“La tubercolosi resta una malattia infettiva concreta e il caso degli specializzandi della Statale deve essere affrontato con massima attenzione, trasparenza e senza minimizzazioni”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva all’Università Statale di Milano, dopo i casi di tbc all’interno dell’Istituto di Medicina legale dell’ateneo. Qui, come ha segnalato il ‘Corriere della Sera’, è stato individuato un focolaio di tubercolosi: l’Ats ha accertato otto casi fra specializzandi e personale.“Sono in corso le indagini per risalire alla fonte del contagio e verificare l’attuazione delle misure di prevenzione” hanno spiegato dall’Azienda per la tutela della salute. “Chi si forma e lavora negli ospedali può essere esposto ad agenti biologici e deve poter contare su sistemi di prevenzione e sorveglianza sanitaria pienamente efficaci. Non basta intervenire dopo che si è verificata un’esposizione: occorre verificare preventivamente e periodicamente il rischio, garantire i controlli previsti, assicurare una rapida valutazione dei contatti e adottare tutte le misure indicate dalla medicina del lavoro”, scandisce Pregliasco. Il nostro Paese è considerato a bassa endemia di tubercolosi, con circa 2.500-4.000 casi l’anno.No allarmismo: positività non vuol dire tubercolosi attiva“Va però evitato anche l’allarmismo: un test positivo per infezione tubercolare non significa avere una tubercolosi attiva né essere contagiosi. L’infezione tubercolare latente può essere individuata proprio grazie alla sorveglianza e, quando indicato, trattata per ridurre il rischio di evoluzione verso la malattia”, chiarisce il virologo.Quanto accaduto a Milano “deve quindi servire a ricostruire con precisione la catena degli eventi e, soprattutto, a verificare e rafforzare le procedure. Gli specializzandi sono medici in formazione, ma contemporaneamente professionisti che operano nei reparti: la loro sicurezza deve essere tutelata con lo stesso rigore previsto per tutti gli operatori sanitari”, sottolinea Pregliasco.La sicurezza degli operatori“Occorre ora un confronto rapido tra Università, strutture ospedaliere, medicina del lavoro e rappresentanti degli specializzandi, affinché siano chiarite eventuali criticità e sia garantito un sistema di sorveglianza omogeneo, tempestivo e documentato. La sicurezza degli operatori sanitari è parte integrante della sicurezza dei pazienti e della qualità dell’intero Servizio sanitario”, conclude lo specialista.Questo articolo Tubercolosi a Milano, il ‘caso specializzandi’ e l’importanza dei controlli proviene da LaPresse