LONDRA — Il governo laburista che nel 2024 aveva promesso di non concedere nuove licenze nel Mare del Nord ha approvato mercoledì 21 ottobre il giacimento di gas Jackdaw, a pochi mesi dall’estate più calda mai registrata nel Regno Unito, e lo ha fatto ammettendo che le bollette non scenderanno. La ministra dell’Energia Miatta Fahnbulleh ha autorizzato la North Sea Transition Authority, l’ente che regola le attività petrolifere al largo della Gran Bretagna, a concedere il consenso alla produzione. Il gas arriverà a case e imprese britanniche «già da fine mese».Il campo è gestito da Adura, la società comune fra Shell e la norvegese Equinor. Al picco aggiungerà circa il 6% alla produzione nazionale di gas, fino a 40.000 barili equivalenti al giorno, per una vita utile di undici anni. Il governo conta 27 nuovi posti di lavoro e 273 protetti. Nello stesso giorno il Cancelliere dello Scacchiere, il ministro delle Finanze, ha istituito un Energy Wealth Fund, un fondo con dotazione iniziale di 2 miliardi di sterline (2,7 miliardi di dollari) per reinvestire i proventi degli idrocarburi nella transizione energetica.Il premier Andy Burnham, a Downing Street da luglio dopo le dimissioni di Keir Starmer, ha difeso la scelta con parole riferite da Reuters: «In un momento in cui la gente fa davvero fatica, è giusto che guardiamo in modo responsabile a massimizzare le riserve energetiche esistenti». E ha aggiunto: «Anche sul nostro ambizioso percorso climatico avremo bisogno di petrolio e gas per decenni. Per questo teniamo un approccio pragmatico sul Mare del Nord».Fahnbulleh ha spiegato che il progetto sostiene «la sicurezza energetica del Paese con gas nazionale quest’inverno» ed è «compatibile con i nostri impegni climatici giuridicamente vincolanti». La promessa del manifesto, secondo la ministra, non è violata: Jackdaw aveva già una licenza, e il governo «resta risoluto nel porre fine alle nuove licenze e nel raggiungere il net zero al 2050». Fahnbulleh ha anche tracciato una linea fra Jackdaw, gas destinato al mercato interno, e Rosebank, petrolio «soprattutto per l’export».Il progetto era fermo dal gennaio 2025, quando un tribunale scozzese aveva annullato il consenso originario imponendo di valutare anche le emissioni prodotte dalla combustione del gas estratto, non solo quelle dell’estrazione. La stessa sentenza aveva bloccato Rosebank, il più grande giacimento petrolifero non sfruttato del Regno Unito, a circa 130 chilometri a nord-ovest delle isole Shetland, anch’esso di Equinor. Su quello la decisione è ancora pendente.Le reazioni degli ambientalistiZack Polanski, leader dei Verdi, ha parlato di «vandalismo climatico». Per la responsabile politica di Greenpeace UK, Jackdaw «genererà profitti record per Shell ed Equinor alimentando il caos climatico». Uplift, l’organizzazione che contesta in tribunale le trivellazioni nel Mare del Nord, calcola che il campo coprirà circa il 2% della domanda britannica di gas, contro il 6% della produzione citato dal governo. Friends of the Earth e WWF si sono uniti alla condanna.Shell ha risposto con una nota: «I progetti energetici di lungo periodo dipendono da un quadro d’investimento competitivo e stabile, e da decisioni regolatorie tempestive e prevedibili». Uno studio commissionato da Adura, citato dal Guardian, stima che rinunciare a Jackdaw e Rosebank costerebbe all’economia britannica quasi 10,8 miliardi di sterline in dieci anni.La decisione arriva con i prezzi dell’energia in rialzo per la guerra con l’Iran, e dopo due anni in cui il presidente americano Donald Trump ha ripetutamente sollecitato Burnham ad ampliare le trivellazioni nel Mare del Nord. Il bacino, pilastro dei governi Thatcher negli anni Ottanta, è in declino dal picco di fine anni Novanta. Jackdaw è il giacimento più facile da difendere, perché gas e non petrolio, già licenziato e destinato al consumo interno; la partita vera si gioca su Rosebank.Lo dice la stessa direttrice di Uplift, Tessa Khan: «La credibilità climatica del Labour è ora in gioco, ma il test decisivo è Rosebank. Approvarlo significherebbe violare consapevolmente i limiti climatici di sicurezza».