AGI - C'è una data cerchiata in rosso sul calendario del Pd: 13 marzo 2027. Quel giorno scadrà il mandato di Elly Schlein, insediata quattro anni prima, dopo aver vinto le primarie contro Stefano Bonaccini, durante l'assemblea alla Nuvola dell'Eur. Si pone quindi, per la prima volta nella storia del Pd, il tema della proroga al mandato del leader. Non era mai accaduto in precedenza.I precedenti Da Veltroni a Bersani, da Renzi a Zingaretti, i segretari precedenti si sono tutti dimessi prima della scadenza del mandato, ora per una sconfitta 'bruciante', come le elezioni in Sardegna per Veltroni, ora per un logoramento interno, come per Zingaretti.Fonti dem "Nessuno mette in discussione Schlein"A sondare fonti parlamentari dem non è nell'aria la richiesta di un passaggio tecnico per prorogare il mandato: "Nessuno in questo momento mette in discussione Schlein", è il ragionamento che viene fatto. L'alternativa sarebbe un voto in assemblea per votare la deroga, ma non sembra ci siano segnali in questo senso. Almeno al momento. Un dirigente di lungo corso, tuttavia, mette in guardia: "Senza un passaggio tecnico che dia una base giuridica, ogni atto della segretaria potrebbe essere impugnato". In ogni caso, i numeri di cui Schlein gode in assemblea la metterebbero al riparo da sorprese. Inimmaginabile percorrere la strada del congresso, vista la prossimità alle elezioni politiche e, prima ancora, alle primarie di coalizione.L'ipotesi (ormai sfumata) del congressoUn congresso 'vero', in cui la segretaria metta in gioco la guida del Nazareno, magari nell'intento di rafforzare ancora di più la sua leadership e mandare cosi' un segnale anche ai competitor alla carica di candidato a Palazzo Chigi, è stata un'idea accarezzata dagli esponenti più vicini alla leader. Ma questo valeva fino a quattro mesi fa, quando le politiche erano lontane e di primarie di coalizione non si parlava ancora. L'idea dell'assemblea è tornata a circolare in ambienti Pd per una strana coincidenza di date. Da statuto, l'assise del Pd andrebbe convocata sei mesi prima della scadenza del mandato della segretaria, quindi il 13 settembre. Guarda caso, il giorno della conclusione della Festa nazionale dell'Unita' a Reggio Emilia, che sarà chiusa dall'intervento di Schlein. Un'occasione per la segretaria di chiarire il percorso da fare da qui alle prossime elezioni. Primarie di coalizione comprese. Finora la linea della leader dem, su questo, è stata granitica: il candidato premier sarà colui o colei che vince le primarie di coalizione o, in assenza di primarie, che prende un voto in più alle prossime elezioni.La scelta del candidato premier nel campo largoCerto, c'è il tema dello Stabilicum e dell'indicazione del premier nel programma depositato con le liste. Un tema su cui si stanno esercitando gli esponenti delle diverse aree. Da ultimo Roberto Speranza che ha preso in contropiede la maggioranza interna, di cui fa parte, chiedendo di mettere in ghiacciaia i gazebo. Una posizione respinta dalla sinistra dem, di cui Speranza fa parte, che ha spiegato come non fosse una posizione "concordata ne' condivisa". A scandagliare le correnti dem, tuttavia, Speranza non è l'unico a nutrire dubbi sull'opportunità di prendere la strada delle primarie di coalizione.Una coalizione ancora troppo fragileI timori riguardano la tenuta di una alleanza che appare ancora fragile e segnata da scarti in avanti e di lato da parte dei protagonisti. Da ultimo quello di Conte sul woke che è apparso ai dem come un segnale diretto alla segretaria. Tra gli alleati, poi, c'è l'alleanza rossoverde a consigliare prudenza: "Le primarie non sono il diavolo, ma devono essere precedute da una chiara intesa programmatica", dice Angelo Bonelli: "E, se si faranno, avanzo una proposta: candidiamo un partigiano o una partigiana, oppure il presidente di uno dei comitati dei familiari delle vittime delle stragi fasciste, da piazza Fontana alla stazione di Bologna". Al partito del 'Ni'', di quanto sollevano dubbi sulle primarie, si iscrive anche Michele De Pascale. Pur ribadendo che "non bisogna avere paura delle primarie", il presidente dell'Emilia Romagna ammette che "se si facesse un sondaggio sulle primarie tra il popolo del centrosinistra penso che l'opinione prevalente sarebbe contraria". E Stefano Bonaccini non nasconde una certa insofferenza per il dibattito che si e' innescato, mettendo anche un pesante "se" davanti all'ipotesi delle primarie: "Una volta costruito il perimetro della coalizione attorno a un programma condiviso, decideremo in che modo scegliere la leadership che dovra' guidarla. E potrebbero pure essere le primarie lo strumento per designarla".La posizione dei riformistiA non avere dubbi sui gazebo sono i riformisti: "Siamo rimasti noi a difendere la linea Schlein" sulle primarie, sottolinea ironicamente un parlamentare della minoranza interna che si sofferma anche sulle ipotesi di un terzo nome, un 'papa straniero' che possa mettere pace fra i duellanti Schlein e Conte: "Non c’è dubbio che con Conte in campo, il nostro voto per Schlein è da considerarsi blindato. E poi è la segretaria del partito". Parole che rimandano a quelle di Graziano Delrio al Corriere: "Se ci confrontiamo su cose serie e non sulle formule non ci sono pericoli. Schlein ha vinto le primarie del Pd, è la segretaria del partito maggiore. E se non le viene riconosciuto, come a Meloni, il diritto a guidare, ha tutti i diritti di competere per guidare il Paese".