Stati Uniti. La guerra con l’Iran prosciuga le scorte di Patriot e mette alla prova la capacità militare americana

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di Giuseppe Gagliano – Gli Stati Uniti avrebbero consumato una parte significativa delle proprie scorte di missili intercettori durante la guerra contro l’Iran, facendo emergere un problema che va oltre il singolo conflitto e investe la capacità americana di sostenere contemporaneamente più crisi militari. Secondo le stime del Center for Strategic and International Studies, per alcune munizioni decisive Washington avrebbe utilizzato oltre la metà delle disponibilità precedenti alla guerra.Particolarmente delicata sarebbe la situazione dei Patriot. Alcune valutazioni indicano una riduzione delle scorte da oltre 2.300 intercettori a circa 800 unità. La ricostituzione degli arsenali potrebbe richiedere da uno a quattro anni e tempi ancora maggiori per raggiungere livelli considerati adeguati nell’eventualità di un conflitto con la Cina.La questione evidenzia soprattutto i limiti della capacità produttiva americana. Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente avevano già mostrato come i conflitti ad alta intensità consumino munizioni molto più rapidamente di quanto l’industria occidentale riesca a produrne. Washington si trova quindi a dover conciliare le necessità delle proprie forze armate con quelle degli alleati europei, dell’Ucraina, di Taiwan e dei partner del Golfo.Il confronto con la Russia rende ancora più evidente il problema. Secondo dati attribuiti all’intelligence militare ucraina, che devono essere valutati tenendo conto della provenienza da una parte direttamente coinvolta nel conflitto, Mosca sarebbe ormai in grado di produrre complessivamente più di 200 missili balistici e da crociera al mese. Nel solo luglio la produzione avrebbe compreso 65 Iskander e 87 Kh 101, oltre a circa 50 missili derivati dai sistemi S 400 e adattati per colpire obiettivi terrestri.La Russia ha progressivamente orientato una parte consistente della propria economia verso le esigenze di una guerra prolungata, mentre gli Stati Uniti continuano a fare affidamento sulla superiorità tecnologica e sulla capacità di condurre operazioni rapide. Il rischio è che questa impostazione risulti insufficiente in conflitti di logoramento, nei quali la disponibilità di munizioni e la velocità con cui possono essere sostituite diventano elementi strategici quanto la qualità dei sistemi d’arma.La scarsità degli intercettori ha inoltre conseguenze sulla credibilità delle garanzie di sicurezza americane. Ogni Patriot impiegato in Medio Oriente non può essere contemporaneamente disponibile nel Pacifico o in Europa, mentre le forniture all’Ucraina competono con la necessità di ricostituire le riserve statunitensi e prepararsi a un’eventuale crisi nell’Indo Pacifico.Il Pentagono sostiene di disporre delle capacità necessarie per le operazioni ordinate dalla Casa Bianca, ma Washington sta contemporaneamente accelerando la produzione. L’obiettivo è portare la capacità annua degli intercettori Patriot PAC 3 MSE dagli attuali 600 a circa 2.000 entro il 2030. Una parte consistente della produzione è tuttavia destinata ai clienti stranieri e le consegne delle nuove commesse possono richiedere diversi anni. Il contratto pluriennale dell’Esercito americano da quasi 54 miliardi di dollari punta proprio ad ampliare la capacità industriale nel lungo periodo.Le difficoltà americane potrebbero avere anche conseguenze geoeconomiche. I Paesi europei hanno maggiori incentivi a sviluppare e acquistare sistemi autonomi, come il franco italiano SAMP/T, mentre le monarchie del Golfo potrebbero diversificare ulteriormente le proprie forniture rivolgendosi anche a produttori sudcoreani, israeliani o cinesi.Gli Stati Uniti mantengono una superiorità tecnologica e militare considerevole, ma la guerra contro l’Iran ha evidenziato quanto questa dipenda dalla capacità industriale necessaria per sostenere operazioni prolungate. La questione non riguarda quindi soltanto il numero dei missili rimasti negli arsenali, ma la capacità di Washington di trasformare le proprie risorse economiche e tecnologiche in una produzione militare sufficientemente rapida da sostenere contemporaneamente gli impegni assunti in Europa, Medio Oriente e Indo Pacifico.