Il mondo di Stupid Never Dies è stato devastato da una guerra tra esseri umani e mostri, un conflitto che ha portato all'uccisione del 98% della popolazione umana. A farla da padrone sono ormai le creature mostruose, dove gli zombie occupano il gradino più basso della società. Indovinate un po' chi è il nostro protagonista? Esatto, uno zombie, per giunta piuttosto stupido e incapace di combinare granché.Il suo nome è Davy e la sua vita cambia quando si ritrova all'interno di un centro commerciale. Qui incontra Julia, una ragazza letteralmente congelata in un freezer dopo essere fuggita dalla guerra. Davy se ne innamora perdutamente non appena la vede, non riesce a pensare a nient'altro se non a Julia. C'è solo un piccolo inconveniente, cioè che non ci ha mai parlato, lei non sa nemmeno chi sia Davy e, per quanto ne sappiamo, la scintilla scatta semplicemente perché la trova bella. Eppure Davy è disposto a fare qualsiasi cosa per lei. Anche salvare il mondo, se necessario, sebbene dell'umanità non gli importi assolutamente nulla. La sua unica ragione di vita è conquistare una ragazza che, almeno per il momento, non può neppure accorgersi della sua esistenza. A complicare le cose interviene il Dr. Steiner, uno scienziato che ha realizzato un dispositivo decisamente particolare, un water attraverso il quale è possibile raggiungere le profondità della Terra, scendendo sempre più in basso fino al nucleo del pianeta. L'obiettivo è sconfiggere il KON, il temibile capo dei demoni, responsabile di aver sottratto agli esseri umani la loro intelligenza.Per riuscirci, Davy dovrà affrontare un lungo viaggio sotterraneo. Perché proprio Davy? Be', per sbaglio ha mangiato un uovo di fenice (la cui spiegazione è una delle tante assurdità che vi lasciamo scoprire giocando), evento che gli ha donato la capacità di divorare i nemici e assumerne le sembianze.Il risultato è una storia che non si prende mai troppo sul serio (a parte un paio di volte, per delle buone ragioni), con personaggi ben caratterizzati, siparietti divertenti e una quantità di situazioni surreali che riescono a strappare più di un sorriso. Il gioco non cerca continuamente di stupire con trovate eccessive, ma trova un equilibrio abbastanza efficace tra stupidità, ironia e momenti narrativi. Non aspettatevi una grande storia d'amore, insomma, ma una commedia assurda che riesce a sostenersi grazie alla simpatia dei suoi protagonisti. E, alla fine, ci siamo ritrovati a voler scoprire come sarebbe andata a finire. Una volta terminati i siparietti narrativi, si passa al gameplay vero e proprio. Stupid Never Dies è un roguelite d'azione che ruota attorno a un hub centrale, rappresentato dal centro commerciale. Qui possiamo parlare con i personaggi, accedere ai negozi, acquistare potenziamenti e prepararci alla prossima discesa nel dungeon attraverso il dispositivo del dottore.La progressione è scandita dalla storia e dai piani che possiamo raggiungere. All'inizio avremo accesso soltanto ai livelli più superficiali, mentre proseguendo nell'avventura sbloccheremo discese sempre più profonde, fino a superare il trentesimo piano. Non possiamo quindi lanciarci immediatamente verso il nucleo terrestre, ed infatti il gioco ci accompagna gradualmente, introducendo nuove possibilità e facendo avanzare la trama.Il combattimento, invece, è piuttosto diverso da quello di molti action moderni. Non ci sono i sistemi di parata tradizionale o un lock-on per mantenere la telecamera agganciata ad un avversario. Gli scontri ricordano piuttosto una rissa da picchiaduro a scorrimento, nella quale bisogna menare le mani, muoversi e cercare di eliminare i nemici prima di essere sopraffatti.L'unica vera meccanica difensiva, oltre al salto, è la cosiddetta parata stupida. Il nome è già tutto un programma, perché in realtà non si tratta di una parata vera e propria, quanto piuttosto di un piccolo scatto che, se effettuato quando un nemico brilla di giallo, è possibile attivare un contrattacco che lo espone a danni ingenti. Per carità, è utile, ma non abbastanza centrale da cambiare davvero l'impostazione degli scontri.Il loop del gameplay consiste nel superare i vari piani raccogliendo potenziamenti che migliorano l'attacco, il colpo critico e gli effetti di stato, costruendo una configurazione sempre più efficace per affrontare i nemici e i boss. Fin qui, nulla di particolarmente rivoluzionario per un roguelite. La differenza sta nella capacità di Davy di divorare i nuclei dei mostri élite per assumerne le sembianze. Una delle idee più interessanti di Stupid Never Dies è proprio il sistema delle trasformazioni. Mangiando determinati nemici possiamo acquisire forme alternative, come quella del lupo mannaro, di una fatina del ghiaccio o di un golem, ognuna dotata di caratteristiche e abilità differenti.Oltre alla forma originale di Davy, possiamo conservare due trasformazioni e alternarle attraverso le frecce direzionali. Premendo verso l'alto torniamo invece alla forma base. Questo permette di passare