Caro carburante, tassare gli extraprofitti non è la soluzione

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Gli extraprofitti non esistono. Per ogni centesimo di profitto in più prodotto da un’impresa o da un lavoratore, lo Stato italiano è già lì a pretendere la sua abnorme parte: tra tasse, imposte e contributi, circa il 60-65%. Sui carburanti poi una vergogna totale, oltre la metà del prezzo alla pompa se ne va in tasse e accise.Eppure, quando qualcuno guadagna più di quanto la politica ritenga “giusto”, ecco comparire l’“extraprofitto”: un’invenzione degna di uno Stato socialista quale l’Italia è. Di destra, di sinistra, di centro o a 5 Stelle: cambia l’etichetta, non cambia la cultura statalista. Se in Italia esiste davvero un extraprofitto, è quello garantito a centinaia di migliaia di parassiti imboscati nel parastato, pagati dai contribuenti per non produrre nulla di utile – e, in troppi casi, per non fare proprio nulla se non scaldare una maledetta sedia.Sedie messe a disposizione dai partiti per costruire e mantenere il proprio esercito di clientele. Quello sì che è un extraprofitto: guadagnare senza produrre, rischiare o creare valore, facendo pagare il conto agli altri. E ora il governo Meloni, dopo non essere riuscito a tagliare un centesimo dell’immondo sottobosco politico-clientelare del parastato; dopo aver continuato ad alimentare la macchina pubblica; dopo le nuove infornate di personale nell’unica azienda che in Italia non conosce mai crisi, l’Agenzia delle Entrate, non cominci a blaterare di extraprofitti come una Schlein qualunque.Anziché mettere le mani nelle tasche di chi produce ricchezza, tagli le rendite di chi vive di politica e di spesa pubblica improduttiva parastatale.Andrea Bernaudo, 25 agosto 2026L'articolo Caro carburante, tassare gli extraprofitti non è la soluzione proviene da Nicolaporro.it.