Con un nuovo decreto, il Cremlino ha disposto il trasferimento sotto controllo statale di altre aziende europee presenti in Russia. La giustificazione ufficiale richiama le tensioni con i Paesi che sostengono l’Ucraina. Una spiegazione che, tuttavia, potrebbe non essere sufficiente a comprendere fino in fondo l’operazione. L’impressione è che Mosca stia cercando di mettere le mani su attività che generano fatturato e liquidità in un momento in cui il conflitto continua ad assorbire enormi risorse finanziarie. La gestione delle società confiscate è stata affidata alla LEV Management, chiamata ad amministrare un patrimonio economico di grande rilevanza.Ma il vero problema arriva dopo il sequestro. E’ relativamente semplice prendere possesso di supermercati, punti vendita e marchi commerciali. Molto più difficile è sostituire le competenze manageriali, le reti logistiche, i rapporti con i fornitori e i sistemi organizzativi che ne garantiscono il funzionamento.Quando le scorte di magazzino saranno esaurite, chi assicurerà l’approvvigionamento dei prodotti? Chi investirà nell’ammodernamento delle strutture? E soprattutto, quale sarà il destino di migliaia di lavoratori che dipendono da queste attività?La storia economica insegna che confiscare un’azienda è un atto amministrativo; farla funzionare e prosperare è un’altra cosa. La proprietà può essere trasferita con una firma, ma il capitale umano, le competenze e la fiducia del mercato non si sequestrano per decreto.Ezio Pozzati, 20 ottobre 2026L'articolo Putin si prende le aziende europee, ma il vero problema comincia adesso proviene da Nicolaporro.it.