rapidamente da uno stile di combattimento all'altro, adattandoci alle situazioni e alle build che stiamo cercando di costruire.Le trasformazioni sono anche ben caratterizzate dal punto di vista estetico. Non ci limitiamo a diventare un lupo mannaro qualsiasi: è Davy a trasformarsi, mantenendo elementi del proprio aspetto, come il suo immancabile cappellino. Non tutte le forme, però, sono ugualmente efficaci. Il lupo mannaro è probabilmente la più versatile, grazie alla velocità, alla dinamicità e alla capacità di adattarsi a numerose situazioni. Altre creature possono invece rivelarsi particolarmente efficaci all'interno di specifiche build, come la fatina del ghiaccio, che infligge lo status ghiacciato, che ben si sinergizza con i bonus alle condizioni di stato.Il gioco incentiva comunque la sperimentazione, anche perché le trasformazioni si consumano man mano che scendiamo nei piani. Non possiamo quindi affidarci indefinitamente alla nostra creatura preferita e dobbiamo imparare a gestire le risorse a disposizione. È una scelta che aggiunge varietà, anche se un bilanciamento migliore avrebbe permesso a più trasformazioni di competere alla pari con il lupo mannaro. Se le trasformazioni rappresentano una delle idee più interessanti, è però il sistema di progressione a essere il vero motore dell'esperienza. Come in ogni roguelite che si rispetti, quando moriamo torniamo al centro commerciale e dobbiamo ricominciare la discesa. Possiamo acquistare nuove abilità e potenziamenti permanenti, ma c'è una meccanica che cambia sensibilmente il ritmo delle partite successive, ovvero il moltiplicatore di esperienza.In sostanza, i mostri che uccidiamo contribuiscono ad aumentare il moltiplicatore che determina quanta esperienza otterremo nelle run successive. Più giochiamo, più questo valore cresce e più rapidamente possiamo recuperare terreno dopo una sconfitta.La differenza si sente parecchio. Se nelle prime partite dobbiamo conquistare ogni singolo livello con pazienza, andando avanti può capitare di eliminare il primo nemico e ritrovarci immediatamente al livello 10, saltando tutta la progressione iniziale. È una sensazione estremamente appagante, perché ci permette di concentrarci sulle fasi più interessanti della discesa e di sperimentare build sempre più potenti.Ogni volta che saliamo di livello possiamo scegliere degli appositi scontrini delle abilità, che forniscono potenziamenti validi per la partita in corso. Più livelli accumuliamo, più scontrini possiamo selezionare e più il nostro personaggio diventa devastante. Si crea così un circolo virtuoso nel quale ogni partita contribuisce alla successiva, mentre ogni nuova abilità rende più semplice affrontare i nemici e raggiungere i piani più profondi.È probabilmente la parte più divertente di Stupid Never Dies. Arrivare alle fasi avanzate, eliminare un avversario e salire direttamente al livello 15, per poi riempire il personaggio di potenziamenti e cominciare a infliggere danni esagerati, è una vera goduria per chi ama questo genere di esperienze. Quando le build iniziano a funzionare, o meglio, a sinergizzare, il gioco riesce a restituire la classica sensazione di onnipotenza dei roguelike cuciti sapientemente.E non è tutto. Nel corso delle partite possiamo sbloccare nuovi venditori nel centro commerciale, incontrare ulteriori tipologie di mostri, ottenere abilità consumabili dai nemici più deboli da utilizzare una sola volta per infliggere danni, e raccogliere componenti aggiuntivi per il corpo di Davy, come accessori per le braccia e per le gambe che introducono ulteriori effetti. C'è davvero tanta carne al fuoco e, soprattutto nella prima parte dell'avventura, il gioco è molto bravo a darci sempre un motivo per tornare nel dungeon. Il problema è che Stupid Never Dies dura parecchio più di quanto ci aspettassimo. Per arrivare ai titoli di coda bisogna mettere in conto circa 30 ore, una durata considerevole per un roguelite di questo tipo. Una buona parte di questa longevità è giustificata dalla quantità di contenuti, ma a un certo punto si comincia ad avere la sensazione che gli sviluppatori abbiano deciso di allungare il brodo. Anzi, non è una "sensazione", è proprio fatto apposta.Nelle prime ore, ogni nuova discesa porta con sé qualche sorpresa. Si sbloccano venditori, trasformazioni, abilità e possibilità che modificano il modo di affrontare gli scontri. Più avanti, però, gli stimoli diminuiscono e il gioco comincia a ricorrere a espedienti che risultano decisamente meno naturali.Capita di dover affrontare delle run con l'obiettivo di raccogliere determinati oggetti, senza che queste attività aggiungano davvero qualcosa all'esperienza. In altri momenti, mentre stiamo affrontando una discesa, il gioco ci costringe a tornare indietro per attivare il segmento narrativo successivo, facendoci perdere la run e obbligandoci a ripetere il percorso per poter proseguire.Sono meccaniche che appartengono, in forme diverse, anche ad altri esponenti del genere. Persino un titolo del