BRUXELLES — I ministri dell’Energia dei 27 discuteranno il 29 ottobre a Lussemburgo se l’Unione europea debba adottare misure comuni di riduzione dei consumi nel caso in cui lo stretto di Hormuz resti chiuso ancora per mesi. Lo prevede un documento di lavoro del Consiglio Ue, la sede dei governi nazionali, visionato da Euronews e messo in agenda dall’Irlanda, che ha la presidenza di turno e guida il negoziato.Il testo pone tre domande alle capitali: quali lezioni trarre dal coordinamento europeo di fronte agli effetti energetici del conflitto in Medio Oriente, come prepararsi a uno stretto «parzialmente o totalmente chiuso nei mesi a venire» e «quali misure di riduzione della domanda, se del caso» vadano considerate a livello Ue. Non propone tagli precisi e non registra alcun accordo. Accanto ai tagli restano sul tavolo il rilascio delle scorte d’emergenza e il sostegno finanziario, senza una data per una decisione formale. Per la prima volta la domanda che Bruxelles rivolge ai governi non è soltanto come rifornirsi, ma quanto consumare di meno.Commissione e presidenza irlandese non commentano un testo riservato. Il commissario all’Energia, il danese Dan Jørgensen, aveva però già chiesto alle capitali a settembre, per la seconda volta dall’inizio della crisi, di valutare interventi sulla domanda.Il documento circola nel giorno in cui l’ufficio di statistica britannico ha misurato l’effetto della crisi sui prezzi. L’inflazione nel Regno Unito è salita a settembre al 3,5% annuo, dal 3,1% di agosto, il livello più alto da un anno. I carburanti costano il 29,8% in più rispetto a dodici mesi fa, la corsa più rapida dall’estate del 2022, e il diesel è rincarato di 10,7 pence al litro in un mese. Il Brent resta sopra i 100 dollari al barile. Il governo britannico presenta il bilancio il 28 ottobre, la Banca d’Inghilterra decide sui tassi il 5 novembre. La Francia, intanto, ha negoziato nel Golfo 200.000 tonnellate al mese di gasolio aggiuntivo.Otto mesi di guerraDa Teheran il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ripetuto mercoledì, alla televisione irachena Al-Iraqiya, che «se Washington rispetta gli impegni presi in precedenza, lo stretto di Hormuz potrà essere riaperto e potranno cominciare nuovi negoziati». L’«iniziativa dei sette giorni», ha aggiunto, serve a tenere aperta la via diplomatica; l’offerta, aveva confermato il 18 ottobre, «è ancora sul tavolo». Le trattative passano dai mediatori di Qatar e Pakistan e prevedono la riapertura al sesto giorno dall’intesa.Le condizioni iraniane restano però le sette dell’accordo interinale di giugno, elencate il 4 ottobre dal presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf, riferisce Reuters: fine della guerra su tutti i fronti, Libano compreso, revoca del blocco navale e delle sanzioni, sblocco dei beni congelati, risarcimenti, riconoscimento del diritto all’arricchimento e un ruolo iraniano nella gestione dello stretto. Stati Uniti e Paesi del Golfo spingono invece per una risoluzione Onu contro l’Iran per le interruzioni del traffico marittimo. Teheran non ha reagito al documento europeo.La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran è cominciata alla fine di febbraio, e con essa la chiusura di un passaggio da cui transitava circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto del mondo. Il 30 marzo Jørgensen scrisse una prima lettera ai ministri chiedendo misure soprattutto nei trasporti. Il giorno dopo un Consiglio straordinario misurò l’ammanco globale: 11 milioni di barili di greggio al giorno e oltre 300 milioni di metri cubi di gnl.Ad aprile a Bruxelles si parlava già di meno voli, limiti di velocità e lavoro da casa, e il 22 aprile la Commissione pubblicò il piano AccelerateEU, analizzato da Bruegel, il centro studi economico della capitale belga. A giugno un briefing del Consiglio indicò il carburante per aerei come il prodotto più esposto e ipotizzò riserve strategiche europee. Da allora nessun governo ha adottato tagli obbligatori.L’ultima volta che l’Europa discusse di limiti di velocità e domeniche senza automobili fu nell’inverno del 1973, dopo l’embargo petrolifero dei Paesi arabi: allora, come oggi, il greggio che mancava partiva dal Golfo.