Glovo, la Procura di Milano boccia gli aumenti ai rider: «Sono solo sulla carta». La piattaforma minaccia di lasciare l’Italia

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Quattordici euro lordi l’ora invece di dieci. Tre euro a consegna invece di 2,50. Il piano messo sul tavolo lo scorso maggio da Glovo per convincere la Procura di Milano a revocare il controllo giudiziario della società sembrava aver accontentato i magistrati e, in parte, anche i circa 40mila ciclofattorini che lavorano per la piattaforma di food delivery. Invece, secondo gli stessi pm, quegli aumenti promessi da Glovo sono rimasti in buona parte sulla carta. Tutta colpa, spiega oggi un articolo del Corriere, del modo in cui l’azienda calcola le ore che devono essere pagate. Secondo il pm Paolo Storari, il nuovo sistema impiegato da Glovo riconosce effettivamente un compenso più alto per i rider, ma su una quantità di tempo inferiore a quella impiegata. La Procura di Milano stima che per ogni dieci ore di lavoro, almeno tre non verrebbero conteggiate.Il piano di Glovo per uscire dal controllo giudiziarioLo scontro tra i pm e la piattaforma spagnola risale allo scorso febbraio, quando Glovo viene commissariata con l’accusa di caporalato e sfruttamento della manodopera. La stessa sorte tocca anche ai rivali di Deliveroo, mentre Just Eat – l’unica grande piattaforma di food delivery che ha acconsentito ad assumere i propri rider e inquadrarli come lavoratori dipendenti – ne è uscita indenne. Per uscire dal controllo giudiziario, lo scorso giugno Glovo ha portato il compenso minimo orario lordo a 14 euro. Parallelamente, il compenso minimo per una consegna è salito a 3 euro, con effetto retroattivo dal 9 febbraio, giorno in cui è scattato il commissariamento dell’azienda.La stessa Glovo ha spiegato che il nuovo compenso orario viene calcolato non più sul «tempo stimato» di consegno, ma sul tempo effettivo di consegna calmierato. Ed è proprio quell’aggettivo, «calmierato», a essere diventato il cuore del nuovo scontro con la Procura. Il tempo effettivamente impiegato dal rider non viene conteggiato senza limiti. La piattaforma applica dei tetti massimi, i cosiddetti cap, determinati sulla base di criteri statistici e differenziati anche in funzione del tipo di veicolo che il fattorino utilizza. Se il rider impiega più tempo del limite considerato congruo dall’algoritmo, la parte eccedente non entra nel calcolo del compenso.I calcoli della Procura sulle ore non pagateSecondo la società, il calcolo tiene conto di diverse variabili come distanza, velocità mediana dei corrieri e tempi di attesa presso il ristorante o il punto vendita. Per i magistrati, invece, i conti non tornano. Su circa 1,197 milioni di ore di tempo effettivo dei rider, il sistema ne avrebbe riconosciute e pagate circa 854mila. Le altre 343mila ore, pari a circa il 28%, non sarebbero quindi entrate nel calcolo del compenso. Il risultato, secondo la Procura, è che per una parte consistente dei ciclofattorini i 14 euro lordi promessi non si traducono effettivamente in 14 euro per ogni ora trascorsa al lavoro.Dall’inchiesta sul caporalato allo scontro sull’algoritmoIl 2021 rappresenta uno spartiacque per il settore italiano del food delivery. Quell’anno, la Procura di Milano ha costretto le principali piattaforme a fare i conti con le condizioni di lavoro dei rider, portando di fatto il mercato italiano a dividersi in due modelli. Da una parte Just Eat, che ha scelto di assumere i propri ciclofattorini con il contratto nazionale della logistica, riconoscendo ferie, malattia, tredicesima, coperture assicurative e una retribuzione oraria. Dall’altra Glovo e Deliveroo, che hanno continuato a difendere il modello del lavoro autonomo e cinque anni più tardi sono state sottoposte a controllo giudiziarioI magistrati contestano non solo le retribuzioni, ma anche l’inquadramento dei rider. E nemmeno il piano presentato a giugno da Glovo sembra aver ammorbidito le posizioni della Procura. La società, assistita dagli avvocati Francesco D’Alessandro e Pasquale Annicchiarico, contesta la ricostruzione della Procura sulle ore non pagate ai rider e ribatte di aver concordato gli aumenti con gli stessi pm. Secondo quanto riporta il Corriere, la piattaforma di food delivery insiste nel sostenere che i rider operino come lavoratori autonomi e in attesa della decisione del gip continua a sostenere di essere pronta a lasciare l’Italia piuttosto che accettare di assumere i rider.Foto copertina: ANSA/Claudio GiovanniniL'articolo Glovo, la Procura di Milano boccia gli aumenti ai rider: «Sono solo sulla carta». La piattaforma minaccia di lasciare l’Italia proviene da Open.