Cuba, il segretario di Stato Rubio invita i cubani a lavorare per la Cia: L’Avana risponde col sarcasmo

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WASHINGTON — Un messaggio su X del segretario di Stato, un comizio in Florida e una nota del Dipartimento di Stato: in poche ore, venerdì, l’amministrazione Trump ha allineato contro Cuba un invito pubblico a lavorare per la Cia, la promessa di navi da guerra ferme a 45 metri dalla costa e un nuovo giro di sanzioni. Pezzi diversi di una stessa pressione, che da gennaio soffoca i rifornimenti di carburante dell’isola.Il passaggio più pesante porta la firma di Marco Rubio, capo della diplomazia americana e figlio di immigrati cubani. «A chi cerca di produrre un cambiamento positivo a Cuba: il momento è adesso», ha scritto dal suo account ufficiale. «La delusione delle promesse mancate, la corruzione, la vita privilegiata di pochi: cogliete questa occasione per costruire il cambiamento che desiderate attraverso una collaborazione discreta con la Cia». Il post, riferisce l’AFP, sembra confermare che l’agenzia è attiva sull’isola, ma non indica alcuna operazione né che cosa comporti quella collaborazione.Poco dopo la Cia ha pubblicato un video in spagnolo con le istruzioni per far arrivare informazioni. Per Le Monde una chiamata pubblica al reclutamento rivolta a un intero Paese è un fatto inedito; l’unico paragone è la campagna su Telegram con cui l’agenzia nel 2023 cercò informatori tra i russi. La storia delle operazioni coperte americane a Cuba comincia con l’appoggio allo sbarco della Baia dei Porci, nel 1961.Qualche ora prima, all’Alico Arena di Fort Myers, in Florida, Donald Trump aveva parlato a un comizio per Byron Donalds, il candidato repubblicano a governatore, a undici giorni dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre. «Quelle bellissime navi passeranno davanti a Cuba», ha detto il presidente. «Ne faremo fermare una a una cinquantina di iarde dalla costa», cioè 45 metri. «Alzeranno le mani. E allora manderemo Marco Rubio a chiudere l’accordo». Poi, sul suo segretario di Stato: «Possiamo semplicemente mettercelo dentro, e lui se la caverà».La nota del Dipartimento di Stato ha chiuso la giornata con sanzioni contro quattro imprese statali del nichel, quattro enti militari di ricerca e tre alti ufficiali: «Per decenni il regime cubano ha convogliato tutte le risorse dell’isola nelle mani di una ristretta e corrotta élite militare», si legge nel testo. Da gennaio Washington minaccia sanzioni a chiunque fornisca carburante a Cuba, 9,4 milioni di abitanti: un blocco energetico di fatto. A marzo, dopo la guerra con l’Iran, Trump aveva detto «Cuba è la prossima»; a settembre Rubio ha definito l’isola «uno Stato fallito» che «in verità è già caduto».La risposta dell’AvanaL’Avana ha scelto il sarcasmo. «Ora gli Stati Uniti ricorrono al reclutamento pubblico per la Cia», ha scritto su X il vice ministro degli Esteri Carlos Fernández de Cossío. «Dev’esserci molta disperazione, o molta miseria, dentro l’agenzia se è costretta a vendere i suoi servizi come un tubetto di dentifricio».Alle navi ha risposto il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla: «Respingiamo ogni minaccia legata alle ambizioni americane su Cuba. La nostra costa è piena di spiagge bellissime, ma ci sono anche punte di calcare affilate come rasoi, un ambiente inospitale per chi arriva alle nostre rive con propositi ostili e brama di dominio». È il «diente de perro», la roccia tagliente del litorale cubano. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha accusato il governo americano di non «rinunciare alle sue ambizioni di dominio» sull’isola.Il luogo del comizio dice che partita si gioca a Washington: Cuba torna argomento elettorale nella Florida degli elettori di origine cubana, a undici giorni dal voto. Il deputato repubblicano Carlos Giménez, unico membro del Congresso nato a Cuba, ha subito appoggiato Rubio: il governo dell’Avana «deve finire nella pattumiera della storia».Nessuno, alla Casa Bianca, ha precisato quando le navi salperanno né se la minaccia militare avrà un seguito. Il 3 novembre la Florida va al voto.