Mentre si trovava da oltre nove mesi a bordo della portaerei USS Abraham Lincoln, impegnata al largo del Medio Oriente nella guerra contro l’Iran, Joshua Aviles ha ricevuto la notizia che mai avrebbe voluto sentire: suo padre, Luis Manuel Aviles Roa, è stato arrestato dalla polizia migratoria (ICE) a Key West, in Florida, mentre andava dal meccanico. A raccontarlo è stato il militare stesso sui social, con un post. «Se conoscete mio padre, sapete che è un uomo umile e gran lavoratore, sempre pronto ad aiutare chiunque, se può. Mio padre ha la patente, la tessera della previdenza sociale e il permesso di lavoro. Abbiamo espletato tutte le pratiche presso l’ufficio immigrazione per ottenere l’approvazione della sua carta verde e ora stiamo solo aspettando. Per me è straziante. Non so come potrò continuare a lavorare più di 12 ore al giorno sapendo che mio padre è da qualche parte, forse trattato come un criminale. L’unico “reato” di mio padre è stato venire in questo Paese per dare a me e ai miei fratelli una vita migliore. Papà, non so dove ti trovi in questo momento, ma sappi che sto facendo tutto il possibile per riportarti a casa. Ti voglio bene con tutto il cuore. Ti prego, sii forte. Sto tornando a casa, papà», scrive.Arrivato dal Nicaragua circa vent’anni fa per garantire un futuro alla famiglia, Luis Manuel lavorava regolarmente ed era provvisto di patente, codice fiscale e permesso di lavoro. Tra le motivazioni che avevano spinto Joshua ad arruolarsi nella Marina statunitense c’era proprio la speranza di facilitare regolarizzazione e cittadinanza per il genitore, facendo affidamento sul military parole-in-place — la misura che tutela i familiari dei militari in servizio. Tuttavia, la linea dura sull’immigrazione intrapresa dall’amministrazione Trump non ha fatto sconti: come chiarito dal Dipartimento per la Sicurezza Interna, la divisa di un figlio non garantisce l’immunità dalle espulsioni.Un rientro amaro, senza papàIl fermo del padre ha assestato un duro colpo psicologico a Joshua, giunto al termine di una missione da 273 giorni trascorsa in condizioni estenuanti. L’equipaggio della Abraham Lincoln ha dovuto infatti affrontare turni di lavoro superiori alle 12 ore quotidiane, gravi disservizi alle tubature e carenze alimentari tali da spingere i familiari a spedire pacchi cibo da casa. Il caso di Joshua e di suo padre sta facendo il giro dei media americani e non solo. Ora che la portaerei ha intrapreso la rotta di rientro verso gli Stati Uniti — rilevata dall’incrociatore USS George Washington — Joshua tornerà a casa tra circa un mese. Ad attenderlo, però, non troverà il padre, per il quale sperava di aver garantito un futuro di serenità.L'articolo L’assurda storia di Joshua Aviles, arruolato sulla portaerei USS Abraham Lincoln. Mentre si trova in missione suo padre viene arrestato dall’Ice proviene da Open.