Leonardo Maria Del Vecchio, quel debito da 1,3 miliardi e quel tesoretto che non può usare. Perché le sue dimissioni possono influenzare Mps

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Le dimissioni a sorpresa di Leonardo Maria Del Vecchio (Lmdv) da ogni incarico operativo in EssilorLuxottica segnano un punto di non ritorno nella complessa successione del patriarca Leonardo, scomparso quattro anni fa. Motivate ufficialmente con la volontà di evitare conflitti d’interesse tra il ruolo di azionista “al piano di sopra” (Delfin) e manager “al piano di sotto” (Essilux), le dimissioni celano in realtà una profonda spaccatura con Francesco Milleri, presidente e AD di Essilux e numero uno della cassaforte lussemburghese.Secondo quanto ricostruito oggi da Repubblica nonostante lo statuto di Delfin vieti di dare in garanzia le azioni senza il consenso di tutti gli otto soci (ognuno proprietario del 12,5%), negli ultimi quattro anni Leonardo Maria è riuscito a ottenere dalle banche una liquidità imponente, forte della sua posizione e del supporto iniziale dello stesso Milleri. L’esposizione finanziaria personale di Lmdv è stimata per difetto in 1,3 miliardi di euro, utilizzati per investimenti personali e l’espansione del suo family office, Lmdv Capital (patrimonio netto 2024 di 156 milioni). Il paradosso delle azioni Delfin che non producono dividendiC’è però un paradosso squisitamente finanziario, precisa oggi Repubblica. Pur possedendo un pacchetto in Delfin valutato circa 5 miliardi di euro, la quota al momento non produce dividendi. Tre soci su otto (i fratelli Luca, Clemente e Paola Del Vecchio) bloccano da due anni la distribuzione degli utili. Senza queste cedole, Lmdv fatica a ripagare gli interessi sul debito e deve affrontare scadenze imminenti, tra cui sanzioni e penali da 500 milioni per il mancato acquisto delle quote dei fratelli Luca e Paola (sfumato per il no di Delfin a prestare garanzie bancarie) e la prelazione sullo 0,4% del fratellastro Rocco Basilico. Per tutti questi motivi- precisa il quotidiano – Lmdv, insieme a Luca, Paola, Clemente e a Rocco Basilico, vorrebbe trasferire il suo 12,5% di Delfin in una società personale il cui statuto preveda la possibilità di dare le azioni in garanzia alle banche in cambio di prestiti.Lo stallo in Delfin e il peso sul risiko bancarioDelfin non è una semplice holding di famiglia, ma il fulcro dei grandi equilibri della finanza italiana. Controlla il 32% di EssilorLuxottica, il 2,7% di UniCredit, ma soprattutto è il primo azionista di MPS (17,5%) e il secondo socio di Generali (oltre il 10%). Fino ad oggi la governance di Delfin si è retta su un consiglio di amministrazione blindato a vita voluto dal fondatore e guidato da Milleri. Ma il blocco dell’eredità attuato da Luca, Clemente e Paola — che chiedono una riforma dello statuto con limiti temporali al Cda e nuove regole di uscita — ha incrinato l’asse tra Lmdv e Milleri. Secondo quanto analizzato da Repubblica nelle prossime settimane, pressato dalle scadenze debitorie, Leonardo Maria potrebbe riavvicinarsi ai fratelli dissidenti per forzare una modifica dello statuto. Nel frattempo, la board di Delfin si è affidata alla banca d’affari Lazard per valutare le prossime mosse sulle scacchiere bancarie più calde: dalle decisioni sull’offerta di Intesa Sanpaolo su MPS fino alle manovre di Luigi Lovaglio su Banco BPM e Banca Generali.L'articolo Leonardo Maria Del Vecchio, quel debito da 1,3 miliardi e quel tesoretto che non può usare. Perché le sue dimissioni possono influenzare Mps proviene da Open.