Bollette e cibo, ecco dove finiscono i nostri soldi

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Bollette, cibo, energia, trasporti, e sanità. Ecco dove vanno a finire tutti i nostri soldi. Spese sempre più altre, costi che aumentano e assorbono una quota sempre più ampia delle entrate delle famiglie italiane. Nel 2026, quelle che vengono definite ‘spese obbligate’, arrivano a rappresentare il 41,7% dei consumi complessivi. Una cifra che cresce negli anni, e che secondo un’analisi dell’ufficio studi di Confcommercio ‘mangia’ una fetta sempre più ampia del reddito delle famiglie, che hanno dovuto ridisegnare i consumi. A cominciare dalla domanda di energia.I soldi per le ‘spese obbligate’La dinamica dei prezzi ha modificato l’equilibrio dei bilanci familiari. La ricerca copre un arco di tempo ampio, evidenziando un cambiamento nelle abitudini. Dal 1995 a oggi, l’indice dei prezzi delle ‘spese obbligate’ è cresciuto del 140%, contro il 57% dei beni commercializzabili e l’88,4% dei servizi. Il rincaro più marcato riguarda energia, gas e carburanti, i cui prezzi sono aumentati complessivamente del 211% in trent’anni.La casa prende di piùLe ‘spese obbligate’ raggiungono quest’anno 9.693 euro. La voce più pesante è quella dell’abitazione, con 5.335 euro a persona, aumentata in media di 72 euro in più rispetto al 2025. Seguono assicurazioni e carburanti, con 2.310 euro, poi energia, gas e combustibili, che incidono per 1.829 euro. Quest’ultima – avverte Confcommercio – pur restando una voce elevata sui bilanci familiari, dal 1995 ad oggi ha registrato una riduzione significativa, 1.231 euro in meno, conseguenza di minori consumi come risposta a prezzi crescenti ma soprattutto dei progressi tecnologici che hanno favorito il risparmio energetico. Incidono anche i cambiamenti negli stili di vita che nel corso del tempo hanno subito profonde modifiche rendendo in alcuni casi più sfumato il confine tra spese obbligate e non. Tra questi prodotti e servizi rientrano smartphone, tablet, pc e relativi servizi, che progressivamente sono diventati anche strumenti necessari per il lavoro, lo studio e per la fruizione di servizi inclusi tra le spese obbligate, servizi bancari e finanziari, rapporti con la pubblica amministrazione.Come cambiano i consumiSecondo Confcommercio le famiglie più che tagliare drasticamente la spesa hanno modificato la composizione dei consumi, comprimendo soprattutto l’acquisto di beni tradizionali. Nel 2026 la quota destinata a beni e servizi commercializzabili si attesta al 58,3%, mentre in trent’anni la quota di consumo destinata a sostenere quelle spese obbligate è passata dal 37% al 41,7%.Lo studio evidenzia comunque recupero della domanda dalla fine dello scorso anno, che potrebbe sostenere nel 2026 anche alcuni comparti di beni durevoli, dopo la forte compressione degli acquisti registrata negli anni precedenti.Confcommercio: “Intervenire sul fisco”Per il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli la priorità resta quella di ridurre il peso dei costi fissi: “Occorre intervenire su fisco e tariffe, eliminando le distorsioni”, e facendo riferimento al peso di carburanti e bollette.Questo articolo Bollette e cibo, ecco dove finiscono i nostri soldi proviene da LaPresse