Alaska, il governo Usa fa causa allo Stato: niente certificazione del voto se il senatore repubblicano Sullivan perde

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WASHINGTON — Il Dipartimento di Giustizia americano ha chiesto a un giudice federale di bloccare la certificazione del voto per il Senato in Alaska se il repubblicano Dan Sullivan perde, e la domanda che il ricorso apre è una sola: può il governo federale impedire a uno Stato di convalidare un’elezione che non si è ancora tenuta? La causa, depositata giovedì contro lo Stato e i suoi funzionari elettorali, è firmata da Stanley Woodward, numero tre del Dipartimento e in passato avvocato di imputati per l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021.Il motivo sta sulla scheda del 3 novembre. Accanto al senatore uscente, indicato come «Sullivan, Dan S., repubblicano, in carica», compare un secondo Sullivan, Daniel J., iscritto repubblicano ma senza simbolo. Secondo il ricorso «alcuni sostenitori del senatore voteranno probabilmente per sbaglio per Daniel J. Sullivan»: lo Stato non deve quindi certificare alcun risultato «che possa essere influenzato dalla confusione degli elettori», se il senatore perde e se con i voti dell’omonimo avrebbe vinto. La sfidante è la democratica Mary Peltola, ex deputata.Chi è l’altro Sullivan? Un insegnante in pensione di Petersburg, piccola comunità di pescatori, che alle primarie di agosto ha preso 4.107 voti, il 2,5 per cento. Il ricorso sostiene che «l’unico scopo» della sua candidatura sia favorire Peltola; lui dice di correre per conto proprio, deluso dal senatore: «È un Paese libero». A giugno la Corte suprema dell’Alaska lo aveva rimesso sulla scheda, dopo che l’ufficio elettorale lo aveva escluso come candidato di disturbo.La legge lo consente? Il Dipartimento si appoggia al preambolo della legge federale sulla registrazione degli elettori, che parla di «integrità del processo elettorale». Per Derek Muller, professore di diritto elettorale alla Notre Dame Law School, la teoria è «strana e inusuale»: «La norma semplicemente non permette al Dipartimento di Giustizia di bloccare una certificazione». È «fuoco amico», aggiunge, perché i funzionari citati sono repubblicani e hanno fatto di tutto per ridurre la confusione, con le iniziali e la dicitura «in carica». Michael Morley, direttore del centro di diritto elettorale della Florida State University, vede invece nel ricorso «preoccupazioni molto reali e fondate».Il ministro e il presidenteChe cosa vuole il Dipartimento? Poche ore prima del deposito il ministro della Giustizia Todd Blanche aveva detto ai cronisti, in Virginia, che «non è mai nostra intenzione interferire impropriamente con le elezioni o con la certificazione degli Stati», salvo uno scenario «apocalittico», riferisce Associated Press. Trump aveva invece scritto su Truth Social che l’omonimo è una «truffa», che il giudice «dovrebbe vergognarsi» e che «stiamo valutando potenti opzioni legali». Al comizio di Wasilla, in Alaska, il 13 ottobre: «Hanno trovato un tizio di nome Dan Sullivan e lo hanno messo lì per fare un po’ di confusione».Per il direttore esecutivo del Comitato democratico per il Senato, Devan Barber, «Trump sa che Sullivan perderà, e ora il suo Dipartimento di Giustizia deposita una causa farsa per rovesciare la volontà degli elettori dell’Alaska». La campagna del senatore ha detto a CNBC che «lasceremo che il ricorso faccia il suo corso» e che gli elettori «sanno distinguere tra un circo democratico e il solido curriculum del senatore». La campagna di Peltola nega ogni legame con l’altro Sullivan. Lo Stato dell’Alaska, il suo ufficio elettorale, il procuratore generale statale e la Casa Bianca non hanno commentato.La causa arriva con il voto anticipato già aperto e una corsa che le medie dei sondaggi danno a Peltola per due punti; il Cook Political Report la classifica in bilico. Il seggio dell’Alaska è uno dei quattro che ai democratici servono per la maggioranza al Senato, e il ricorso mette per iscritto, prima ancora dello scrutinio, la contestazione del risultato.E se la certificazione non arrivasse? L’Alaska non manderebbe nessun senatore al giuramento del 3 gennaio 2027 e il seggio resterebbe vacante. Muller prevede che la causa possa svuotarsi da sola, con una vittoria larga di Peltola o una stretta di Sullivan, e che altrimenti il giudice «probabilmente la respingerà il mese prossimo». Sulla stessa scheda gli elettori dell’Alaska decidono anche se abolire il sistema a scelta classificata, con cui ordinano i candidati per preferenza.