calibro di Hades II utilizza la ripetizione delle partite per farci ottenere nuovi potenziamenti e scoprire ulteriori sviluppi della storia. La differenza sta nel modo in cui questo sistema viene integrato nel ritmo dell'avventura: in Stupid Never Dies, soprattutto nella seconda metà, alcuni passaggi sembrano più un ostacolo artificiale che una conseguenza naturale della progressione.La situazione si fa ancora più evidente verso il finale, quando il gioco ci chiede di affrontare nuovamente tutti i boss già incontrati prima di poter raggiungere lo scontro conclusivo. Dopo decine di ore trascorse a ripetere le stesse attività, è una richiesta che finisce per appesantire un'esperienza che avrebbe avuto bisogno di un'accelerazione, non di un altro giro di giostra.Va detto che esiste una soluzione parziale: tra un piano e l'altro possiamo scegliere di saltare determinati livelli e raggiungere direttamente il boss. Il gioco ci permette così di abbreviare le discese, rinunciando però alle ricompense che avremmo ottenuto esplorando ogni piano. È un compromesso sensato, perché ci consente di scegliere quanto rischiare e quanto prepararci prima degli scontri più impegnativi.C'è poi un'altra variabile da considerare di cui non abbiamo parlato, ovvero il tempo. Le run sono infatti scandite da un limite temporale, rappresentato da un orsetto con un orologio, che ci obbliga a completare la discesa prima che scada il conto alla rovescia. Una volta esaurito il tempo, cominciamo a perdere vita fino a morire.Personalmente non sono un grande amante delle meccaniche a tempo, ma qui la scelta ha una sua logica e contribuisce a dare identità alle partite. Inoltre, il limite può essere esteso attraverso la progressione, permettendoci di rimanere sempre più a lungo nei dungeon. Anche questo elemento, tuttavia, contribuisce a spingerci verso nuove run e a ripetere le discese per diventare abbastanza potenti da affrontare le fasi successive.Il punto, quindi, non è che Stupid Never Dies sia ripetitivo perché è un roguelite. La ripetizione fa parte del genere ed è proprio ciò che rende soddisfacente costruire una build sempre più efficace. Il problema è che, a un certo punto, il gioco sembra dimenticarsi dei suoi limiti, chiedendoci di continuare a giocare anche quando le novità cominciano a scarseggiare. Se la progressione convince a metà, anche il sistema di combattimento presenta qualche limite. Gli scontri sono divertenti e hanno una buona dose di immediatezza, ma non sempre risultano fluidi come vorremmo. L'assenza di un lock-on, le limitate opzioni difensive e alcune animazioni che ci impediscono di eseguire subito l'azione successiva rendono gli scontri piuttosto meccanici.Può capitare di voler saltare per evitare un attacco e di dover aspettare che termini l'animazione precedente, finendo così per subire danni che avremmo voluto evitare. Altre volte ci ritroviamo a combattere quasi faccia a faccia con i nemici, affidandoci alla pressione offensiva più che a una gestione precisa delle distanze.È un sistema senz'altro diverso, ma che non sempre dà la sensazione di rispondere con la precisione necessaria. Il problema emerge soprattutto con alcune trasformazioni, che non raggiungono la stessa immediatezza e versatilità del lupo mannaro. Non parliamo di un combattimento da buttare, anzi: quando tutto gira per il verso giusto, gli scontri sono soddisfacenti e il sistema di potenziamenti riesce a esaltarli. Semplicemente, manca quel livello di pulizia che avrebbe reso l'azione più appagante. A sostenere Stupid Never Dies ci pensa anche e soprattutto la direzione artistica. Vi potremmo citare tante piccole chicche disseminate qua e là che denotano la cura con la quale è stato confezionato, ma parte del divertimento sta nello scoprirle.Per dire, tutte le varie interfacce sono splendide, gli adesivi dei nemici, le spillette delle abilità, per non parlare del modo in cui Davy conserva alcuni tratti del suo aspetto anche quando assume le sembianze di altre creature, è un altro esempio efficace di questa attenzione. La colonna sonora pop-punk-rock accompagna bene l'azione, aggiungendo energia agli scontri e contribuendo a definire il tono scanzonato dell'avventura. Tutto concorre a rendere Stupid Never Dies un gioco che sa quello che vuole essere. Il limite è che questa personalità non basta sempre a sostenere un'avventura troppo lunga. Quando le novità diminuiscono, il combattimento mostra le sue imperfezioni e la progressione comincia a ripetersi più del necessario, diventa difficile non chiedersi se qualche ora in meno avrebbe giovato all'esperienza complessiva.Prima di chiudere, vi segnaliamo che Stupid Never Dies al prezzo di 49,99€ su PS5 e PC Steam. Una cifra un po' troppo alta, motivo per il quale vi consigliamo di attendere uno sconto. Il codice digitale per questa recensione è stato fornito da GPTRACK50 Inc., che non ha avuto un'anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso monetario. 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