Sono le 5.21 del mattino quando apro gli occhi e vedo una piccola nuvola bianca spuntare tra le brume dell’alba, in spiaggia a Lamezia Terme. Abbiamo deciso di dormire lì alla bell’e meglio dopo la prima serata del Color Fest, in attesa del concerto mattutino di Cosmo, complice anche uno sleeping concert al “Lido Color”. La spiaggia all’alba è silenziosa, non fosse solo per un gruppo di ragazzi che avevano fatto after e qualche persona che, lentamente, si avvicina all’acqua per fare un bagno. L’alba è promessa, il tramonto nostalgia.La prima giornata della quattordicesima edizione del Color Fest era cominciata 12 ore prima con Gaia Banfi in pineta, un live potente, quasi sacro, tra il fruscio delle foglie e il rumore dei ventagli. La Badessa racconta con ironia le sue sfortune amorose, che riguardano un po’ tutti, mentre Prima Stanza a Destra irrompe con i suoi bassi e il suo cuore spezzato che, ancora, non ha trovato conforto. I Cmon Tigre accompagnano il calare del sole con i loro rituali mistici musicali. Dal vivo, sono sempre una conferma.Faccianuvola riporta a galla tutte quelle vivide immagini della nostra infanzia, del tempo che passa ma che si cristallizza in fotografie e memorie agrodolci. Non capisco dove finiscono le gocce del mio sudore e cominciano le mie lacrime.Apparat in full band suona la notte e canta i sogni, la sua voce è ammaliante. Un gruppo di ragazzi accanto a me balla dei balli medievali, e non ci vedo nulla di errato. Se ne va con Dark Water, tra l’oscurità della notte e il mare nero sullo sfondo.Apparat – Color Fest – Ornella MartinoJames Holden e Zimpel ci accompagnano nel mondo di Morfeo con un live set onirico, forse il vero sleeping concert della prima serata. Ce ne andiamo in spiaggia, dove tutto è quiete.Sono le 23.45 del 12 agosto quando sto facendo il bagno a pochi passi dal palco. L’acqua è scura e la notte è illuminata dalle stelle cadenti. Gli Zen Circus si chiedono: “Perché festeggiate ancora l’estate? / Di cosa ballate? / Di cosa vi fate?” e io penso che non ci sia nulla di meglio che sentirsi vivi così, per un momento, senza pensieri, con i piedi nel mare, prima di tornare ai 700 euro al mese per sprecare sogni in un supermercato di Milano.Il secondo giorno è stato lunghissimo, ma solo nella percezione meccanica del tempo. La matinée di Cosmo, sold out da tempo, spalanca le porte a un concetto differente di live, in uno statement contro tutti i trend di soft e morning club, senza matcha latte, ma con il sudore, il calore dei corpi che ballano, le sue hit più famose riproposte alla chitarra prima di addentrarsi nei beat che fanno tremare gli specchi sul palco. Se questa è la fonte per creare qualcosa di diverso, seppure fomentata dalla FOMO che tanto ci piace e che, quantomeno, è reale e concreta, allora voglio vedere in cosa sgorgherà. Cosmo – Color Fest – Ornella MartinoNico Arezzo porta sul palco Anna Castiglia e il suo groove, ma è quando canta in siciliano che davvero emerge il cuore di questo artista in tutta la sua completezza. Potrei azzardare a sperare che un giorno Nico Arezzo scriva un disco interamente in dialetto, che porti con sé quella verace fierezza dei canti siciliani che sanno di salsedine e spuma per molto tempo.Sébastien Tellier al tramonto di un’eclissi di sole omaggia il suo amico Kavinsky, i cui funerali si erano appena svolti. Se per la prima parte del live l’aria era frizzante di synth anni ’80, dopo Nightcall parte la Ritournelle, il sole cala tra le nuvole, si accendono dei lampi all’orizzonte. Ci si chiede se anche il cielo possa piangere durante un live di Tellier, se questa notte non sia fatta per L’amour et la violence. Sébastien Tellier – Color Fest – Ornella MartinoGli Yin Yin scacciano il temporale e fanno ballare la pineta, dove torniamo spinti da Flores no mar di Populous, con la voce di Emmanuelle che canta del vento, del sole e ci invita a ballare senza sosta, mentre arriva la tristezza.Sono le 19.15 dell’ultimo giorno, quando sul Lungomare dei Tramonti spiove, il cielo si squarcia e si riempie di un tramonto pieno, caldo, desiderabile. Tra poco salirà sul palco DiMartino e passerò il suo live ad ascoltare le sue note mentre galleggio nell’arancione dei flutti.Solo i Deadletter ci richiamano in pineta, un live sorprendente che mi ricorda un po’ gli Yard Act. Una delle migliori scoperte del festival.Il folklore torna a propagarsi dal palco dei tramonti con il live de La Niña. Carola Moccia parla in dialetto, canta di donne e racconta di terre in cui non sono cresciuta, ma di cui, in qualche modo, sento la mancanza. Vorrei poter avere anche io delle radici così profonde che mi portano a ballare come tutto il pubblico, dalle signore anziane ai più giovani.La Niña al Color Fest – Aldo TomainoCerto, ci sarebbe da raccontare anche l’avventura del rientro a piedi, su una strada illuminata solo dalla mia torcia del cellulare e dai fari delle macchine che rientrano dopo il set di Populous, o della ragazza che l’ultima sera, presa a compassione, ci riporta a casa e io faccio un viaggio abbracciata a una pianta che avrebbe portato in regalo. O di questi bus che sicuramente passano, ce lo dice la tabaccaia, solo ogni tanto cambiano numero e partono quei 10 minuti prima o dopo. È la magia del riuscire ad adattarsi a ogni situazione, che ti fa vivere il festival come un’avventura; basta prenderla senza ansie. Mal che vada, il mare ti sta aspettando.Non nego che un bus alle 2 del mattino avrebbe comunque fatto comodo per il rientro, non si dovrebbe dare troppo per scontato che le persone abbiano l’auto o campeggino, considerando soprattutto che il 70% del pubblico arriva da fuori. Ma, se si ha la compagnia giusta, si riesce a trovare il lato divertente anche di un’ora di camminata a piedi per 3 km.Ci sarebbe poi da raccontare di quel temporale che ci ha fatti riunire sotto un ombrellone, all’addiaccio, e che ci ha fatto conoscere un gruppo di ragazzi che ci hanno introdotto alle tradizioni dell’affascino, raccontandoci di questa terra così profondamente misteriosa.O di quelle piccole sorprese, come ritrovare un’amica street artist intenta a dipingere pesci chitarra, o vecchie conoscenze da altri festival, nuove connessioni createsi sotto il palco, o semplicemente qualcuno che ti custodisce un tubo di Pringles all’ingresso.Chissà quante altre magie saranno in grado di fare i ragazzi che lavorano a Color Fest da 14 edizioni. Quella di farti sentire accolta, di ricevere sempre una battuta e uno scambio e non solo una birra quando vai al bar, l’hanno realizzata.The post Color Fest, dove la musica è magia appeared first on Soundwall.