Premiare gli alumni, scommettendo su storie esemplari

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Nel 1976 una studentessa del Bronx, figlia di genitori portoricani, ricevette a Princeton il Pyne Prize, la massima distinzione per un laureando. Trentotto anni dopo, nel 2014, tornò nello stesso campus, come giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, per ricevere il Woodrow Wilson Award, il più alto onore che l’ateneo riserva ai propri laureati. Ebbene, il nome di Sonia Sotomayor compare due volte negli albi d’oro dell’università americana: la prima come promessa, la seconda quale promessa mantenuta.In questo aneddoto, tra gli altri, è possibile cogliere il senso e l’impatto del celebrare le storie esemplari degli ex allievi, con riti e appuntamenti dedicati.  Così, ad esempio, per rimanere al caso citato, il Woodrow Wilson Award, istituito 70 anni fa, viene conferito, ogni anno, a un alumnus o a un’alumna i cui traguardi personali e professionali incarnano il motto informale In the Nation’s Service and the Service of Humanity – formulazione ampliata nel 2016 su suggerimento proprio del magistrato statunitense. Basta scorrere l’albo dei premiati per capire quale idea di eccellenza l’istituzione intenda trasmettere. Racconti collettivi come questo, fatti di primati e successi conseguiti a livello individuale, che crescono radicandosi (di edizione in edizione) nel passaggio di testimone, offrono elementi significativi per un giudizio storico sui singoli atenei e sul ruolo svolto, e che svolgono, nelle società di riferimento. Del resto, il valore sociale di un istituto universitario si misura anche dalla qualità delle persone che educa; pure dalla sua capacità di interconnessione (pluridirezionale e multidimensionale) tra persone, esperienze e professionalità differenti.Di tutto ciò ne faranno esperienza nuova gli alumni dell’ateneo romano intitolato a Guido Carli il prossimo 11 novembre, quando sarà conferito a Agostino Scornajenchi, amministratore delegato e direttore generale di Snam, il titolo di Alumnus Luiss dell’anno 2026. Dicono già molto le sue prime dichiarazioni successive alla designazione: “(…) Questa Università ha rappresentato una tappa fondamentale del percorso mio e di tanti colleghi della mia generazione. La Luiss ci ha trasmesso metodo, valori e senso di responsabilità. Questo riconoscimento è uno stimolo per consolidare e restituire ciò che, attraverso lo studio, l’impegno e la passione abbiamo realizzato negli anni. Credo, oggi più che mai, sia importante mantenere vivo il legame tra Università, nuove generazioni e mondo del lavoro”.Gli alumni awards, sempre più diffusi nel nostro Paese, espressione di quella logica del premio alle virtù approfondita da Giacinto Dragonetti, hanno il merito di rappresentare l’identità e la tradizione di un’intera comunità universitaria (fisiologicamente, in divenire), di alimentare orgoglio e senso di appartenenza verso di essa oltre che di contribuire alla sua reputazione. Non sono in alcun modo forme autocelebrative. Sono piuttosto la prova di quanto l’educazione sia in grado di generare impatto sociale quando diventa non soltanto relazione, anche rete e restituzione. In fondo, questi riconoscimenti custodiscono e coltivano un’alleanza generativa tra chi ha messo a frutto quanto ricevuto negli anni universitari e chi siede ancora tra i banchi di aule che continuano ad ispirare. Rivelano che le nostre vite, utilizzando le parole di un libro di Melville troppo spesso sottovalutato, Moby Dick sono “collegate da mille fili invisibili. E lungo queste fibre sensibili corrono le nostre azioni come cause e ritornano a noi come risultati”.