Dietro la scia di esplosioni e roghi che negli ultimi mesi ha colpito diversi stabilimenti militari europei si celerebbe una nuova, sottile offensiva del Cremlino. Lo riportano fonti dell’intelligence occidentale citate dal Telegraph, in un’analisi riproposta oggi da Jacopo Iacoboni su La Stampa. Mosca starebbe adottando una strategia di «negabilità plausibile»: invece di impiegare direttamente i propri agenti — come avveniva in passato con le operazioni del GRU — il servizio segreto russo assolderebbe esponenti della criminalità organizzata locale per compiere azioni di sabotaggio. L’obiettivo è duplice: paralizzare la catena logistica e produttiva che rifornisce l’esercito ucraino e, allo stesso tempo, testare la tenuta dei Paesi NATO muovendosi in una “zona grigia“, appena al di sotto della soglia che farebbe scattare l’Articolo 5 sulla difesa collettiva. I casi sospetti spaziano dall’incendio in Estonia contro la Milrem Robotics alla fabbrica di munizioni Emco in Bulgaria, fino agli arresti in Lettonia e Repubblica Ceca per attacchi pianificati ai produttori di droni. In questo quadro rientra anche l’esplosione avvenuta lo scorso 13 agosto allo stabilimento Knds Ammo di Colleferro, in Italia. Molti governi europei mantengono un approccio cauto ed evitano di puntare apertamente il dito contro il Cremlino nel timore di un’escalation, ma la rete d’intelligence traccia una regia unica destinata a far discutere. Sul caso di Colleferro, per ora, la procura di Velletri si tiene larga: l’ipotesi è disastro colposo a carico di ignoti. Anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha frenato sul tema: «Non risulta a nessuno che si possa trattare di qualcosa di diverso da un problema interno».L'articolo Sabotaggi alle fabbriche d’armi europee: l’ombra della Russia dietro le esplosioni, con il reclutamento di gang locali proviene da Open.