La notizia della morte di Dolly Parton era una di quelle che, forse, il mondo sapeva prima o poi di dover affrontare. Negli ultimi mesi le condizioni di salute della cantante avevano destato preoccupazione, alcuni impegni erano stati cancellati e lei stessa aveva ammesso di essere stata costretta a rallentare. Eppure, quando martedì 25 agosto è arrivata la conferma della sua scomparsa a 80 anni, dopo una breve battaglia contro il cancro, la sensazione è stata quella di una notizia impossibile da accettare.Perché Dolly Parton apparteneva a quella rarissima categoria di personaggi che sembrano destinati a esserci per sempre. Non soltanto una cantante country, ma una presenza capace di attraversare oltre sessant’anni di cultura popolare americana senza diventare mai un ricordo del passato. Cantautrice, attrice, imprenditrice, filantropa, icona di stile e soprattutto narratrice formidabile, aveva costruito intorno a sé un universo immediatamente riconoscibile fatto di strass, capelli biondi, ironia e canzoni capaci di raccontare sentimenti molto più profondi di quanto la sua immagine volutamente esagerata potesse suggerire.Ad annunciare la morte è stato il nipote Bryan Seaver, che per oltre vent’anni aveva lavorato anche come responsabile della sua sicurezza. Nel messaggio affidato ai social ha ricordato come la zia avesse «aperto le porte» a generazioni di cantanti, autori, musicisti e sognatori provenienti da ogni parte del mondo. Un’immagine che probabilmente racconta meglio di molte classifiche ciò che Dolly Parton è stata.Foto: Josef Just/ @ Lanxess-Arena / wikimedia commonsDolly Parton morta a 80 anni, pochi giorni dopo le sue ultime paroleA rendere ancora più struggente la sua scomparsa è la vicinanza con una delle ultime dichiarazioni pubbliche. Soltanto quattro giorni prima della morte, Parton aveva parlato apertamente dei problemi di salute affrontati nell’ultimo periodo, spiegando di aver trascurato alcuni segnali mentre si prendeva cura del marito Carl Dean, morto nel marzo 2025 dopo quasi sessant’anni di matrimonio.Nonostante tutto, il suo sguardo continuava a essere rivolto in avanti. «Ho ancora tantissime cose che voglio realizzare», aveva raccontato, assicurando che avrebbe continuato a lavorare finché le fosse stato possibile. Parole che oggi assumono inevitabilmente un significato diverso, soprattutto perché racchiudono uno dei tratti che hanno accompagnato l’intera esistenza dell’artista: l’incapacità di considerarsi arrivata.Anche avvicinandosi agli ottant’anni parlava di nuovi progetti come se la parte più interessante dovesse ancora cominciare. Nel 2025, riflettendo sulla propria età, aveva respinto con ironia l’idea di fermarsi: dopo tutto ciò che aveva realizzato, diceva, aveva ancora la sensazione di essere soltanto all’inizio.Miley Cyrus, il look dei Grammy Awards 2024 è un omaggio a Dolly Parton: gli scattiDalla povertà del Tennessee a Jolene: come Dolly Parton è diventata un’iconaPrima degli strass, delle parrucche e delle copertine c’erano le montagne del Tennessee. Dolly Rebecca Parton, nata nel 1946 e cresciuta insieme a undici fratelli in una famiglia poverissima, aveva cominciato a cantare nella chiesa del nonno quando era ancora una bambina. A sei anni suonava la chitarra, a sette scriveva già canzoni.Dopo il diploma si trasferì a Nashville nel 1964 con un’ambizione apparentemente sproporzionata rispetto ai mezzi da cui partiva. Eppure furono proprio le canzoni a offrirle una via d’uscita. Prima scrisse per altri artisti, poi arrivò l’incontro professionale con Porter Wagoner, che la portò nel suo programma televisivo e contribuì a trasformarla in un volto conosciuto della musica country.Il successo solista sarebbe esploso negli anni Settanta. Prima Joshua e Coat of Many Colors, poi, nel 1973, Jolene, la supplica indirizzata a una donna capace di portarle via l’uomo che ama. Pochi accordi, una storia semplicissima e quella voce immediatamente riconoscibile bastarono per creare una delle canzoni più celebri della musica americana.Dolly aveva compreso qualcosa che avrebbe continuato ad accompagnarla per tutta la carriera: dietro l’immagine costruita con precisione quasi teatrale, il pubblico doveva trovare emozioni autentiche. La donna poteva essere esagerata; le storie, invece, dovevano essere vere.Foto: wikimedia commonsDolly Parton: dedica canzone al suo defunto marito, l’amore della sua vitaI Will Always Love You, la canzone che racconta il talento di Dolly PartonSe Jolene ne consacrò il nome, I Will Always Love You dimostrò definitivamente la grandezza della sua scrittura. Contrariamente a quanto molti hanno immaginato negli anni, il brano non nacque come dichiarazione romantica al marito Carl Dean, ma come addio professionale a Porter Wagoner, dal quale Dolly voleva separarsi per proseguire autonomamente la propria carriera.La canzone raggiunse due volte il vertice della classifica country e quasi vent’anni dopo conobbe una seconda vita grazie alla versione di Whitney Houston per The Bodyguard. Sentire quella composizione trasformarsi in un successo planetario fece comprendere alla stessa Parton fino in fondo il valore del proprio talento di autrice.E poi arrivarono Here You Come Again, Two Doors Down, Islands in the