Germania, 421.000 email rubate all’AfD, partito di estrema destra, finiscono online: carte d’identità degli iscritti e svastiche

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BERLINO — Chi ha rubato 421.000 email all’Alternative für Deutschland e perché le ha messe in rete adesso? È la domanda a cui mercoledì il partito di estrema destra tedesco, primo nei sondaggi nazionali, non sa ancora rispondere, mentre un archivio di riassunti delle sue caselle di posta, generati con l’intelligenza artificiale, continua a circolare online. L’AfD conferma l’attacco, subito a settembre da uno dei suoi fornitori di hosting, e dice di aver aperto un’indagine.Il materiale pubblicato pesa 281 gigabyte e porta il titolo «The party’s own records, unedited», gli archivi del partito senza tagli. Dentro, secondo il quotidiano Bild, ci sono fotografie di carte d’identità degli iscritti, estratti conto, domande di adesione, liste di sezioni locali e carteggi su espulsioni e procedimenti disciplinari. Nei riassunti compaiono riferimenti a Hitler, slogan nazisti, insulti razzisti e antisemiti: una email parla di un «pellegrinaggio hitleriano», una cartolina di Natale porta una croce uncinata.La seconda domanda è quanto il materiale sia autentico. Il sito anonimo che lo ha diffuso, registrato a metà ottobre e senza alcuna indicazione sulla provenienza, non pubblica i testi originali ma sintesi prodotte da un software; i file veri e propri stanno su un server separato. Fonti del partito dicono che le email sembrano vere, ma che i riassunti contengono «diverse inesattezze» e che «gli scandali pubblicati finora non reggono alla verifica dei contenuti». Martedì pomeriggio il sito era irraggiungibile; le copie archiviate restano consultabili.Terza domanda: chi è coinvolto. Il portavoce dell’AfD, sentito da Reuters, parla di «un piccolo numero di caselle, in gran parte inutilizzate da anni» e assicura che gli account attuali dell’organizzazione nazionale non sono stati toccati. Le ricostruzioni dei giornali tedeschi contano però almeno dieci account, e tra questi le caselle della co-leader Alice Weidel, del co-leader Tino Chrupalla e del presidente onorario Alexander Gauland. Un esperto di dati sentito dalla stampa berlinese ha trovato email dell’ultimo anno, non solo corrispondenza vecchia.La donazione svizzeraIl passaggio più delicato riguarda il denaro. Uno dei riassunti attribuisce al deputato Alexander Arpaschi una email a Weidel in cui si propone di riclassificare una donazione illegale arrivata dalla Svizzera come prestito con interessi, per aggirare gli obblighi di trasparenza della legge tedesca sui partiti. Il contenuto non è stato confermato da nessuno e l’AfD non ha risposto nel merito: vale, per ora, la replica generale secondo cui gli scandali «non reggono».Resta la domanda sull’origine dell’attacco. Il portavoce non ha detto chi ne sia responsabile né quanti dati siano stati copiati. Gli esperti di sicurezza informatica consultati dai media tedeschi osservano che la falla è nel fornitore esterno e non nei sistemi del partito; i documenti, però, mostrano quanto poco fossero protetti i dati personali degli iscritti.Dentro l’AfD la reazione è di calma: i dati sono «vecchi», legati a indirizzi dismessi, ripetono i vertici. La vicenda arriva mentre il partito cresce anche alle elezioni regionali e mentre politici e associazioni ne chiedono la messa al bando, sostenendo che minacci l’ordine costituzionale, accusa che l’AfD respinge come politicamente motivata. L’emittente di Stato russa RT ha ripreso la notizia presentando l’AfD come «il partito più popolare della Germania».Una prima valutazione, ha detto il portavoce, «sarà possibile solo a indagine conclusa». Per leggere quasi 300 gigabyte di posta serviranno settimane.