Sabato 24 ottobre i camion sono tornati a circolare in quasi tutto il Sud Italia. Nella notte tra giovedì e venerdì sono stati rimossi i presidi di autotrasportatori e agricoltori sulle autostrade del Casertano e del Salernitano e al varco Bausan del porto di Napoli. La protesta è rientrata anche in Calabria, Puglia e Basilicata. In Sicilia, l’associazione imprese autotrasportatori siciliani aveva sospeso i blocchi già il 21 ottobre.Gli effetti dei blocchi non sono finiti. Al Sud restano supermercati vuoti e code ai distributori. Le categorie produttive stimano in modo informale danni per oltre 400 milioni di euro, 300 dei quali in Campania. Coldiretti segnala la ripresa delle consegne di latte, ortofrutta e mangimi in Puglia, Sicilia e Calabria.La vertenza resta aperta. Una parte degli autotrasportatori campani contesta il modo in cui i presidi sono stati sciolti e giudica insufficienti le misure del governo. La Questura di Caserta ha denunciato circa cento camionisti e la Procura di Napoli indaga su presunte infiltrazioni mafiose nella protesta. Le sigle si dicono pronte a riprendere la mobilitazione se il tavolo convocato al ministero delle Infrastrutture per martedì 27 ottobre non darà risposte.Il prezzo del gasolio, intanto, non si muove. Venerdì 23 ottobre un litro costava in media 2,260 euro in self sulla rete stradale e 2,3 euro in autostrada, secondo l’Osservatorio prezzi carburanti del ministero delle Imprese e del made in Italy. La benzina era a 2,022 euro. A inizio gennaio il gasolio costava 1,644 euro: in meno di dieci mesi è salito di oltre 60 centesimi al litro.Prezzo del gasolio oggi: quanto pesano le tasseSecondo i dati del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica pubblicati da Confetra, il 12 ottobre un litro di gasolio costava 2,241 euro. Di questi, 1,164 euro erano il prezzo industriale (materia prima, raffinazione, logistica e margini), 0,673 euro l’accisa e 0,404 euro l’IVA al 22 per cento. Le imposte valgono quasi la metà del prezzo alla pompa. Il 5 gennaio il prezzo industriale era di 0,675 euro al litro. In dieci mesi è quasi raddoppiato. È questa la voce che spiega il rincaro, ed è quella su cui il governo non ha strumenti diretti.(infografica alla fine dell’articolo)Il petrolio c’èLa guerra contro l’Iran ha interrotto i flussi attraverso lo stretto di Hormuz. Oggi il greggio torna a passare in quantità vicine a quelle prebelliche, ma il gasolio resta scarso. Il problema è la raffinazione: la guerra ha ridotto la produzione degli impianti del Golfo e i droni ucraini hanno colpito le raffinerie russe, secondo i dati Unem.Nel rapporto mensile di ottobre, l’Agenzia internazionale per l’energia (AIE) scrive che i prezzi mondiali del diesel sono scesi dai massimi storici di settembre, oltre 200 dollari al barile, ma restano vicini al doppio del greggio e dei livelli precedenti alla crisi. A settembre il margine di raffinazione del diesel, cioè quanto il prodotto finito vale più del greggio da cui si ricava, ha toccato il record di quasi 95 dollari al barile, ha riportato Reuters.Quando il margine è alto, il prezzo alla pompa resta alto anche se il petrolio scende. Secondo l’AIE il mercato del gasolio tornerà in surplus nel primo trimestre del 2027, ma non abbastanza da recuperare il deficit accumulato nel 2026.L’embargo sul gasolio russo e la leva americanaL’Europa non produce tutto il gasolio che consuma. Il continente ne importa circa un quinto e ad agosto più della metà di queste importazioni arrivava dagli Stati Uniti. Dal 2023 l’Unione europea non importa più prodotti raffinati russi, per le sanzioni decise dopo l’invasione dell’Ucraina. L’embargo resta in vigore: il 12 ottobre i ministri degli Esteri europei hanno confermato che le sanzioni contro Mosca non verranno sospese e l’importazione diretta di diesel russo nell’Ue resta vietata.Gli Stati Uniti hanno preso la strada opposta. Il 9 ottobre il presidente Donald Trump ha annunciato un accordo con Vladimir Putin per forniture di gasolio russo al mercato americano e mondiale: 300mila