Caldo estremo in città? Combatterlo con spazi verdi e blu si può: la ricerca

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Mentre la quinta ondata di calore del 2026 si appresta a colpire l’Italia, dalla ricerca arriva una notizia interessante sul fronte della lotta al caldo estremo in ambienti urbani. Gli spazi verdi e blu, come boschi e corsi d’acqua, potrebbero rappresentare una linea di difesa vitale per le città che si trovano ad affrontare estati sempre più torride. A dircelo è una nuova ricerca dell’Università del Surrey.“L’estate del 2026 è stata un campanello d’allarme sull’impatto di estati sempre più calde, e ora abbiamo tre anni di dati che dimostrano la natura può fare la differenza”, commenta il professor Prashant Kumar.La ricerca sulla natura e il caldo in cittàNello studio, pubblicato su ‘Environment International’, i ricercatori del Global Centre for Clean Air Research (GCARE) del Surrey hanno monitorato le temperature nella città di Guildford per tre anni di fila, per comprendere come i diversi ambienti urbani affrontano il caldo. Il team ha confrontato sei tipologie di infrastrutture verdi e blu: bosco, sponda del lago, prato, un piccolo parco, sponda del fiume e una parete verde. Le temperature sono state poi confrontate con quelle di un’area edificata tra giugno 2023 e agosto 2025.Ebbene, durante le ore di punta estive tutti e sei i siti verdi e blu hanno registrato temperature inferiori rispetto all’area edificata. Il sito boschivo ha registrato la differenza maggiore, con circa 2,5 °C in meno, seguito dal prato con 2,3 °C e dalla sponda del lago con 2,1 °C.Il potere dei boschi e dell’ombraAnalizzando i dieci eventi di calore estremo presi in esame durante lo studio, l’area boschiva ha registrato in media temperature diurne inferiori di 4,5 °C rispetto a quella edificata, con differenze che spesso superavano i 5-6 °C durante le ondate di calore più intense. Ma anche i prati e le rive del lago hanno registrato temperature di circa 4 °C inferiori in media.I ricercatori hanno anche confrontato la frequenza con cui ciascuna area ha sperimentato condizioni di ondata di calore, che nel Surrey corrispondono a temperature pari o superiori a 28 °C per tre giorni consecutivi. Nel corso delle tre estati analizzate, l’area edificata ha registrato 54 giorni di ondata di calore. In confronto, tutte e sei le aree verdi e blu hanno registrato un’esposizione al calore estremo significativamente inferiore. “La cosa più sorprendente è stata l’area boschiva, dove non abbiamo registrato alcuna ondata di calore, a differenza di quasi un quinto delle osservazioni diurne estive nella zona edificata”, commenta Prashant Kumar.Insomma, “non esiste una soluzione valida per tutti, ma i nostri risultati dimostrano perché alberi, spazi verdi e acqua dovrebbero essere elementi importanti nella progettazione delle città”, per far fronte a un clima che sta diventando sempre più caldo, conclude lo scienziato.Ondata di caldo. Roma (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)Questo articolo Caldo estremo in città? Combatterlo con spazi verdi e blu si può: la ricerca proviene da LaPresse