Sono passati dieci anni da quel «Amatrice non c’è più». Meloni: «L’Appennino centrale rinascerà»

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«In questi dieci anni sono state tante le difficoltà. Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente. Il Governo ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato, con costanza e determinazione, affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo». Queste le parole della premier Giorgia Meloni a dieci anni dal sisma che ha colpito l’Appennino centrale, tra Amatrice e Accumoli. «In questo cammino sono tornati a splendere anche alcuni dei simboli più significativi e identitari del territorio. Come la Basilica di San Benedetto a Norcia, quasi completamente distrutta dalla scossa del 30 ottobre 2016. Altrettanto incessante l’impegno per sostenere la ripresa economica e sociale, essenziale per garantire che i borghi e le città colpiti dal terremoto possano continuare ad essere vivi e vitali. Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare», sottolinea la presidente del Consiglio in un lungo post sui social. Stamane la comunità locale si è ritrovata ad Accumoli, epicentro della prima violentissima scossa, per la celebrazione della Messa solenne, seguita dalla commemorazione ufficiale e dall’omaggio al Monumento ai Caduti. Questo pomeriggio, dalle ore 16:30 le celebrazioni ufficiali si sposteranno ad Amatrice. La Messa solenne sarà officiata dal cardinale Matteo Maria Zuppi alla presenza della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e delle principali autorità regionali e locali.La fiaccolata e i rintocchi delle 3.36La memoria ha preso forma questa notte, illuminata dal bagliore discreto di una fiaccolata silenziosa. Così l’Appennino centrale ha dato il via alle commemorazioni per il decennale del devastante terremoto che, alle 3:36 del 24 agosto 2016, mastrozzò i borghi di Accumoli, Amatrice, Arquata del Tronto e decine di altri centri, provocando 299 vittime.Nella sola Amatrice si contarono 239 morti. Nel buio di questa notte, i rintocchi della campana della chiesa – uno per ogni vita spezzata – hanno scosso il silenzio del borgo reatino, simbolo della tragedia. Nel raccoglimento di familiari, cittadini, volontari e rappresentanti delle istituzioni, sono stati letti ad alta voce i nomi delle vittime, mentre i resti ancora visibili delle macerie hanno fatto da sfondo al dolore e al ricordo. Un momento toccante che ha riportato alla mente i primissimi e concitati soccorsi prestati al buio, quando la dimensione della catastrofe non era ancora chiara. A rievocare quei momenti è stato anche l’allora sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, il primo a lanciare l’allarme in diretta radiofonica prima dell’alba con la drammatica frase entrata nella storia: «Amatrice non c’è più».L'articolo Sono passati dieci anni da quel «Amatrice non c’è più». Meloni: «L’Appennino centrale rinascerà» proviene da Open.