzione dell’enigma sul Sacro Graal, il film è stato interrotto. Pubblicità, poi il programma sportivo. Titoli di coda metaforici, perché quelli veri gli spettatori non hanno avuto nemmeno la soddisfazione di vederli.La Rai si è scusata, parlando di un disservizio legato alle complesse lavorazioni che precedono la messa in onda e ammettendo che «l’errore umano o delle macchine» non può ricadere sul pubblico. Giusto. Ma la questione, proprio perché l’episodio appare tanto assurdo quanto circoscritto, offre l’occasione per allargare il discorso: che considerazione ha oggi la televisione generalista di chi continua a guardarla durante l’estate?Foto: IMdBIl Codice da Vinci tagliato e le scuse della RaiPartiamo dall’errore, perché è difficile ignorarlo. Il Codice da Vinci non è esattamente un film nel quale il finale rappresenti un dettaglio accessorio. Tutta la costruzione narrativa ruota attorno alla ricerca di una verità, con Robert Langdon e Sophie Neveu che attraversano Francia e Inghilterra decifrando indizi per arrivare a comprendere il mistero che ha dato origine all’intera vicenda. Interromperlo proprio prima della conclusione equivale quasi a togliere l’ultima pagina da un giallo.Il direttore Cinema e Serie Tv della Rai, Adriano De Maio, si è scusato personalmente, spiegando che la messa in onda dei contenuti registrati passa attraverso lavorazioni complesse e sequenze tecniche e ricordando le circa quarantamila ore di cinema trasmesse ogni anno dal servizio pubblico.L’errore può accadere, naturalmente. Ma comprenderne la natura tecnica non significa necessariamente considerarlo trascurabile, soprattutto perché dall’altra parte dello schermo c’è qualcuno che ha scelto di trascorrere la propria serata seguendo quel film. Ed è proprio da qui che nasce una domanda più interessante del singolo incidente.L’Eredità cambia professoresse: da Striscia a Brumotti, la TV che non ritroveremo a settembreLa televisione d’estate tratta il pubblico come uno spettatore di serie B?Esiste quasi un canale preferenziale per lo spettatore invernale. Con l’arrivo dell’autunno tornano i grandi programmi, le fiction, gli appuntamenti settimanali, l’intrattenimento e le produzioni sulle quali le reti investono promozione e aspettative. La televisione torna a ricordarsi che quello spettatore deve essere conquistato, sera dopo sera.Poi arriva l’estate e troppo spesso sembra prevalere un principio differente: chi è rimasto davanti alla televisione, in qualche modo, si accontenterà. Eppure il pubblico estivo esiste. Lo ha dimostrato perfino un programma come Temptation Island, tradizionalmente associato alla stagione più calda e capace di generare ascolti, conversazioni e fenomeni social abbastanza importanti da modificare le strategie dei palinsesti. L’idea che tra giugno e agosto l’Italia intera smetta di guardare la televisione per trasferirsi permanentemente sotto un ombrellone appartiene probabilmente a un immaginario che andrebbe aggiornato.Anzi, per qualcuno l’estate può rappresentare esattamente il contrario. Le giornate si allungano, gli impegni cambiano, si può andare a dormire più tardi e magari c’è finalmente la possibilità di recuperare un film che non si vedeva da anni o dedicare una serata a una saga cinematografica. Perché quello spettatore dovrebbe valere meno?Foto: ImdBCanone Rai e programmazione estiva, il pubblico merita la stessa attenzioneQui entra inevitabilmente in gioco anche il ruolo del servizio pubblico. Il canone non cambia a seconda della stagione, e non esiste uno sconto perché ad agosto il palinsesto è meno ricco rispetto a novembre.Naturalmente nessuno può pretendere dodici mesi costruiti con la stessa quantità di grandi produzioni. La televisione ha stagioni industriali, costi, pause produttive e logiche di programmazione che esistono da decenni. Ma tra pretendere un Festival di Sanremo a Ferragosto e chiedere che un film venga trasmesso fino alla fine esiste una distanza piuttosto ampia.Ed è proprio sulla cura dello spettatore che la televisione generalista oggi può permettersi meno distrazioni di un tempo. Le reti tradizionali affrontano una concorrenza che vent’anni fa non esisteva nelle dimensioni attuali. Le piattaforme permettono di scegliere cosa guardare, quando iniziare, quando interrompere e, soprattutto, quando arrivare alla fine. Se una rete generalista vuole ancora costruire quell’appuntamento collettivo che per decenni è stato la sua forza, deve dare allo spettatore una ragione per affidarle due o tre ore della propria serata.Perché vedere un film insieme agli altri conserva un valore particolare. Il giorno dopo lo si commenta, si discute il finale, si decide se è piaciuto oppure no. È quella rete di conversazioni intorno al cinema e alla televisione che lo streaming individuale ha trasformato, ma non cancellato. Per costruirla, però, sarebbe utile conoscere il finale.Barbie 2 si farà davvero? Il sequel che Hollywood non riesce a sbloccareFoto: IMdBDopo Il Codice da Vinci, Rai 2 trasmette Angeli e Demoni e InfernoLa saga di Robert Langdon, fortunatamente, non termina con l’incidente di lunedì sera. Questa sera, 25 agosto, Rai 2 trasmetterà Angeli e Demoni alle 21.20, mentre il 31 agosto sarà la volta di Inferno, ancora con Tom Hanks nei panni del professore di simbologia e Ron Howard alla regia.La trilogia verrà inoltre riproposta su Rai Movie a settembre e sarà disponibile su RaiPlay, permettendo quindi di recuperare anche quel finale diventato, suo malgrado, il mistero più discusso del film.Resta però una certa ironia nella vicenda. Dan Brown ha costruito un impero editoriale convincendo milioni di lettori che dietro ogni simbolo potesse nascondersi un segreto e che per ottenere una risposta fosse necessario arrivare fino all’ultima pagina. Lunedì sera gli spettatori di Rai 2 hanno scoperto che talvolta l’ostacolo finale non è un antico ordine segreto, il Vaticano o un codice indecifrabile: può essere semplicemente il palinsesto.Stasera Robert Langdon tornerà con Angeli e Demoni. A questo punto la curiosità è doppia: riusciremo a scoprire come termina la sua nuova impresa oppure, per sicurezza, sarà meglio tenere il romanzo di Dan Brown sul comodino?Mutiny recensione: Jason Statham torna all’action con un thriller che tiene il pubblico con il fiato sospeso| Da Rumors.it