Un video del sindaco Zohran Mamdani pubblicato sui suoi canali ufficiali promuove le attività estive gratuite per bambini e ragazzi. La testimonial è però una donna in hijab che sfoglia con entusiasmo il sito in cui sono presenti tutte le esperienze per i più piccoli. Un messaggio istituzionale apparentemente innocente e familiare che invece si inserisce in una linea chiara e costante: la visibilità sistematica della cultura islamica come priorità assoluta dell’amministrazione.Mamdani, primo sindaco musulmano della città, sta rendendo la religione islamica sempre più centrica all’interno del suo mandato. Basti pensare a come ha reso il Ramadan un vero e proprio evento per la città: ha ospitato un iftar nel palazzo di città, ha istituito e partecipato a decine di celebrazioni pubbliche. Un continuo e costante inserimento promozionale dell’Islam che disturba persino la quotidianità dei newyorkesi: nei sobborghi i richiami del muezzin risuonano dai minareti anche alle cinque del mattino. Non si tratta più di semplice inclusione o di rispetto per una minoranza; tutto ciò sostanzia una prioritizzazione palese e senza sosta che colloca una sola tradizione religiosa nel cuore della vita pubblica della Grande Mela.Questa selettività non è frutto di paturnie atlantiste. È palese constatare che l’amministrazione sta sminuendo alcune culture favorendone altre: settimane fa Mamdani ha pubblicato e promosso una mappa ufficiale dei quartieri abitati storicamente da migranti. C’erano Little Palestine, Little Yemen, Little Egypt, Little Pakistan e altre comunità alla moda negli ultimi mesi. Mancavano però Little Italy e i quartieri storici irlandesi ed ebraici: comunità che hanno letteralmente costruito New York, che ne hanno forgiato l’identità, il lavoro, la cultura e l’economia, sono sparite dalle mappe istituzionali. Solo dopo la forte rivolta degli italo-americani e di diverse associazioni Mamdani ha promesso di aggiungere Little Italy, scaricando in parte la responsabilità sull’amministrazione precedente. Troppo tardi: il segnale politico è arrivato chiarissimo.E dunque anche questo velo nell’ultimo video pubblicato dal sindaco non è un mero dettaglio estetico o di diversità. Presentare una donna che si copre per obbligo o pressione religiosa come testimonial di libertà e modernità in una città pioniera dei diritti come New York è un’operazione ideologica. In molti contesti islamici l’hijab non costituisce una scelta personale ma è una norma sociale e religiosa che limita il corpo e l’autonomia femminile. È normale o accettabile accettare un’immagine simile per pubblicizzare servizi pubblici destinati ai bambini? Un’altra dimostrazione di come la cultura islamica stia diventando in tante parti del mondo il costume preferito dai centri di potere.Leggi anche:Mamdani apre il supermercato socialista: paga il contribuenteLa New York di Mamdani cancella gli italianiE la povera New York in questo modo non sta diventando più multiculturale. Il suo sindaco non si sforza di celare nemmeno per formalità il suo tentativo costante di elevare l’Islam a simbolo ufficiale della città, mentre le radici europee, italiane, irlandesi e cristiane vengono trattate come reliquie imbarazzanti da mettere in secondo piano o da far sparire dalle mappe. Ciò che viene fuori da questo rebranding ideologico è una riscrittura selettiva della storia urbana. Ci avreste mai creduto 20 anni fa se qualcuno vi avesse detto che un giorno Little Italy sarebbe sparita dalle mappe di New York e una donna col velo sarebbe diventata l’immagine della città? Forse no…Alessandro Bonelli, 26 agosto 2026L'articolo Il nuovo volto di New York: il velo islamico simbolo della città proviene da Nicolaporro.it.