Startup, gli investimenti volano ma manca il bonus fiscale

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I soldi per le startup italiane stanno aumentando, ma la politica non tiene il passo. Nei primi nove mesi del 2026 gli investimenti in imprese innovative hanno raggiunto 1,465 miliardi di euro, contro gli 855 milioni dello stesso periodo del 2025. Eppure, mentre alcune aziende italiane conquistano spazio sui mercati internazionali, restano senza una soluzione due questioni considerate cruciali per il settore: il rinnovo dell’incentivo fiscale del 30% per chi investe in startup e Pmi innovative e la nomina dei vertici di CDP Venture Capital.È il messaggio lanciato da Italian Tech Alliance, l’associazione che riunisce investitori in innovazione, fondi di venture capital e imprese innovative, in occasione di IMPATTO, l’incontro organizzato a Roma nell’ambito della due giorni promossa da Lazio Innova il 22 e 23 ottobre. L’associazione chiede alle istituzioni di trasformare gli impegni in decisioni concrete, con regole stabili e tempi certi.Il nodo del bonus fiscale del 30%Il primo dossier riguarda l’agevolazione fiscale per gli investimenti in startup e Pmi innovative. La richiesta di proroga o ripristino dell’incentivo è stata notificata alla Direzione generale della Concorrenza della Commissione europea, per ottenere una nuova autorizzazione in materia di aiuti di Stato. Il passaggio europeo è necessario, ma non equivale al rinnovo della misura, che resta in attesa di una soluzione.Per Italian Tech Alliance, l’incertezza rischia di indebolire uno strumento utile a convogliare risorse private verso le imprese innovative. Il problema, sostiene l’associazione, è anche la prevedibilità delle regole: chi investe ha bisogno di conoscere in anticipo il quadro normativo entro cui muoversi.Il secondo nodo riguarda CDP Venture Capital, uno degli attori centrali del mercato italiano. Anche sul rinnovo delle cariche della società non è ancora arrivata una decisione. Per l’associazione, la continuità dei vertici è importante per garantire capacità d’intervento e sostegno allo sviluppo del settore.«Non chiediamo scorciatoie, ma regole chiare, strumenti funzionanti e tempi compatibili con quelli del mercato», afferma Davide Turco, presidente di Italian Tech Alliance. Secondo Turco, le imprese italiane hanno dimostrato di poter raggiungere dimensioni e ambizioni internazionali, ma ora spetta alla politica sostenerne il percorso. Il rischio, avverte, è perdere opportunità di crescita che il Paese non può permettersi di sprecare.Investimenti in aumento, ma le operazioni diminuisconoI dati dell’Osservatorio trimestrale sul venture capital in Italia, realizzato da Italian Tech Alliance e Growth Capital, mostrano un mercato in trasformazione. Nei primi nove mesi del 2026 il capitale investito è salito a 1,465 miliardi di euro, mentre il numero delle operazioni è sceso da 306 a 210.Aumentano quindi le risorse impiegate, ma si riduce il numero dei round. L’importo medio delle operazioni è passato da 4,1 a 7 milioni di euro, mentre quello mediano è cresciuto da 1,1 a 2 milioni. Il capitale raccolto nei primi nove mesi ha già superato il totale del 2024 e potrebbe oltrepassare anche il risultato dell’intero 2025.A trainare il mercato sono soprattutto le operazioni di maggiori dimensioni. Il software è il comparto che raccoglie più risorse, con 512 milioni di euro, pari al 35% del totale. Seguono le scienze della vita, con 246 milioni, le smart city, con 209 milioni, e il fintech, con 195 milioni. I quattro settori concentrano complessivamente il 79% del capitale investito.Il quadro, tuttavia, non è uniforme. Il numero delle operazioni nelle fasi iniziali, pre-seed e seed, è diminuito del 37%, passando da 183 a 116. Al contrario, i round di serie B e successivi sono raddoppiati, arrivando a 18 e raccogliendo complessivamente 648 milioni di euro, pari al 44% del capitale investito. I dati indicano una maggiore concentrazione delle risorse sulle società più mature, mentre diminuiscono le operazioni nelle prime fasi di sviluppo.L’incontro IMPATTO organizzato da Italian Tech Alliance a Roma il 22 ottobre 2026La crescita italiana e il confronto con l’EuropaDal 2020 gli investimenti nelle startup italiane sono aumentati di 3,2 volte, il ritmo di crescita più rapido in Europa e pari a 2,5 volte la media continentale. I risultati confermano il potenziale dell’ecosistema nazionale, ma non cancellano la distanza dai principali mercati europei.Nei primi nove mesi del 2026, secondo i dati diffusi dall’associazione, il Regno Unito ha raccolto 25 miliardi di euro, la Francia 10,6 miliardi e la Spagna 2 miliardi. Quest’ultimo confronto è particolarmente significativo: a fronte di un numero di operazioni pressoché identico, il mercato spagnolo ha attirato circa 500 milioni di euro in più rispetto a quello italiano.Tra le società che testimoniano la crescita del settore ci sono Bending Spoons, Exein e Newcleo, citate da Italian Tech Alliance come esempi di imprese capaci di raggiungere una dimensione competitiva internazionale. Per il direttore generale dell’associazione, Francesco Cerruti, questi successi possono incoraggiare nuovi imprenditori e attirare l’attenzione di investitori istituzionali e decisori pubblici.Resta però il problema delle politiche per l’innovazione. «Se la traiettoria dell’innovazione italiana è decisamente positiva, senza un impegno concreto e tempestivo delle istituzioni continuerà a mancare una gamba fondamentale», avverte Cerruti. La richiesta dell’associazione è dunque di passare dalle dichiarazioni alle decisioni: perché la crescita degli investimenti possa tradursi in un rafforzamento duraturo delle imprese italiane, servono anche strumenti pubblici stabili e un quadro normativo prevedibile.Il confronto con investitori e istituzioniIl tema è stato affrontato nell’ambito di IMPATTO, il roadshow promosso da Italian Tech Alliance per illustrare il ruolo del venture capital e il contributo delle imprese innovative alla crescita economica. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, Renato Loiero, consigliere per le politiche di bilancio del presidente del Consiglio; Philippe Tibi, presidente dell’Initiative Tibi presso il ministero dell’Economia francese; Emanuele Levi, amministratore delegato di CDP Venture Capital; e Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione.Il messaggio che arriva dal settore è chiaro: il mercato italiano sta mostrando segnali di maturazione, ma per colmare il divario con gli altri Paesi europei non basta che crescano i capitali privati. Servono anche decisioni pubbliche in grado di accompagnare gli investimenti e dare certezze a chi scommette sull’innovazione.L'articolo Startup, gli investimenti volano ma manca il bonus fiscale proviene da La Verità.