Gli ingredienti ci sono tutti e sono talmente copiosi che basterebbero non per una puntata ma per una intera stagione di Report. Invece niente. C’è mr Report, Rocco Sigfredi, alluvionale, mattatore, ma manca Report. Come mai così poca curiosità? Eppure se c’è una storia da far godere gli affezionati mitomani dei complotti, le suggestioni, i fili neri o rossi, i convinti che tutto quello che sai è falso, quello che non sai è vero e te lo rivela Report (ma una volta che lo sai non diventa falso anche quello?), chat smutandate e diritto di farsi gli affari privati spacciato per informazione, inchieste come droni sempre in una direzione, vittimismi e piaceri, “non ci fermeranno, io sono la libera informazione”, schiene dritte monoblocco, prurigini, ballatoi, porti e riporti, allegre combriccole, mata hari in sedicesimo, pompeiane esperte, tiktoker famigerate, mori con la katana, petardi d’amore, ecco, se c’è una storia degna di Report, talmente è incasinata, è quella del suo dominus.Riassunto delle puntate precedenti, anche se sembrano i Monthy Python ospiti di Alfred Jarry (così pure il comunista maupassantiano Fulvio Abbate è contento). Un giornalista sedicente “natural born inchiestista” a caccia di gloria manda avanti (lo rivela Open, già vicino al castigamatti decaduto) una piccola azienda familiare di compropesce infine passata a un africano e liquidata dopo non esaltanti bilanci quando finalmente esplode, lanciato nell’orbita della Rai, di Report dove per anni fa il bello e il cattivo tempo a colpi di “stiamo verificando”, arriva a ritenersi un personaggio leggendario al punto da scrivere libri autocelebrativi in cui non distingue la mitologia erotica dalla realtà, cena regolarmente nel ristorante di copertura del suo migliore amico, un maneggione plurifamigerato da certi ambienti con cui scambia grigliate & segreti (“le fonti, le fonti!”) mentre quello gli arrostisce sondaggi finalizzati ad uno sbarco in politica.“Ti farò diventare presidente del Consiglio e io sarò il tuo Gianni Letta” – ai quali l’altro non crede, cioè cade dalle nubi, però corregge la stesura, come a un gioco da tavolo post prandiale, in mezzo a una surreale compagnia magnereccia di cantanti in disarmo, convitati di mestiere, giornalisti televisivi e non (ci passavano tutti da quella centrale di affari riservati), finché l’anfitrione non confeziona per il suo amico adorato un attentato dinamitardo utilizzando un africano conosciuto in galera, bodyguard di tiktoker napoletane passate per Poggioreale, attentato al quale il martire sostiene di non credere, per carità, però quando lo viene a sapere difende il suo persecutore con slancio tardoromantico mentre l’altro allude ad alzo zero finché non lo carcerano e immediatamente prende a correggere le traiettorie delle allusioni, al che l’amato amico lo liquida come un caso psichiatrico, poi ci ripensa, contestualmente recide certi ostinati rami di chat, come una pompeiana esperta che lo considera “il non plus ultra, l’uomo perfetto e siamo sempre insieme”, mentre una che non lo ha mai potuto vedere, però taceva, rivela le recensioni entusiastiche di se stesso sotto falso nome, “le ho avute dai suoi redattori”, da cui uno scazzo da ballatoio con reciproche ripicche nonché velate allusioni circa frequentazioni imbarazzanti (eppure si guardano bene dal querelarsi a vicenda) al che il nibecorto sdegnato, non trovando più il sostegno orgasmico dell’Anm “Ci-ha-raggiunti-Sigfrido-Ranucci-gulp-sigh”, parte per un tour “dalla mia gente”, accingendosi al bagno di folla del partito che dovrebbe imbarcarlo dopo degnissimi campioni quali Ilaria Salis, Mimmo Lucano, Abou Soumahoro, laddove il resto del partito comunista che lo portava in processione sembra essersi raffreddato.Senonché la logica resta la stessa, impunemente surreale: mi hanno fatto un attentato, è stato il Mossad per conto di donna Giorgia, sono trentatrè