KIEV — I terminali Starlink dei soldati ucraini hanno ripreso a funzionare a piena velocità. Lo ha annunciato stamattina, in una dichiarazione scritta, il ministro della Difesa ucraino Yevhenii Khmara: «I sistemi di monitoraggio registrano un recupero della velocità di Starlink/Starshield. Registriamo una velocità superiore ai 400 chilometri orari, la connessione è stabile». Il risultato, ha aggiunto, «è importante soprattutto per il nostro fronte, per i nostri soldati, per il funzionamento dei droni, per la logistica e per le comunicazioni».Finisce così, almeno sul campo, una crisi durata dieci giorni. Dal 13 ottobre SpaceX, la società di Elon Musk, aveva imposto senza preavviso ai terminali in movimento un tetto di 160 chilometri orari, e i droni e i missili ucraini più veloci avevano perso il collegamento di guida. Resta aperta l’altra metà della storia, quella che a Washington nessuno vuole firmare: chi ha ordinato il freno, e chi lo ha tolto.Gli elementi sono questi. Starlink è la rete satellitare civile che l’esercito ucraino usa per comunicazioni, logistica e droni intercettori; Starshield è la versione militare, pagata e controllata dal governo americano, riservata all’Ucraina e ai territori occupati e impiegata per i droni d’attacco. Un’alternativa, oggi, non esiste. Il consigliere di Zelensky per le tecnologie militari, Serhii Beskrestnov, aveva scritto su Telegram che le forze armate «non hanno ricevuto avviso di queste restrizioni, e questo ha portato al fallimento di una serie di missioni», legandole «all’attuale situazione politica».La situazione politica è la rottura fra Donald Trump e Volodymyr Zelensky delle ultime settimane: l’accordo americano per comprare diesel russo con un’esenzione dalle sanzioni, la richiesta di Trump di sostituire il presidente ucraino, l’avvertimento, riferito da Zelensky, che Washington avrebbe tagliato l’intelligence se non fossero cessati i raid sulle infrastrutture energetiche russe. «Non è stato un problema tecnico, è stata una volontà», ha detto Zelensky al Financial Times.La telefonata a MuskMusk ha scritto su X che i sistemi Starshield «sono posseduti e controllati dal governo degli Stati Uniti» e che ogni limite «è deciso dall’esercito americano e in ultima istanza dal presidente». Trump, ai cronisti alla Casa Bianca: «Ho controllato stamattina: non siamo stati noi», e «non credo sia stato Elon». Il segretario alla Guerra Pete Hegseth: «Non abbiamo tirato indietro nulla, ci sono termini di servizio che vanno rispettati». Il segretario di Stato Marco Rubio: «La cosa è regolata da un contratto commerciale privato».Secondo il Wall Street Journal, invece, il rallentamento lo ha ordinato Musk, dopo averne parlato con Trump e con alti funzionari dell’amministrazione, e il 21 ottobre Trump gli avrebbe telefonato per far togliere i limiti. Il giorno dopo il presidente, interrogato sul ripristino, ha detto: «In sostanza, l’ha rimesso a posto». Musk non ha risposto alle richieste di commento; la Casa Bianca non ha confermato né smentito; il Pentagono non ha risposto. Un funzionario ucraino ha riferito che «i nostri che parlano con SpaceX dicono che la Casa Bianca era coinvolta nella decisione».I punti che non tornano sono almeno due. Musk dice che decide il governo americano, il governo americano dice che decide un contratto privato. E Trump, che il 16 ottobre non sapeva «chi sia stato», una settimana dopo rivendicava di aver «rimesso a posto» il servizio. La partita è su chi tiene in mano l’interruttore dei droni ucraini: la Casa Bianca, il Pentagono o la società di un uomo che del Pentagono è anche consulente.Fino a ieri sera la versione del campo e quella di Washington non coincidevano: alla rete americana ABC Zelensky aveva detto che Starlink non funzionava ancora a piena velocità, smentendo Trump. La dichiarazione di Khmara chiude quella distanza, non il resto. Il vicepremier polacco Radosław Sikorski, il cui governo paga gli abbonamenti Starlink per l’Ucraina, aveva scritto a Musk: «Come vostri clienti europei, vi stiamo guardando».Sullo sfondo c’è il negoziato. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha annunciato ieri che i colloqui a tre fra Russia, Ucraina e Stati Uniti sono previsti «nella prima metà di novembre ad Abu Dhabi». Zelensky, collegato con l’Hudson Institute di Washington, ha confermato: «Il piano è incontrarsi nella prima metà di novembre, e il prima possibile». Prima i tecnici, poi un eventuale vertice dei leader; Kiev chiede garanzie di sicurezza e il finanziamento del suo esercito per dieci anni. Mosca non ha preso posizione sul caso Starlink.A Washington il senatore repubblicano del Texas John Cornyn ha detto di dubitare che il presidente non c’entrasse. Deputati e senatori democratici hanno inviato a Musk una lettera pubblica con cinque domande sulle restrizioni. Nessuna ha ancora avuto risposta.