Stream con Kenny Rogers e soprattutto 9 to 5, diventata insieme al film omonimo un simbolo della sua capacità di oltrepassare i confini del country. Parton non aveva bisogno di rinnegare Nashville per diventare una star mondiale: riuscì piuttosto a portare Nashville con sé.Bunny Levine è morta a 97 anni: da bibliotecaria a Hollywood, il sogno realizzato dopo i 60 anniDa Paul McCartney a Taylor Swift, il mondo dello spettacolo saluta Dolly PartonLa misura della sua influenza è arrivata nelle ore successive alla morte. Gli omaggi hanno attraversato generazioni e generi musicali apparentemente lontanissimi.Paul McCartney l’ha ricordata come una «magnifica stella», mentre Elton John ha parlato di un’artista gigantesca e insostituibile. Oprah Winfrey ha ricordato quella ragazza proveniente dalle Smoky Mountains che era riuscita a immaginare una vita enorme e poi a viverne una persino più grande. Beyoncé, che nel 2024 aveva reinterpretato Jolene nell’album Cowboy Carter, l’ha definita una sorta di «stella polare».Particolarmente significativo è stato il messaggio di Taylor Swift, partita a sua volta giovanissima dalla scena country di Nashville. La cantante ha ricordato la grazia e la determinazione di Dolly, riconoscendo anche ciò che la sua carriera aveva significato per le artiste venute dopo di lei.E poi Miley Cyrus, sua figlioccia, Sabrina Carpenter, Reba McEntire, Mick Jagger, Rod Stewart, Cyndi Lauper, Gloria Estefan, Keith Urban, Kacey Musgraves, Dionne Warwick ed Eminem. Proprio il rapper ha raccontato di non averla mai incontrata, ma di aver conservato il ricordo di un biglietto che Parton gli aveva inviato dopo il suo ingresso nella Rock & Roll Hall of Fame. Un piccolo gesto che dice molto della capacità della cantante di arrivare anche in mondi musicalmente lontanissimi dal proprio.Addio a Shelley Fabares, morta a 82 anni: da The Donna Reed Show ai film con Elvis PresleyNon solo musica: la filantropia e l’eredità lasciata da Dolly PartonRidurre Dolly Parton ai dischi venduti significherebbe però raccontarne soltanto una parte. La sua Imagination Library, nata anche pensando al padre che non aveva mai imparato a leggere e scrivere, ha distribuito libri ai bambini con l’obiettivo di avvicinarli alla lettura fin dai primi anni di vita.Era questo contrasto a renderla difficile da incasellare. Dolly poteva scherzare per decenni sul proprio seno, sulle parrucche, sulla chirurgia estetica e sugli abiti volutamente appariscenti, per poi utilizzare fama e ricchezza per finanziare iniziative educative e sociali. Non cercava di cancellare le contraddizioni: le trasformava nella propria identità.Persino la sua immagine, spesso liquidata come eccessiva, era in realtà costruita con una lucidità sorprendente. Parton aveva fatto dell’autoironia un’arma prima che qualcuno potesse usarla contro di lei. La battuta secondo cui costava moltissimo apparire così «a buon mercato» è diventata quasi un manifesto: dietro l’apparente ingenuità c’era una donna perfettamente consapevole del proprio personaggio e del potere di controllarne la narrazione.Foto: wikimedia commons By Curtis HilbunDolly Parton e Carl Dean, l’ultimo capitolo di una storia durata quasi 60 anniNegli ultimi tempi, tuttavia, qualcosa era cambiato. La morte di Carl Dean, nel marzo 2025, aveva aperto una ferita evidente. I due si erano conosciuti quando Dolly aveva appena 18 anni e si erano sposati nel 1966. Lui aveva scelto una vita lontana dai riflettori, mentre lei diventava uno dei volti più riconoscibili al mondo.Dopo la sua scomparsa, Dolly gli aveva dedicato If You Hadn’t Been There, trasformando ancora una volta il dolore personale in musica. In seguito erano arrivati problemi di salute, rinvii e infine la cancellazione della prevista residency di Las Vegas. Eppure continuava a rassicurare il pubblico e a parlare del futuro.Forse è proprio qui che la morte di Dolly Parton diventa così difficile da assimilare. Non perché arrivata senza segnali, ma perché sembrava incompatibile con il personaggio che aveva costruito e, soprattutto, con la donna che continuava a essere. A ottant’anni aveva ancora progetti, canzoni e idee da inseguire.Dolly Parton aveva trascorso la vita trasformando ciò che avrebbe potuto limitarla – la povertà, il sessismo dell’industria musicale, gli stereotipi sul suo aspetto, persino la propria immagine eccessiva – in materiale creativo. Era partita dalle montagne del Tennessee raccontando storie e aveva finito per diventare una di quelle storie che la cultura popolare continuerà a raccontare.Ora restano Jolene, 9 to 5, Coat of Many Colors, Islands in the Stream, I Will Always Love You e centinaia di altre canzoni. Restano i film, Dollywood, i libri regalati ai bambini e le artiste che hanno potuto immaginare una carriera diversa anche perché Dolly era passata prima di loro.E resta soprattutto quella frase pronunciata soltanto pochi giorni prima di morire: aveva ancora tantissime cose che voleva realizzare. L’ultimo paradosso di una donna che, dopo aver fatto quasi tutto, continuava ostinatamente a comportarsi come se il sogno più importante dovesse ancora cominciare.Festival di Venezia, Greta Scarano si racconta a Vanity Fair Italia: «Dopo il parto non mi riconoscevo»| Da Rumors.it