STRASBURGO — Gli eurodeputati si sono alzati in piedi ad applaudire quando la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha letto in Aula il nome del vincitore: il premio Sacharov per la libertà di pensiero 2026 va alla Corte penale internazionale dell’Aja «e ai funzionari che vi lavorano». Il riconoscimento, nato nel 1988 e intitolato al dissidente sovietico Andrej Sacharov, vale 50.000 euro e sarà consegnato il 16 dicembre a Strasburgo.L’annuncio arriva tredici giorni dopo le sanzioni con cui gli Stati Uniti hanno colpito, per la prima volta, la Corte come istituzione e non soltanto i suoi giudici. «L’Unione europea è costruita sul rispetto del multilateralismo e delle istituzioni internazionali», ha detto Metsola, riferisce l’Associated Press: il premio «riafferma l’importanza delle istituzioni giudiziarie indipendenti».La candidatura l’ha presentata il gruppo dei Socialisti e democratici subito dopo le sanzioni, e altri gruppi si sono aggiunti. Chloé Ridel, eurodeputata socialista francese che l’ha promossa, l’ha definita «un messaggio di speranza e di resistenza inviato a Donald Trump. Resteremo con la Cpi finché servirà». Più misurato Dirk Gotink, popolare olandese: il premio non «salverà» la Corte, ma è «un segnale chiaro». La Corte ha prevalso su due finalisti scelti lunedì dalla commissione Esteri: Tundu Lissu, leader dell’opposizione tanzaniana detenuto con l’accusa di tradimento e dato per favorito, e le gemelle iraniane Taraneh e Romina Rahimi, in carcere dopo le proteste di gennaio.Dall’Aja la presidente della Corte, la giapponese Tomoko Akane, ha accolto il premio dicendo che arriva «in un momento in cui la Corte e i suoi funzionari affrontano sfide senza precedenti».Il video di RubioQuelle sfide hanno una data: venerdì 9 ottobre. Quel giorno il segretario di Stato americano Marco Rubio ha annunciato in un video sui social il congelamento di «tutti i beni e interessi» della Corte negli Stati Uniti e il divieto di fornirle fondi, beni o servizi, con sei mesi di tempo per chiudere i rapporti. «Vieteremo le transazioni con questa corte canaglia, tagliandole le risorse e paralizzando la sua capacità di operare contro di noi», ha detto Rubio. «Gli Stati Uniti e il popolo americano non sono soggetti alla giurisdizione di questa finta Cpi.»Le misure tagliano la Corte fuori dai servizi finanziari, dalle aziende tecnologiche americane e dal dollaro. Sono l’ultimo passo di una campagna cominciata con l’ordine esecutivo di Trump del febbraio 2025 contro il procuratore Karim Khan e dichiarata a luglio, quando Rubio ha parlato di «smantellare» la Corte. All’origine ci sono l’inchiesta sull’Afghanistan, che può toccare militari e agenti dell’intelligence americani, e i mandati d’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini di guerra a Gaza. Netanyahu ha ringraziato Washington sui social: «Grazie per la vostra leadership».Il premio non alleggerisce di un dollaro le sanzioni: serve a dire, tredici giorni dopo, da che parte sta il Parlamento europeo. La Commissione ha definito le misure americane «profondamente deplorevoli» e ha promesso di lavorare perché la Corte «continui a operare efficacemente»; la settimana scorsa eurodeputati di vari gruppi hanno scritto a Ursula von der Leyen per chiedere una protezione concreta dalle misure Usa.All’Aja i conti sono questi: colpiti 9 giudici su 18, entrambi i vice procuratori, l’ex procuratore capo e un altro funzionario dell’accusa, in una Corte con circa 900 dipendenti e 125 Stati parte. La vice procuratrice Nazhat Shameem Khan ha detto a Reuters che le sanzioni «vanno condannate» e che «il nostro lavoro continuerà». Giudici e gruppi per i diritti umani hanno fatto causa negli Stati Uniti. Washington ha anche sollecitato altri Paesi a lasciare la Corte legando il tema agli aiuti: a luglio Ciad e Venezuela hanno avviato il ritiro, dopo Burkina Faso, Mali e Niger.È il secondo riconoscimento in un mese per la giustizia internazionale: il 10 ottobre il Nobel per la pace era andato alla giurista sudafricana Navi Pillay, per nove anni giudice della Corte. Washington e Gerusalemme non hanno commentato l’assegnazione del Sacharov. Mark Kersten, docente di diritto internazionale alla University of the Fraser Valley, in Canada, aveva definito le sanzioni all’istituzione «lo scenario peggiore»: la sopravvivenza della Corte, dice, dipenderà dall’azione concreta degli Stati membri.