Il segretario di Stato Usa Rubio: «Con l’India siamo vicinissimi all’accordo». Resta il nodo del petrolio russo

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MUMBAI — «Siamo vicinissimi: direi vicini quanto si può esserlo senza aver ancora firmato». Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha descritto così, ai cronisti, l’accordo commerciale tra Stati Uniti e India, martedì a Mumbai, dopo il colloquio con il ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar. Restano, ha aggiunto, «un piccolo numero di punti da chiudere», e la firma «arriverà a breve». La domanda che la visita lascia aperta è «che cosa manca», e a quale prezzo per Nuova Delhi.Il colloquio, riferisce Associated Press, ha toccato commercio, energia, tecnologia, difesa e dossier regionali, e arriva quattro giorni dopo la decisione di Donald Trump di sospendere i dazi legati agli acquisti indiani di greggio russo. Rubio ha definito quella deroga «una pausa di 60 giorni» e ha ammesso che la trattativa commerciale ha pesato sulla scelta. A Mumbai i due ministri hanno poi visto il capo della diplomazia degli Emirati, Abdullah bin Zayed Al Nahyan, per un trilaterale sulla sicurezza energetica regionale.Il primo punto senza risposta è proprio il petrolio di Mosca. La legge firmata da Trump a metà settembre prevede dazi fino al 100% sui cinque maggiori importatori di greggio russo, e l’India è seconda dopo la Cina. A febbraio il presidente aveva annunciato un’intesa con taglio dei dazi in cambio della fine degli acquisti, sostenendo che il premier Narendra Modi glielo avesse promesso; Nuova Delhi non lo ha mai confermato. I raffinatori indiani hanno diversificato per qualche settimana, ma secondo i dati della società di analisi Kpler la Russia resta il primo fornitore.Rubio stesso, sabato, prima di partire, aveva riconosciuto il problema: Paesi come l’India «ricevono ancora una quota sostanziale di energia dalla Russia perché è difficile cambiare da un giorno all’altro», ma «sono anche un alleato e un partner importante degli Stati Uniti».Il secondo punto è l’aliquota. L’India chiede un dazio finale simile a quello di concorrenti manifatturieri come il Vietnam, e a Nuova Delhi il governo parla con due voci. La ministra delle Finanze Nirmala Sitharaman a inizio ottobre ha detto che i negoziati si erano «appiattiti»; il ministro del Commercio Piyush Goyal la settimana scorsa ha assicurato che la prima tranche è in fase finale.La tappa di JamnagarMercoledì Rubio vola a Jamnagar, nel Gujarat, dove sorge il complesso di raffinazione più grande del mondo: 1,4 milioni di barili al giorno, di proprietà della Reliance Industries del miliardario Mukesh Ambani, grande esportatore di diesel e storico acquirente del greggio russo Urals e di quello venezuelano. L’ambasciatore americano in India, Sergio Gor, ha detto a una tv indiana che Jamnagar può diventare una fonte preziosa di diesel per gli Stati Uniti, mentre il gasolio è in forte rialzo nel mondo dopo la guerra con l’Iran e il greggio sfiora i 104 dollari al barile. A marzo Trump aveva annunciato un investimento di Reliance da 300 miliardi di dollari per una raffineria a Brownsville, in Texas.La partita, insomma, si gioca sui barili prima che sui dazi: Washington chiede all’India di comprare meno greggio russo e intanto guarda al diesel che a Jamnagar si raffina anche da quel greggio.Il terzo punto è il luogo. Gor, giovedì a un forum economico a Nuova Delhi, aveva detto che Washington «si aspettava» che Jaishankar e altri funzionari si spostassero a Mumbai per l’incontro. Il leader dell’opposizione alla Camera bassa, Rahul Gandhi, ha scritto su X che Rubio ha «convocato il suo impiegato a Mumbai»; per il partito del Congresso «un governo straniero che convoca il ministro degli Esteri dell’India su suolo indiano è un nuovo minimo». Il ministero degli Esteri ha replicato che ricevere dignitari stranieri fuori dalla capitale non è una pratica nuova, anche se rara.Prima del colloquio Rubio si era fermato al memoriale dentro l’hotel Taj Mahal Palace, sede dell’incontro, per un omaggio alle vittime del terrorismo. La sospensione dei dazi americani scade a metà dicembre.