volte vittima, ah è stato il mio migliore ex amico, va beh ma non voleva, ah voleva, però resto vittima, però è stata la destra sionista meloniana, però se mi tolgono Report ho ottantamila chat e le faccio volare, però resto vittima, però non sei più mio amico però un poco ancora sì dai però flotilla pro-Pal comunismo & libertà però sono scomodo mi fa male la schiena dritta però i sionisti Bibi Bubu Yoghi il Mossad Trump Licio Gelli la P2 i Beati Paoli Gino Paoli Topo Gigio Gigio Donnarumma il deep state Berlusconi Andreotti Meloni Cocomeri Angurie Lucifero in persona nuntereggaepiù.Che ci crediate o meno, che vi piaccia o vi spiaccia, sfido a correggere anche un solo dettaglio di questa storia oltre l’allucinante di genere demenziale, tipo la favola di Ranucciolo, Lavirolo, Travagliolo e Lucarellala. Che su Report, “questasserra”, come diceva la nonna putativa di Ranucci, non vedremo mai. E se non la vedremo mai, non potremo mai sentire le domande che vorremmo tanto rivolgere al protagonista assoluto, la schiena rigida, il number one che trasformava le fonti in ancelle, le stagiste in geishe, però solo per fiction. Eccole.1. È vero quello che diceva en privée il tuo amico, che eri il giornalista più potente in Italia, il più vicino ai giudici?2. Che significa in termini pratici? Che potevi distruggere chiunque con una telefonata a una toga?3. Che te ne fai di 80mila chat, che poi sono dossier? Chi te li ha dati? Ti pare normale per un giornalista?4. È questo che intendi per democrazia?5. È vero quello che spifferava sempre il tuo ex amico Lavitola e cioè che tu eri padrone in Rai, protetto dalla magistratura, influente in politica, ed è vero, come sostiene Aldo Torchiaro, che all’ordine dei giornalisti del Lazio avevi piazzato uomini tuoi?6. Ti pare normale, o anche solo etico, minacciare di rivelare documenti, colloqui privati?7. Perché con Selvaggia Lucarelli vi rinfacciate a colpi di allusioni certe frequentazioni? Di che genere? E perché, suscettibili come siete, non vi denunciate?8. Come fai a denunciare Capezzone se ha pubblicato i compensi della redazione di Report, cosa peraltro lecita, proprio tu che rivelavi situazioni privatissime di mogli di ministri senza alcuna necessità giornalistica?9. Come mai ci hai messo 6 anni per capire che Lavitola è “un caso psichiatrico”? Come mai ti sei subito rimangiato questa frase?10. Di quale tenore era la tua amicizia con Lavitola? Perché ancora nessuno lo ha capito, al di là del fatto compiuto.11. Non provi almeno un po’ di imbarazzo per come ti stai comportando paragonandoti a statisti vittime del terrorismo, a magistrati uccisi dalla mafia?12. Come fai a definirti ancora vittima e in pericolo se l’attentato era una messincena organizzata dal tuo ex migliore amico?Domande nel vento, my friend. E questa è la storia di Report senza Report, del reportaggio mancato che disperiamo di vedere “questasserra”. A meno che la “teleMeloni” non faccia la mossa del giaguaro, non confermi Sigfridolo con tutti gli onori (che volete, questa “destra” tremolans non ci pare esattamente come quella della cara amica Sane Takaichi in Giappone, una che da sola ha più palle di tutta l’Europa occidentale che si percepisce maschile): ecco, in questo caso, e solo in questo, potremmo aspettarci una puntata speciale, rutilante, hollywoodiana, superomistica di Spiderman Ranucciolo su se stesso medesimo dai toni trionfali, avventurosi, eroici, erotici, deamicisiani, lirici, operistici, impostati sul vittimismo epico, titolo: il Traviato (dai migliori amici).Naturalmente firmata dall’emergente Emilio Cresci, un giovane ancora sconosciuto ma che si farà, integerrimo, coraggioso, puntuto, duro e puro come un diamante, senza padrini né padroni né parenti, né adottanti, che bella razza accidenti!Max Del Papa, 22 agosto 2026L'articolo Le 12 domande che Report non farà mai a Ranucci proviene da Nicolaporro.it.