70 anni dalla rivolta antisovietica, l'Ungheria celebra l'anniversario con i vertici dell'Ue

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AGI - L'Ungheria commemora il settantesimo anniversario della rivoluzione antisovietica del 1956 insieme ai vertici dell'Unione europea e a rappresentanti di oltre quaranta Paesi.A Budapest, tra cerimonie ufficiali, bandiere nazionali e rievocazioni nelle piazze, il premier Péter Magyar rivendica l'appartenenza del Paese all'Europa democratica e segna la distanza dai sedici anni di governo di Viktor Orbán.L'opposizione, compreso Fidesz, boicotta la seduta solenne del Parlamento alla quale interviene Ursula von der Leyen.Il messaggio di Péter MagyarDavanti a decine di migliaia di persone in piazza Kossuth, Magyar rende omaggio agli ungheresi che si ribellarono all'oppressione sovietica e "diedero la vita per un'Ungheria democratica e indipendente"."Dal 1956 ogni leader ungherese, e ripeto ogni leader ungherese, deve sapere che il suo potere non può mai essere più importante della libertà del suo Paese", afferma."L'Ungheria non è un Paese-traghetto, non può andare alla deriva indefinitamente tra est e ovest. Nel 1956 il popolo ungherese ha fatto una scelta chiara: apparteniamo a un'Europa libera e democratica", dichiara il premier conservatore ed europeista, al potere da maggio dopo la netta vittoria elettorale di aprile."Vogliamo essere alleati affidabili, capaci di sederci al tavolo comune a testa alta, non opportunisti che si isolano attraverso il ricatto e seguono una strada separata", aggiunge.Il messaggio contrasta con quelli del predecessore, che utilizzava regolarmente la ricorrenza per attaccare Bruxelles e paragonare l'Ue all'Unione Sovietica.L'affondo contro OrbánMagyar rivolge anche una critica alle posizioni filorusse di Orbán: "Chi dopo il 1956 giustifica un aggressore non capisce nulla del messaggio della rivoluzione, che si trovi a Budapest o su una terrazza di Parigi".L'ex premier è stato fotografato oggi nella capitale francese, mentre il suo partito ha organizzato una marcia per l'anniversario.I vertici europei a BudapestAlle commemorazioni partecipano, su invito di Magyar, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo António Costa e la presidente moldava Maia Sandu.La loro presenza accompagna il tentativo del nuovo governo di ricostruire la fiducia con i partner europei, compromessa durante gli anni di Orbán tra veti alle decisioni comuni, contestazioni sul rispetto delle regole democratiche e congelamento di miliardi di euro di fondi Ue."Settant'anni fa i giovani ungheresi si unirono e cambiarono il corso della storia", dichiara von der Leyen ricordando le vittime della repressione sovietica.La presidente della Commissione collega poi la ricorrenza al voto di aprile: "Sei mesi fa gli ungheresi hanno votato per un nuovo capitolo", celebrando "la rinascita della democrazia"."Questo Paese ha inviato ancora una volta al mondo un messaggio di speranza. Ha dimostrato che l'arretramento democratico è reversibile", aggiunge.Costa invita invece a fare del 1956 "un'ispirazione per l'Unione europea e per l'Ungheria nella difesa della democrazia".Le cerimonie ufficialiLa giornata si è aperta con la deposizione di fiori da parte di Magyar sulle tombe delle vittime dell'insurrezione, seguita dall'alzabandiera davanti al Parlamento insieme al presidente András Baka e alla presidente dell'Assemblea nazionale Ágnes Forsthoffer. Il programma comprende anche uno spettacolo di gala all'Opera nazionale.Le rievocazioni nelle piazzeNelle piazze, migliaia di ungheresi e turisti partecipano agli eventi dedicati alla rivoluzione. In piazza Kossuth, camion, tram e altri veicoli dell'epoca fanno da sfondo a scene rievocate con distribuzioni di pane, giornali e fogli informativi improvvisati.La rivoluzione del 1956L'insurrezione iniziò il 23 ottobre 1956 con una marcia studentesca a Budapest e si estese al Paese, prima di essere brutalmente repressa da Mosca. Migliaia di persone morirono nei combattimenti.Dopo la sconfitta, circa quattrocento furono giustiziate dal regime comunista insediato dai sovietici, ventimila finirono in carcere e circa duecentomila furono costrette all'esilio.