L’intelligence Usa avverte il segretario di Stato Rubio: i piani dell’Iran per uccidere americani «a uno stadio avanzato»

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WASHINGTON — I piani iraniani per uccidere cittadini americani sono «a uno stadio avanzato». Lo scrive il direttore dell’intelligence nazionale degli Stati Uniti, Jay Clayton, in un memo di una pagina inviato venerdì 23 ottobre al segretario di Stato Marco Rubio, con in copia il direttore della Cia John Ratcliffe. L’Iran, aggiunge, «ha aumentato in modo sostanziale gli sforzi per colpire il personale statunitense», in Medio Oriente e «in alcuni altri Paesi».Il memo è un allarme, non una mappa. Il documento, non classificato, rivelato da Axios e di cui anche CBS News ha ottenuto copia, non indica bersagli, metodi né i Paesi fuori dal Medio Oriente, e non dice se gli attacchi siano imminenti. Clayton si offre di declassificare il più possibile perché Rubio possa informare il personale a rischio, e mette a disposizione un briefing.La pagina firmata da Clayton arriva nelle stesse ore in cui il Dipartimento di Stato ordina di ridurre il personale nelle ambasciate di Emirati Arabi Uniti, Libano, Qatar e Giordania, che restano aperte ma con operatività limitata. Pochi giorni prima era partito il personale non essenziale dall’Arabia Saudita, bersaglio degli attacchi degli houthi, i ribelli yemeniti alleati di Teheran, anche contro gli aeroporti. «Per la minaccia degli houthi e dei complotti terroristici iraniani dobbiamo ridurre la nostra impronta», ha spiegato un funzionario americano. Anche i militari Usa nella regione sono in fase di riduzione.Teheran non ha commentato il memo. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ripetuto che l’Iran è pronto «sia alla diplomazia sia alla guerra».Dalla Florida, dove venerdì sera (la notte in Italia) ha tenuto un comizio a Fort Myers, Donald Trump ha lasciato aperte entrambe le porte. «Potremmo fare un’altra piccola Epic Fury, oppure accetteranno», ha detto il presidente, usando il nome dell’operazione militare contro l’Iran aperta a fine febbraio. «Se sono intelligenti diranno semplicemente: mettiamoci al lavoro. Ma dubito che lo faranno, perché forse non sono intelligenti».Poche ore prima, ai cronisti, Trump aveva detto che gli Stati Uniti possono chiudere la guerra in fretta o lasciarla spegnere da sola: l’Iran può essere lasciato «appassire» sotto le sanzioni, il petrolio continua a passare dallo Stretto di Hormuz, «stiamo ottenendo tutto quello che vogliamo». Nei giorni scorsi aveva escluso nuovi raid prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre.Il Brent a 117 dollariIl petrolio, nel frattempo, è salito. Il Brent, il greggio di riferimento europeo, ha chiuso venerdì a 116,72 dollari al barile, in rialzo del 3,1%, il livello più alto dal 29 aprile; durante la seduta ha superato quota 117, il massimo da quando è cominciata la guerra. È la terza settimana consecutiva di rialzi, oltre il 6% solo nell’ultima, partendo da meno di 97 dollari a inizio ottobre. Il Wti americano è salito a 103,27 dollari. A Wall Street tre titoli su quattro dell’indice S&P 500 hanno chiuso in calo.A spingere i prezzi è stata la rivendicazione dei Guardiani della rivoluzione, il corpo militare che risponde alla Guida suprema, di aver messo fuori uso sette petroliere vicino allo Stretto di Hormuz. Giovedì Trump aveva accusato Teheran di mentire sugli attacchi alle navi per far salire il greggio prima del voto americano: «semplicemente non era vero». Il capo dell’esercito iraniano ha replicato che le forze armate sono pronte alla «guerra asimmetrica», secondo l’agenzia iraniana semi-ufficiale Tasnim.Dentro l’amministrazione i tempi indicati non coincidono. Tom Barrack, ambasciatore in Turchia e inviato per la Siria, alla radio dell’esercito israeliano: «Un attacco questo fine settimana? Assolutamente possibile». Ha aggiunto che Trump è «aperto e disponibile a un accordo», che «siamo al tavolo da mesi e mesi» e che l’esito «non sarà un cambio di regime». Mike Waltz, ambasciatore all’Onu, ha detto al Financial Times che la guerra può durare un altro anno, ha difeso il blocco navale e si è augurato che gli iraniani «vengano al tavolo».L’ottavo mese di guerraEpic Fury è cominciata a fine febbraio con i raid americani e israeliani sull’Iran, e la guerra entra ora nell’ottavo mese. Tra i bombardamenti sull’Iran e gli attacchi israeliani in Libano i morti sono migliaia, gli sfollati milioni. Secondo funzionari americani citati dalla stampa statunitense, Stati Uniti e Israele hanno già piani per nuovi raid dopo il 3 novembre; Israele avrebbe premuto senza successo per un’azione immediata. Alcuni dei diplomatici che ora lasciano le sedi del Golfo erano rientrati da poco.Nello Yemen gli houthi assediano da inizio ottobre Taiz, terza città del Paese: dopo «venti giorni e oltre» di blocco, riferisce l’ufficio umanitario dell’Onu, la produzione d’acqua si è dimezzata.Venerdì a Istanbul si sono riuniti i ministri degli Esteri di Francia, Regno Unito, Germania, Italia, Turchia, Arabia Saudita, Pakistan ed Egitto. Il francese Jean-Noël Barrot: «Un’ulteriore escalation tra Iran e Stati Uniti non lascerebbe vincitori e avrebbe probabilmente conseguenze molto serie sui prezzi degli idrocarburi».Teheran guarda a Mosca. Araghchi ha annunciato che il presidente Masoud Pezeshkian sarà in Russia la prossima settimana da Vladimir Putin, in occasione del vertice dei Paesi esportatori di gas del 27 ottobre, dopo la visita a Teheran del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che ha definito «giusta» la causa iraniana. Russia e Iran, ha detto Araghchi, non sono «mai» stati così vicini. In Israele, a tre giorni dal voto di martedì, il premier Benjamin Netanyahu ha ripetuto di voler rovesciare la Repubblica islamica.Il memo di Clayton si chiude con l’offerta di un briefing a Rubio. Quali siano gli «altri Paesi» in cui i piani iraniani sarebbero avanzati, e quanto tempo resti prima che diventino attacchi, quella pagina non lo dice.