Ucraina. Mosca valuta una nuova escalation. Il mistero della missione del capo della CIA

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di Enrico Oliari – La guerra in Ucraina potrebbe entrare in una nuova fase di escalation dopo il sostanziale stallo dei tentativi diplomatici. Secondo Bloomberg, che cita fonti vicine al Cremlino, a Mosca si sarebbe ormai diffusa la convinzione che i negoziati per arrivare a un accordo siano giunti a un punto morto, mentre appare evidente che difficilmente le pressioni economiche occidentali potranno indurre Vladimir Putin a modificare i propri obiettivi strategici. Al momento gli unici a credere saranno i 21 pacchetti di sanzioni (ma sta per arrivare il 22mo) comminati al paese più esteso e ricco di risorse del mondo sono i burocrati di Bruxelles, e i consumatori europei ne sanno qualcosa in termini di potere d’acquisto e caro bollette.Lo scenario più immediato riguarderebbe un’intensificazione degli attacchi convenzionali in un quadro che vede l’Ucraina, forte dei soldi e delle armi degli occidentali, impegnarsi al massimo delle sue possibilità, mentre la Russia procedere nell’escalation in modo graduale, alzando gradualmente e a seconda del momento l’intensità dell’intervento militare.Dopo gli attacchi ucraini in profondità nel territorio russo che hanno colpito le infrastrutture energetiche come le raffinerie e i centri logistici commerciali delle catene Wildberries, Ozon e Lenta, a Mosca si starebbe valutando un maggiore impiego di missili balistici contro Kiev, compreso il centro della capitale, e contro infrastrutture situate in altre città ucraine.Per le fonti dell’agenzia di stampa statunitense, al Cremlino si riterrebbe inoltre che gli attacchi ucraini in profondità sul territorio russo non possano più essere considerati operazioni esclusivamente di Kiev, dal momento che vengono condotti grazie ad armamenti, intelligence e supporto tecnologico forniti dai Paesi della Nato.Più delicata è la parte delle indiscrezioni relativa alle armi nucleari tattiche. Bloomberg riferisce che un numero crescente di funzionari russi considererebbe possibile che Putin possa arrivare, in circostanze estreme, a valutare il ricorso all’arma atomica. Si tratta tuttavia di una valutazione attribuita a fonti anonime e non dell’indicazione di una decisione già assunta dal Cremlino. La stessa ricostruzione sottolinea infatti che al momento “non risultano segnali di preparativi russi per l’impiego di armi nucleari tattiche in Ucraina”.Il fatto è che in Russia vi sia chi spinge per un intervento più determinato e risolutivo, non solo i falchi e i militari seduti attorno al tavolo di Putin.Conosciuta è la posizione dell’influente ideologo Aleksandr Dugin, il quale ha auspicato in più occasioni una «guerra seria» e l’eliminazione della leadership politico-militare ucraina, non escludendo l’impiego di armi tattiche nucleari.Il corrispondente militare della Komsomolskaya Pravda ha scritto della necessità urgente di eliminare le limitazioni alle operazioni e di arrivare al “collasso” del potere ucraino.Viktor Sobolev, generale ed esponente della commissione Difesa della Duma, ha chiesto che l’esercito passi a «operazioni offensive con obiettivi decisivi», concentrando uomini e mezzi su uno o due assi e puntando fino ai confini occidentali dell’Ucraina.Per Igor Korotchenko, direttore della rivista russa Natsionalnaya Oborona e commentatore militare molto presente sui media, bisogna puntare alla distruzione della logistica ucraina, comprese le navi mercantili nel Mar Nero e le infrastrutture come ponti e strade.Alla Duma cresce il numero dei deputati che invocano una risposta più dura e incisiva agli attacchi ucraini in Russia, ma anche analisti come Vladislav Shurygin chiedono una drastica pressione militare su Kiev. Altri esponenti dell’area nazionalista insistono nella mobilitazione generale, in bombardamenti più estesi e nell’impiego di armi nucleari tattiche.La stampa russa ufficiale mantiene invece un’impostazione molto più prudente, che asseconda la linea di adeguamento al conflitto tenuta dal presidente Vladimir Putin. TASS e RIA Novosti non hanno dato particolare rilievo alle indiscrezioni riportate da Bloomberg, privilegiando nei recenti interventi giornalistico la visita a Mosca del direttore della CIA John Ratcliffe e i contatti tra i servizi di intelligence dei due Paesi, ovvero la via del dialogo.Proprio la missione di Ratcliffe rappresenta uno degli elementi più enigmatici di questa fase. Il direttore della CIA è arrivato nella capitale russa il 25 agosto per incontri non annunciati pubblicamente in precedenza. Secondo la versione fornita dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, la visita era collegata ai contatti tra gli apparati di sicurezza russi e statunitensi. Peskov ha precisato che Ratcliffe non ha incontrato personalmente Putin e non ha voluto rivelare né gli interlocutori né gli argomenti affrontati durante i colloqui.Un particolare tuttavia ridimensiona l’ipotesi di una missione marginale: Putin è stato informato immediatamente dell’esito degli incontri. Peskov ha definito i contatti diretti tra i servizi dei due Paesi un “fenomeno positivo”, pur sostenendo che sia ancora prematuro stabilire se la missione possa contribuire al miglioramento delle relazioni tra Washington e Mosca.Anche Donald Trump ha cercato di abbassare le aspettative. Intervistato da Glenn Beck, il presidente Usa ha descritto il viaggio del direttore della CIA come qualcosa di simile a una visita di routine, ma ha contemporaneamente aggiunto che dai colloqui “potrebbe venir fuori qualcosa”. Trump ha inoltre ribadito che Washington vuole arrivare alla conclusione della guerra in Ucraina.Il viaggio rimane comunque insolito. Si tratta del primo incontro noto a Mosca di un direttore della CIA dai tempi della missione di William Burns nel 2021, alla vigilia della fase più grave della crisi russo-ucraina. La natura riservata dei colloqui lascia quindi aperta la possibilità che, parallelamente alla diplomazia ufficiale, Washington e Mosca stiano mantenendo un canale diretto tra gli apparati di intelligence.La coincidenza con la presenza nella capitale russa dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, ha inoltre alimentato interpretazioni su possibili iniziative diplomatiche parallele. Mosca ha però respinto qualsiasi collegamento. Il viceministro degli Esteri Alexander Grushko ha ironizzato sulle ricostruzioni che mettevano in relazione le due visite, escludendo implicitamente l’esistenza di una missione coordinata tra Washington e Santa Sede.A respingere con fatti, cioè con l’assistenza militare e le sanzioni, ogni proposta di dialogo con la Russia sono gli europei, ai quali l’isteria da guerra va benissimo per far passare come una virtù l’esponenziale crescita della spesa militare a scapito del welfare e del benessere dei cittadini. La parola d’ordine che parte dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen, guarda caso ex ministro della Difesa tedesco, è quella di implementare fino all’impossibile l’industria delle armi, unico affare redditizio dopo che il green ha affossato l’auto e altri settori. E da che mondo è mondo, se si producono le armi, queste prima o poi vanno usate, se non altro per non affossare l’economia.