Meno «tifo» e più capacità di mediare. Antonio Tajani dal palco del Meeting di Rimini manda un messaggio a Bruxelles sulla guerra e gli equilibri sempre più fragili in Medio Oriente. La linea italiana non cambia: dialogare con Israele senza rinunciare a criticarne le scelte, sostenere il Libano e lavorare perché Beirut recuperi la piena sovranità sul proprio territorio. Ma «l’Europa dovrebbe farsi parte di una politica di pace, dovrebbe essere più mediatrice che tifosa», scandisce Tajani durante un panel sul tema. E spiega: «È quello che noi cerchiamo di fare a Roma, favorendo il dialogo, essendo amici di Israele, perché nessuno nega che noi siamo amici di Israele, ma siamo anche amici del Libano. E se Israele sbaglia, diciamo che Israele sbaglia».Tajani: «L’ostilità verso Israele sarebbe controproducente»Nel mirino del vicepremier ci sono le divisioni che impediscono all’Unione europea di parlare con una voce sola. «Molte sono le iniziative dei singoli Stati, non c’è purtroppo una unità di vedute a livello europeo, soprattutto per quello che riguarda i rapporti tra Israele e Palestina», sottolinea. Da una parte, spiega, ci sono governi «molto ostili nei confronti di Israele», dall’altra Paesi come Italia e Germania, favorevoli alla soluzione «due popoli, due Stati» ma contrari a trasformare questa posizione in un atteggiamento di ostilità verso lo Stato ebraico, perché «sarebbe soltanto controproducente». Una linea che, precisa, «non significa non dire quello che si deve dire a Israele».Tajani sul LibanoTajani cita proprio il Libano come esempio. «Noi dobbiamo dire a Israele di non attaccarlo più», afferma, rivendicando come questo sia «un obiettivo che è stato raggiunto». Ma allo stesso tempo il ministro ribadisce che per Roma non può esserci un futuro del Paese dei cedri nel quale Hezbollah mantenga il controllo armato di parte del territorio. «È ovvio che Hezbollah armata non può essere sovrana di quel territorio: servono le Forze Armate libanesi, che devono rioccupare il territorio». L’obiettivo italiano, spiega, è il «pieno recupero della sovranità libanese sul territorio nazionale». E una prima parte di questo percorso, secondo il ministro, sarebbe già iniziata: «L’esercito libanese si è riappropriato di una parte del territorio che era occupato dagli israeliani, era zona di conflitto».Il dopo Unifil in Libano: «Non si può lasciare un vuoto»Poi il vicepremier torna anche sul futuro della presenza internazionale in Libano dopo la scadenza della missione Unifil, fissata al 31 dicembre. Una partita sulla quale l’Italia lavora già da settimane insieme alla Francia e che il ministro rilancia da Rimini. Perché, avverte, «non si può lasciare un vuoto dopo la fine di Unifil»: o il mandato verrà prolungato, oppure «è indispensabile che, senza soluzione di continuità, ci sia un’altra presenza militare».L’ipotesi di un coinvolgimento dell’UeSul tavolo resta anche l’ipotesi di un coinvolgimento diretto dell’Unione europea. «Si potrebbe pensare di avere una missione europea, se le Nazioni Unite non lo vogliono fare», dice Tajani, indicando come obiettivo quello di «garantire la transizione dalla presenza militare israeliana a una presenza militare libanese». Per il ministro, su questo fronte «l’Europa dovrebbe avere più coraggio» ed essere «più determinata nel costruire la pace».A settembre i nuovi colloqui a RomaÈ l’occasione anche per ribadire il ruolo che l’esecutivo vuole ritagliarsi nella mediazione tra Beirut e Gerusalemme. «Noi abbiamo voluto fortemente che il negoziato tra Libano e Israele si svolgesse a Roma», ricorda Tajani, ripercorrendo il lavoro sul dossier con il presidente libanese Joseph Aoun, il segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar. Il percorso negoziale proseguirà a settembre. «Adesso ci saranno i prossimi incontri durante il mese di settembre», sottolinea il titolare della Farnesina. «Se si costruisce la pace in Libano si dà anche un contributo importante per costruire la pace nell’intero Medio Oriente».Le spese militari «servono anche a portare la pace»Non solo diplomazia. Tajani ribadisce anche che l’Italia intende restare sul terreno: «Vogliamo garantire la restituzione del territorio alla sovranità di Beirut». Roma continuerà dunque anche a sostenere le forze armate libanesi attraverso la missione bilaterale di formazione. C’è tempo infine anche per una sottolineatura sul tema dell’aumento delle spese militari, sempre sensibile anche all’interno della maggioranza: «Quando si parla di difesa e di sicurezza, non si spende per fare la guerra, ma molto spesso si spende per costruire la pace», è la linea del vicepremier.L'articolo Tajani a Rimini bacchetta l’Ue sul Medio Oriente: «Sia meno tifosa e più mediatrice». E su Israele: «Se sbaglia, glielo diciamo» proviene da Open.