SAN PIETROBURGO — Steve Witkoff, 69 anni, immobiliarista newyorkese diventato l’inviato di Donald Trump per tutte le crisi, è sceso mercoledì mattina dalla scaletta all’aeroporto Pulkovo di San Pietroburgo. Ad attenderlo sulla pista c’era Kirill Dmitriev, rappresentante speciale di Vladimir Putin per gli investimenti e la cooperazione economica.Witkoff porta a Putin un piano aggiornato per chiudere la guerra in Ucraina, messo a punto martedì a Oslo con Volodymyr Zelensky e gli europei. L’incontro è fissato per la mattinata al Palazzo Konstantinovskij, la residenza presidenziale sul golfo di Finlandia. Il consigliere diplomatico di Putin, Jurij Ušakov, ha detto che «i negoziati su una soluzione in Ucraina sono naturalmente parte integrante dell’agenda di oggi», e ha aggiunto: «Non so se oggi ci sarà un accordo».Il Cremlino ha fissato i paletti prima ancora che l’aereo atterrasse. Interpellato su una possibile «tregua energetica», lo stop reciproco agli attacchi contro centrali e raffinerie, il portavoce Dmitrij Peskov ha risposto all’agenzia di Stato Tass: «Non è cambiato nulla. Ci serve la pace, non una tregua». Nessuna soluzione piena, ha aggiunto, è possibile senza Kiev al tavolo.Alla riunione Witkoff sarà solo. Jared Kushner, genero di Trump e suo compagno di missione in tutti i round con i russi, è rimasto a casa con l’influenza e seguirà in collegamento video. Con Putin siederà anche Dmitriev.La tappa di OsloIl piano che Witkoff tiene in cartella è uscito da una giornata di colloqui nella capitale norvegese. Martedì, con Zelensky, il premier norvegese Jonas Gahr Støre, il presidente finlandese Alexander Stubb e i rappresentanti di Unione europea e Nato, si è parlato di garanzie di sicurezza per l’Ucraina, di un piano economico per il dopoguerra e dell’architettura di sicurezza del continente. L’obiettivo dichiarato dagli americani è aprire la strada a un negoziato diretto a tre fra Washington, Mosca e Kiev.Il segretario di Stato Marco Rubio ha definito i colloqui «positivi»: «Ora, forte di quelle idee, potrà andare a San Pietroburgo e condividerle». Stubb ha detto che i negoziati sono «di nuovo sui binari». Støre, mercoledì mattina alla tv pubblica Nrk, si è spinto oltre: «Penso che possiamo essere entrati in una fase in cui anche i russi cercano opportunità per la diplomazia». Witkoff tornerà a Oslo dopo la Russia per riferire. La spola fra le due capitali è, per ora, il surrogato del tavolo a tre che ancora non esiste.Su Stubb, però, Peskov ha messo una condizione: un contributo «costruttivo» del presidente finlandese sarà visto con favore, ma «se si limita a ripetere la posizione comune europea, difficilmente sarà un contributo costruttivo».Trump, martedì, ha scaricato il peso su Kiev: «L’Ucraina deve volere chiudere questa guerra». Putin, ha detto, è interessato a firmare, e «la Russia è una grande macchina, continuano a macinare avanti, hanno preso un pezzo di terra molto grande». Le parole arrivano dopo settimane di gelo con Zelensky, seguite all’accordo sul diesel con cui la Casa Bianca ha tolto le sanzioni sulle vendite di carburante russo. Il presidente ucraino martedì ha ringraziato Washington per la ripresa della condivisione di intelligence sugli attacchi russi; mercoledì, ancora a Oslo in visita al Parlamento norvegese, non ha ancora commentato pubblicamente la missione in Russia.Witkoff ha anche un dossier umanitario da aprire con Putin: la liberazione di Stephen Hubbard, cittadino americano detenuto in Russia con l’accusa di aver combattuto come mercenario per l’Ucraina, secondo il New York Times.È la seconda volta in sei settimane che l’inviato vede Putin di persona. Il 5 e 6 settembre era a Mosca con Kushner, poi a Kiev, e il Cremlino aveva parlato di colloqui «molto franchi e costruttivi». Da allora la guerra, cominciata con l’invasione su vasta scala di oltre quattro anni e mezzo fa, non si è fermata: i fronti non si sono mossi e Mosca e Kiev restano distanti sui termini di qualsiasi intesa.