Londra, il Parlamento boccia la Royal Navy nell’Artico: i sottomarini nucleari d’attacco fermi in bacino tutta l’estate

Wait 5 sec.

LONDRA — «Il Regno Unito deve essere disposto ad affrontare una verità scomoda: oggi non ha tutte le capacità per operare con successo nell’High North». Lo scrive Tan Dhesi, deputato laburista e presidente della Commissione Difesa della Camera dei Comuni, nel rapporto pubblicato nella notte tra mercoledì e giovedì sulla presenza militare britannica nel Grande Nord, l’arco di mare e ghiaccio che va dall’Atlantico settentrionale all’Artico.Il documento parla di «lacune vistose» nella Royal Navy e chiede «progressi drastici» entro il 2030, l’anno che l’ex premier Keir Starmer aveva indicato come possibile data di un attacco russo alla Nato. In gioco, secondo la commissione, ci sono la popolazione, le condutture e i cavi sottomarini che collegano l’isola al resto del mondo e il deterrente nucleare imbarcato sui sommergibili, riferiscono BBC e Guardian.Quante navi ha davvero la flotta? Il requisito è di 19 unità di scorta. In servizio ce ne sono 11: cinque fregate Type 23, specializzate nella caccia ai sommergibili e nella protezione del deterrente, e sei cacciatorpediniere Type 45. Otto nuove fregate Type 26 sono in costruzione, ma i cantieri vanno a rilento, e la commissione chiede che nessuna delle navi residue venga ritirata prima che le sostitute siano pronte.E i sommergibili d’attacco? Il rapporto denuncia una disponibilità «scandalosamente bassa». Quest’estate tutti e cinque gli Astute, i battelli a propulsione nucleare che dovrebbero dare la caccia a quelli russi, erano in bacino. La Marina ha perso, almeno per ora, la capacità di operare sotto i ghiacci artici. Il cacciatorpediniere HMS Dragon, dopo l’attacco con un drone a una base della Raf a Cipro, ha impiegato più di tre settimane per raggiungere il Mediterraneo orientale: andava prima tirato fuori dal bacino di carenaggio.Chi controlla il ghiaccio? «La Russia può usare il ghiaccio per nascondere e proteggere i propri sommergibili, minacciando le rotte Nato, le infrastrutture critiche britanniche e il deterrente nucleare», si legge nel rapporto. Dhesi aggiunge che «le forze russe di sommergibili e sabotaggio pongono rischi diretti all’Atlantico settentrionale e al Regno Unito» e che il ministero della Difesa stesso ha ammesso «una grave lacuna nella lotta antisommergibile». All’inizio dell’anno il ministero aveva detto che l’attività dei sommergibili russi in Atlantico è tornata ai livelli della Guerra fredda; le navi spia di Mosca compaiono sempre più spesso in acque britanniche.Il baricentro della JefDove devono stare gli alleati? La commissione chiede al governo di valutare se la Joint Expeditionary Force, la coalizione militare a guida britannica che riunisce Paesi del Nord Europa, debba spostare il proprio baricentro dal Baltico al Grande Nord. La ragione è nei dubbi, citati dal rapporto, sulla tenuta dell’impegno di Washington verso la Nato. Mosca, dal canto suo, investe sui minerali e sulla Rotta del Mare del Nord lungo la costa artica, resa più praticabile dallo scioglimento dei ghiacci.Il governo non ha risposto nel merito. Un portavoce del ministero della Difesa ha detto che Londra è «lucida sulla minaccia che la Russia rappresenta», ha rivendicato 330 milioni di sterline investiti nella protezione delle infrastrutture sottomarine e ha ricordato che il ministro della Difesa Wes Streeting è stato in Islanda questo mese, ad assistere al tracciamento di sommergibili russi da parte della fregata HMS St Albans. La Jef, ha aggiunto, «sta rafforzando il fianco settentrionale della Nato».L’opposizione conservatrice ha usato il rapporto contro il governo. Stuart Anderson, ministro ombra per la prontezza bellica, ha detto che il documento «mette a nudo vistose lacune di capacità nell’High North proprio mentre cresce il rischio di guerra con la Russia». Da Mosca, Cremlino e ministero della Difesa non hanno commentato.Resta la scadenza. Il 2030 è fra poco più di tre anni e le otto fregate Type 26 sono ancora nei cantieri. Il lavoro, scrive Dhesi, «non può cominciare troppo presto».