Siria. Basta una divisa per trasformare un jihadista in soldato?

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di Samuele Lucia – Le SDF si sciolgono nell’esercito, nel quale tuttavia entrano anche migliaia di foreign fighters (combattenti stranieri). Il rischio è confondere l’uniforme con la lealtà allo Stato. La Siria di Ahmed al-Sharaa sta costruendo un nuovo esercito, ma la composizione di esso racconta una storia tutta diversa da quella che si vuole far passare. Le Forze Democratiche Siriane (SDF), per anni principale alleato degli Usa contro l’ISIS (Daesh), hanno annunciato lo scioglimento come forza indipendente e l’integrazione nell’esercito di Damasco. Nello stesso apparato militare però trovano posto migliaia di combattenti stranieri provenienti dall’universo jihadista.I rapporti delle Nazioni Unite dicono che la 84ma Divisione conta oltre 3.500 foreign terrorist fighters, in gran parte legati all’ETIM/Turkistan Islamic Party. Il dettaglio più importante che salta all’occhio leggendo i rapporti non è il numero; l’ONU stessa registra opinioni divergenti sul fatto che questi uomini siano stati davvero assorbiti o continuino a operare come un contingente distinto, con proprie reti di comando e fedeltà. Qui sta il punto. Per quindici anni la Siria è stata un mosaico di eserciti, milizie, jihadisti, gruppi curdi e formazioni sostenute da potenze straniere.Oggi al-Sharaa, che è stato a capo di un gruppo qaedista e con un passato nell’Isis (su di lui gli Usa avevano messo una taglia di 10 milioni di dollari) prova a ricomporre quel mosaico sotto una sola bandiera. È una necessità: lasciare migliaia di armati fuori dallo Stato significa regalare terreno alle cellule rimaste dell’ISIS. Ma una necessità non è un successo.Conta poco cosa dice al-Sharaa, conta cosa c’è sotto. Le potenze straniere leggono la stessa scena in modo opposto. La Turchia celebra lo scioglimento delle SDF come vittoria. Gli Stati Uniti hanno tollerato l’ingresso dei foreign fighters perché li ritengono più gestibili dentro le strutture statali che fuori. La Cina invece guarda con allarme ai combattenti uiguri del TIP. Il vero esame, però, deve ancora arrivare. Uno Stato ha il monopolio della forza non quando riesce a vestire tutti allo stesso modo, ma quando quella divisa pesa più delle appartenenze precedenti. Lo si scoprirà solo quando Damasco ordinerà a una di queste unità di colpire gli interessi dei suoi vecchi comandanti, compagni o sponsor. Solo allora si saprà se al-Sharaa ha costruito un esercito nazionale o se ha semplicemente cucito la divisa dello Stato sopra le vecchie milizie.