La Juventus resta nel limbo: non risale, non affonda. Cambia modulo e atteggiamento, ma non ritrova equilibrio e automatismi. Rischia di capitolare per un’ora, ma quando acciuffa il 2-2 su rigore di Woltemade recupera ardore e furore agonistico, che non basta per stendere il Rennes ma quantomeno rappresenta un punto di (ri)partenza, se si vuole guardare il bicchiere mezzo pieno. Spalletti chiedeva risposte ai suoi ragazzi dopo il 3-0 con la Lazio e non si può dire sia stato accontentato, ma il 2-2 in Europa League ottenuto per giunta in rimonta contro i francesi – con tanto di gol annullato nel finale a Lucumi che avrebbe regalato il 3-2 – racconta di una squadra viva, pur in mezzo a mille difficoltà. Se la classifica in coppa resta ottima, è in campionato che la Signora è chiamata a cambiare marcia. I prossimi due impegni contro Lecce e Genoa diventano dunque un crocevia fondamentale per la stagione e per il futuro del tecnico toscano, che intanto incassa parole di fiducia da parte dell’ad Giovanni Carnevali. “Credo che la continuità sia la cosa più importante che in questi anni è mancata. Probabilmente è anche per questo che ci troviamo in questa situazione, e non soltanto sotto il lato sportivo, ma anche sotto quello economico – ha sottolineato nel pre-partita – Penso che quello che conta sia il lavoro e mister Spalletti, su questo, sa bene cosa deve fare”. Serve di più, però, per mettere in sicurezza la panchina e scacciare ulteriormente il fantasma di Antonio Conte. La partitaIl nuovo vestito della Juventus – il 3-4-1-2 varato dall’allenatore di Certaldo per venire incontro alle richieste del gruppo dopo la batosta con la Lazio – sembra subito funzionare, perché dopo neanche cinque minuti la rifinitura di Woltemade premia l’inserimento vincente di Celik, che nella sua fascia di competenza, quella a destra, trafigge Samba. La gioia bianconera dura però appena una decina di minuti, fino a quando la sponda aerea di di Reynolds trova appostato come un falco in area piccola Al-Tamaari che rimette la sfida in equilibrio. Come spesso le capita la Signora accusa il colpo sul piano mentale, che si riflette sull’atteggiamento in campo. I padroni di casa perdono le distanze e si intimoriscono, favorendo l’intraprendenza e l’esuberanza dei rossoneri, tanto distratti dietro quanto pericolosi in proiezione offensiva nonostante l’assenza del loro capocannoniere, Esteban Lepaul. Ne viene fuori una partita sconclusionata, in cui Bremer e compagni vanno vicini al doppio vantaggio – in particolare con una doppia occasione per McKennie – ma al tempo stesso sbandano continuamente, in particolare sull’out mancino dove Nagida fa il bello e il cattivo tempo. Il Rennes sempre più in fiducia si porta così avanti prima dell’intervallo, approfittando di un’ingenuità in area di Douglas Luiz, che in scivolata colpisce il pallone con il braccio. Dia dal dischetto spiazza Vicario e la Juve tona a rivedere gli inferi, sotto forma dei fischi copiosi dello Stadium. Nella ripresa la scossa attesa non arriva, anzi sono i francesi a dar l’impressione di star meglio in campo, con Al-Tamaari che semina il panico in area dopo aver saltato Vicario, senza però riuscire a trovare compagni in area. Ci pensa un episodio a riportare ‘dentro’ la partita i bianconeri, ovvero il fallo di mano di Reynolds in area su tocco di Nico Gonzalez, il cui impatto in termini di energia e carattere in campo aiuta aiuta i ragazzi di Spalletti nella risalita. Dal dischetto si presenta Woltemade che non sbaglia e rimette in pista la Juve, che da quel momento si scuote, macina gioco e chiude il Rennes nell’area come prima non le era riuscito. Woltemade preoccupa i francesi con la sua stazza su un paio di traversoni insidiosi, ma nel finale è Lucumi in mischia a trovare la zampata vincente. Illusione che dura poco, perché l’arbitro annulla per fuorigioco. Cancellando la vittoria in rimonta e lasciando la Juventus in un limbo di gioco e di risultati. Questo articolo Europa League 2026, Juventus-Rennes 2-2 proviene da LaPresse