Volete fermare i maranza? Fate pagare papino e mammina

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La devastazione, la violenza, il saccheggio. Per strada, il campo di battaglia: è tutto distrutto, bruciato, divelto. Automobili, monopattini, motorini, segnali stradali, transenne, sanpietrini, vetrine dei negozi. E grossi store del centro, razziati. Chi risponde del disastro di Milano, dei danni provocati dalla furia cieca contro forze dell’ordine, beni pubblici, privati e attività economiche? Sono ragionevolmente quasi tutti minorenni, arrivati dalle periferie e da altre città dell’hinterland, i maranza a volto coperto della codarda orda barbarica che ha distrutto la città in zona Duomo in risposta alla chiamata social per radunarsi – erano in migliaia – e creare il panico al centro di Milano. Hanno scassato tutto quello che gli è passato sotto tiro, aggredito la polizia, saccheggiato i negozi del centro filmando tutto e pubblicando sui social. Sono immagini impressionanti. Ma adesso chi paga?A sentire le voci che da sinistra coccolano i “giovani rivoluzionari”,  i danni fisici sono effetti collaterali di nobili proteste e si ripagano, a differenza di quelli derivanti dalle politiche usurpatrici del futuro dei giovani. Lo dice in un impeto di insulsa retorica propagandistica fuori luogo Lorenzo Pacini, assessore del Municipio 1, nuovo front-man del Pd milanese che nelle scorse settimane aveva ventilato una sua candidatura a sindaco. Il suo non detto che risponde alla domanda più concreta di tutte è il marchio ideologico intorno a cui spesso costruisce gli occhiolini alla sinistra più radicale: ci sono le risorse pubbliche, ergo “pagano i contribuenti”.Per fortuna non governano loro e, grazie al “decreto anti-maranza” varato dal Consiglio dei ministri, a luglio il governo Meloni ha dichiarato guerra ai baby delinquenti cambiando le regole sull’imputabilità dei minori. Tecnicamente, intervenendo sull’articolo 98 del Codice penale, il provvedimento introduce una presunzione relativa (in quanto soggetta a prova contraria) di capacità di intendere e di volere per chi, al momento del fatto, abbia compiuto quattordici anni e non ancora diciotto. In pratica, se fino ad ora il giudice è stato tenuto all’accertamento della capacità del minorenne di intendere e di volere caso per caso, adesso questa si presume fino a prova contraria. La misura ha un principio chiaro teso a ribadire l’assunto del quieto vivere, anche in chiave pedagogica: chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre, anche se minorenne.Le circostanze dello scorso weekend impongono un’accelerata e la necessità di superare qualunque resistenza, anche sull’arresto differito per saccheggi e devastazioni, da parte delle forze di maggioranza. Il bilancio ufficiale riporta 271 persone fermate e condotte in questura, 220 sono minori. In 11 rischiano fino a 15 anni di carcere. Bene così. Ma oltre le elucubrazioni (necessarie) sull’analisi del fenomeno, adesso è soprattutto il momento delle soluzioni pratiche immediate: innanzitutto devastare economicamente i responsabili dei danni materiali. Se distruggi, paghi. Non paghi tu? Pagano i tuoi genitori. Non puoi pagare? Vai in galera. E se per di più non hai titolo per stare in Italia, vieni impacchettato e rispedito nel tuo Paese.Leggi anche: Milano, manganellate e arresti necessari (ma non per tutti, anzi)Sparategli a vista. L’esasperazione di un’anziana mentre devastano MilanoIn secondo luogo, bisogna massacrare politicamente i responsabili ideologici che soffiano sul fuoco. Certo in politica, perché dovrebbero rispondere di certe assurdità istigatrici; ma certamente anche a partire dalle scuole pubbliche che, evidentemente, necessitano di epurazione dalla propaganda: chi usa la cattedra in maniera non laica deve essere licenziato. Toglie ogni dubbio su questa impellenza il giustificazionismo dell’ultima uscita folle di Carlotta Cossutta, docente (e possibile candidata alle primarie del centro sinistra per Milano): “Se cinquemila giovanissimi, per lo più minorenni, scendono in piazza, la politica ha il dovere di abbandonare i mantra di condanna e aprire le orecchie per ascoltare quello che questa generazione sta chiedendo. Ciò che si è riversato in piazza oggi a Milano non è un gruppetto di facinorosi, bensì la giusta rabbia di ragazzi a cui la politica sta togliendo il futuro“.Parole assurde che pretendono di glorificare le gesta dei baby criminali, abbandonando la via della condanna ferma, doverosa e comunque non sufficiente.Francesco Catera, 20 ottobre 2026L'articolo Volete fermare i maranza? Fate pagare papino e mammina proviene da Nicolaporro.it.