tonnellate subito, 500mila a novembre, un milione in seguito. Il Tesoro statunitense ha sospeso temporaneamente le sanzioni sul diesel russo. La Russia, che aveva prorogato fino alla fine di ottobre il proprio blocco all’export di gasolio, si è impegnata a revocarlo. Il 23 ottobre il primo carico era diretto a New York. Per l’AIE l’allentamento russo difficilmente cambierà l’equilibrio del mercato, perché il limite è la capacità delle raffinerie russe rimaste ferme.Nel frattempo Washington ha usato il proprio gasolio come leva. Il 1° ottobre Reuters ha rivelato, citando tre fonti anonime, che l’amministrazione Trump minacciava di bloccare l’export di diesel verso Francia e Germania se non avessero attinto alle proprie riserve di emergenza. Secondo una delle fonti, Washington chiedeva all’Ue di immettere sul mercato 120 milioni di barili in sei mesi. La Commissione europea ha respinto la minaccia. Il 2 ottobre i Paesi del G7 hanno concordato il rilascio coordinato di 100 milioni di barili di gasolio e greggio in quattro mesi, e gli Stati Uniti hanno rinunciato al divieto.Le raffinerie italiane non lavorano a pieno regimeIn Italia sono attive dieci raffinerie tradizionali, due bioraffinerie a Porto Marghera e Gela e un impianto in conversione a Livorno. Secondo i dati ufficiali dell’Unione energie per la mobilità (Unem), nel 2025 hanno prodotto 63,7 milioni di tonnellate di raffinati e oggi lavorano intorno al 77 per cento della capacità.Il presidente dell’Unem, Gianni Murano, ha spiegato a Moneta che il 77 per cento è la media dell’anno e che ad agosto l’utilizzo era salito all’85 per cento. Ogni impianto ha manutenzioni, configurazioni e vincoli logistici diversi, e non tutta la capacità inutilizzata si può attivare in fretta. Secondo Murano, negli ultimi 15 anni in Europa hanno chiuso 30 raffinerie, circa il 20 per cento della capacità.L’8 ottobre il ministro delle Imprese Adolfo Urso e il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin hanno incontrato le compagnie di raffinazione e hanno chiesto di aumentare la produzione, indicando il carburante per aerei come il prodotto più critico. Al tavolo l’Unem ha risposto che aumenti ulteriori sarebbero possibili con modifiche europee alle specifiche tecniche dei carburanti, secondo la nota diffusa dopo l’incontro. Murano ha però ridimensionato le attese: all’Europa mancano circa 5 milioni di barili al giorno di capacità di raffinazione e l’Italia da sola pesa poco. Accise, niente sconto e niente accise mobiliDa marzo il governo ha ridotto più volte le accise sui carburanti. Il 24 settembre Pichetto Fratin ha detto che il bilancio dello Stato non può sostenere un costo di circa un miliardo di euro al mese per questi tagli. L’ultimo sconto sul gasolio, di 6,1 centesimi al litro IVA inclusa, è scaduto il 5 ottobre. Dal 6 ottobre l’accisa è tornata all’aliquota ordinaria di 672,90 euro ogni mille litri.È la stessa aliquota della benzina. La legge di Bilancio 2026 ha allineato le accise dei due carburanti a 672,90 euro ogni mille litri dal 1° gennaio. Con la fine dello sconto il gasolio paga di nuovo esattamente quanto la benzina, sulla quale non era più applicata alcuna agevolazione da mesi. Il governo aveva annunciato che allo sconto sarebbero seguite le accise mobili, il meccanismo che usa il maggiore gettito IVA dovuto ai rincari per finanziare un taglio temporaneo delle accise. Il decreto interministeriale necessario ad attivarle non è stato pubblicato. Restano le iniziative delle compagnie: Eni aveva fissato dal 28 settembre un tetto di 2,19 euro al litro sul gasolio, alzato a 2,25 euro dopo la fine dello sconto fiscale, e Tamoil applica un tetto fino al 31 ottobre.I 105 milioni del governo e il blocco dei TIRLe prime proteste spontanee degli autotrasportatori sono cominciate in Calabria a inizio ottobre e si sono estese alla Puglia. Il 16 ottobre la mobilitazione è arrivata in Sicilia, Basilicata e Campania. In Puglia, secondo Enilive, 150 delle sue 300 stazioni di servizio erano rimaste senza carburante. Il 19 ottobre alcuni