Nigeria, primo caso di Ebola ad Abuja: la paziente è rimasta 9 giorni in ospedale senza diagnosi

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ABUJA — Due settimane fa il Centro nigeriano per il controllo delle malattie aveva annunciato il rafforzamento della sorveglianza, dopo il caso di Ebola scoperto a Nairobi. Martedì il ministro della Salute Muhammad Ali Pate ha dovuto spiegare, in conferenza stampa nella capitale federale, che nel frattempo una donna malata di Ebola era ricoverata da nove giorni in un ospedale privato di Abuja senza che nessuno lo avesse accertato.È il primo caso di Ebola in Nigeria dal 2014 e il primo del ceppo Bundibugyo, quello che dal maggio scorso circola tra Repubblica Democratica del Congo e Uganda e contro cui non esiste vaccino né terapia autorizzata. La paziente era arrivata di recente con un volo internazionale dall’Uganda. Il governo ha già individuato 44 persone entrate in contatto con lei ed è partito il tracciamento: operatori sanitari, altri pazienti, familiari che l’hanno assistita, compagni di viaggio.La cronologia, riferita da Associated Press, è il punto dolente. I sintomi sono comparsi il 7 ottobre, il ricovero nella clinica privata del Territorio della capitale federale risale all’11, la conferma di laboratorio è arrivata solo martedì 20. Tredici giorni di malattia, nove dei quali in un reparto ordinario. «Stiamo facendo tutto il possibile per contenere questo caso rintracciando tutti i contatti che la persona può aver avuto», ha detto Pate.Il ministro ha parlato di «un caso contenuto», ha invitato alla calma e ha ricordato le regole elementari, a partire dal lavaggio delle mani, e i sintomi da non ignorare: febbre, debolezza intensa, mal di testa, vomito, diarrea. Gli ospedali pubblici e privati di tutto il Paese sono stati messi in allerta; Le Monde la definisce «allerta massima». La paziente è ora in isolamento. Il ministero non ha indicato il volo, la compagnia aerea, il nome dell’ospedale né le condizioni cliniche della donna.Il precedente di NairobiLa dinamica di Abuja ricalca quella del Kenya di inizio ottobre. Un uomo malato da settimane era uscito via terra dall’est del Congo verso l’Uganda e il 3 ottobre era atterrato a Nairobi, superando i controlli sanitari di entrambi gli aeroporti. I parenti lo avevano portato al Nairobi Hospital, una struttura privata, dove il Bundibugyo è stato confermato; è morto pochi giorni dopo. Il Kenya conta oggi 8 casi confermati e 1 morto, l’ultimo contagio risale al 18 ottobre.L’epidemia è stata dichiarata il 15 maggio nella Repubblica Democratica del Congo, la diciassettesima nella storia del Paese, e lo stesso giorno in Uganda; due giorni dopo l’Organizzazione mondiale della sanità l’ha classificata emergenza sanitaria di rilevanza internazionale. Secondo i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie aggiornati al 19 ottobre, il Congo ha superato 9.500 casi confermati con oltre 4.600 morti. L’Uganda, dopo 20 casi, si era dichiarata libera dal virus il 28 luglio; un caso importato è stato registrato anche in Francia.Pate ha ricordato il 2014 come prova dell’esperienza e dei sistemi di sanità pubblica del Paese. Allora, il 20 luglio, un viaggiatore gravemente malato arrivato dalla Liberia era risultato positivo a Lagos dopo il ricovero in un ospedale privato: 72 persone potenzialmente esposte tra aeroporto e clinica, l’emergenza dichiarata dal ministero federale e il focolaio contenuto. La partita, anche stavolta, si gioca sulla lista dei contatti: se i 44 nomi restano sani, il caso di Abuja resta uno.Mancano, per ora, le altre voci. L’Oms e l’Africa CDC, l’agenzia sanitaria dell’Unione africana, non hanno ancora commentato il caso di Abuja; il ministero della Salute ugandese, il Paese di partenza del volo, non ha preso posizione. Da maggio il Bundibugyo ha preso l’aereo tre volte: verso Parigi, verso Nairobi, verso Abuja.