Cortei violenti, stretta del governo. Ma Mattarella ferma i poteri speciali ai militari

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Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge sulla sicurezza pubblica e il contrasto alla criminalità minorile. Al centro del provvedimento vi è un nuovo reato: la «partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche». Sostanzialmente, chi si unisce a un gruppo di cinque o più persone durante un corteo e lancia oggetti o mette in pericolo l’incolumità altrui rischia fino a cinque anni di carcere e 20 mila euro di multa. Le pene salgono se l’autore aveva il volto coperto o ha ferito qualcuno.Il testo prevede anche l’estensione dell’arresto in flagranza differita e nuove aggravanti per devastazione, saccheggio e attentato a impianti di pubblica utilità commessi nel corso di manifestazioni. L’obiettivo specifico è colpire con sanzioni più severe le aggressioni di gruppo e i danneggiamenti organizzati, fenomeni oramai al centro del dibattito nazionali dopo le devastazioni degli ultimi giorni in alcune delle principali città italiane (Milano in primis).Il dibattito interno sul decreto sicurezzaIl ministro della Giustizia Carlo Nordio ha difeso l’impianto complessivo del decreto, sostenendo che il provvedimento, «lungi dal costituire una limitazione alle libere manifestazioni del pensiero, ne costituisce una sorta di garanzia». Sul fronte della sicurezza urbana, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato il dispiegamento di 500 militari dell’Esercito italiano a Milano, nell’ambito del potenziamento dell’operazione Strade sicure.La premier Giorgia Meloni, al termine del Cdm, ha scelto un video per illustrare le misure principali, puntando sulla chiarezza del messaggio. Sul nuovo reato di partecipazione violenta ha spiegato che «chi devasta in gruppo» andrà incontro a pene più severe. Ma ha aggiunto anche un secondo principio, rivolto ai minorenni: «Chi rompe paga, e se chi rompe è un minorenne pagano i suoi genitori». Il meccanismo previsto è duplice. Per i danni a beni pubblici, pensiline, semafori, mezzi delle forze dell’ordine, il prefetto notifica direttamente l’ingiunzione di pagamento alla famiglia. Per i danni a privati, vetrine, negozi, automobili, il proprietario ottiene dal giudice un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo. «I genitori di quel ragazzo che si è divertito a spaccare tutto dovranno pagare», ha detto Meloni, precisando che la rivalsa potrà estendersi all’intero patrimonio familiare, «anche sui soldi che lo Stato eventualmente le deve».Il vicepremier Matteo Salvini ha commentato con soddisfazione l’approvazione del decreto, annunciando anche i prossimi passi che il governo avrebbe intenzione di compiere: la revoca della cittadinanza e del permesso di soggiorno per i maggiorenni che commettono reati, e l’impossibilità di ottenere la cittadinanza per i minorenni responsabili di spaccio, saccheggio o devastazione. «Chi devasta una vetrina o aggredisce una commessa non è un rivoluzionario: è un coglione», ha scritto inoltre sui social.Il «gran rifiuto» di Mattarella ai poteri speciali per i militariUna delle misure più efficaci per contrastare la violenza e i saccheggi degli ultimi giorni, tuttavia, non è entrata nel testo finale. O meglio, non è stata fatta entrare. L’ipotesi di estendere i poteri di polizia giudiziaria ai militari impiegati nell’operazione Strade sicure è stata infatti stralciata e gettata nel cestino da Sergio Mattarella prima ancora che il Consiglio dei ministri si aprisse. Secondo quanto riferito dall’agenzia LaPresse, la decisione sarebbe maturata dopo un’interlocuzione diretta tra Palazzo Chigi e il Quirinale.Il segnale è (per l’ennesima volta) più che significativo da parte del Colle. Il presidente della Repubblica aveva ricevuto in mattinata al Quirinale il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, insieme al commissario straordinario per l’edilizia carceraria Marco Doglio. L’incontro era già in calendario da tempo, ma avrebbe offerto l’occasione per un confronto sul decreto in via di definizione. E qui Mattarella avrebbe posto il veto.Attribuire poteri di polizia giudiziaria ai militari avrebbe rappresentato una novità di portata rilevante nell’ordinamento italiano: significherebbe consentire loro di compiere atti di indagine, raccogliere prove, eseguire arresti in flagranza. Funzioni che oggi spettano esclusivamente alle forze di polizia. Il confine tra sicurezza pubblica e ruolo delle Forze armate si sarebbe dunque spostato in modo sostanziale. In un momento delicato come questo, una simile integrazione delle competenze militari sarebbe stato fondamentale nel contenere furti, saccheggi, danni, disagi cittadini a livello generale. Ma Mattarella si è dimostrato, ancora una volta, un finto neutrale che dietro la maschera strizza l’occhio alle opposizioni. La sua storia politica, d’altronde, con un ruolo di spicco nel governo di Massimo D’Alema, parla da sola.  L'articolo Cortei violenti, stretta del governo. Ma Mattarella ferma i poteri speciali ai militari proviene da La Verità.