camion hanno bloccato il varco principale del porto di Napoli. La mancanza di carburante nei distributori del Sud non dipendeva dalla crisi internazionale ma dai blocchi. Le autobotti non riuscivano a raggiungere depositi e stazioni di servizio.Il 20 ottobre il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini aveva promesso 480 milioni di aiuti subito e altri 590 per il rinnovo dei mezzi, senza fermare la protesta. Il 22 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge di sostegno ad autotrasporto, agricoltura e pesca.Per l’autotrasporto il decreto aggiunge 45,2 milioni al credito d’imposta sul gasolio acquistato tra marzo e agosto e stanzia altri 60 milioni per gli acquisti dal 1° settembre al 5 ottobre: in tutto 105,2 milioni. Per l’agricoltura sono previsti 60 milioni, per la pesca un contributo pari al 10 per cento della spesa per carburante, fino a 10 milioni. Il viceministro Edoardo Rixi ha spiegato che il plafond del credito sale così da 430 a circa 480 milioni e che i crediti saranno disponibili per le prime aziende dalla settimana prossima.Salvini ha annunciato anche la sospensione fino a marzo 2027 dei pagamenti dei leasing dei mezzi e il decreto rinvia al 1° gennaio 2027 il contributo doganale sulle spedizioni di piccolo valore. La Commissione di garanzia sugli scioperi aveva chiesto la precettazione degli autotrasportatori.Perché i 105 milioni non abbassano il prezzo alla pompaI 105 milioni sono crediti d’imposta: restituiscono alle imprese di autotrasporto una parte di quanto hanno già speso per il gasolio tra marzo e i primi di ottobre. Non cambiano il prezzo esposto al distributore, né per i camion né per le auto. Per chi fa il pieno con la propria vettura il decreto non prevede nulla.Le imprese di autotrasporto godono già di un rimborso parziale delle accise sul cosiddetto gasolio commerciale, che dal 6 ottobre è di 269,68 euro ogni mille litri. Il credito d’imposta si aggiunge a quel rimborso, ma arriva dopo e copre solo una parte dei maggiori costi.Gasolio e benzina sono la stessa cosa?No. Benzina e gasolio si ricavano entrambi dalla distillazione del petrolio, ma sono frazioni diverse. La benzina è più leggera e volatile. Il gasolio è un distillato medio, più pesante, della stessa famiglia del cherosene per aerei.Anche i motori funzionano in modo diverso. In un motore a benzina la miscela di aria e carburante viene accesa da una candela. In un motore diesel il gasolio si accende da solo per effetto della compressione. Per questo i due carburanti non sono intercambiabili: la benzina nel serbatoio di un’auto diesel può danneggiare pompa e iniettori. Chi sbaglia rifornimento non deve avviare il motore.Il gasolio costa oggi più della benzina perché la crisi ha colpito soprattutto i distillati medi, cioè gasolio e carburante per aerei, che l’Europa già prima della guerra doveva in parte importare. Poiché l’accisa è identica per i due carburanti, la differenza di circa 24 centesimi al litro riflette quasi solo il diverso costo industriale.Il gasolio per autotrazione è quello venduto ai distributori per auto, camion e autobus. Il gasolio agricolo e quello da riscaldamento sono prodotti simili ma con un trattamento fiscale diverso: il gasolio agricolo è colorato per distinguerlo e paga accise ridotte, mentre quello da riscaldamento costava 2,071 euro al litro il 19 ottobre.Che cosa può far scendere il prezzoSecondo gli economisti della Banca centrale europea sentiti da Euronews a settembre, perché benzina e gasolio tornino a scendere servono la fine della guerra in Medio Oriente, la normalizzazione dei flussi attraverso Hormuz e il ritorno della raffinazione ai livelli abituali, così da ricostituire le scorte.Nel breve periodo contano alcune scadenze. Martedì 27 ottobre è convocato il tavolo con gli autotrasportatori al ministero delle Infrastrutture. A fine mese scadono il tetto di Tamoil e il blocco russo all’export di gasolio. Resta da capire se e quando il governo attiverà le accise mobili. Il prossimo rapporto mensile dell’AIE è atteso il 13 novembre.