Mar Nero, l’Europarlamento chiede all’Ue una missione navale: 7 mercantili colpiti dai droni in ottobre

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STRASBURGO — «Per proteggere il traffico mercantile, non per escalation, non per spaventare nessuno»: con questa formula dell’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas, pronunciata martedì davanti all’aula, il Parlamento europeo ha approvato oggi a Strasburgo una risoluzione che chiede all’Ue e ai governi di «prendere in considerazione» un’operazione navale nel Mar Nero. I voti: 432 favorevoli, 52 contrari, 88 astenuti.Il testo arriva dopo un mese in cui almeno sette mercantili sono stati colpiti da droni nelle acque economiche di Romania e Bulgaria, i due Paesi dell’Ue affacciati sul Mar Nero. Il Parlamento attribuisce a Mosca la responsabilità degli attacchi e delle ripetute violazioni dello spazio aereo romeno, chiede più impegno alla Nato e una cooperazione stretta fra Bucarest, Sofia e Ankara. Propone inoltre di usare i fondi non spesi di Safe, lo strumento comune di prestiti per la difesa, per aiutare i due Paesi a individuare e tracciare i droni. Il Cremlino nega ogni responsabilità e Mosca non ha rivendicato alcun attacco.La risoluzione non vincola nessuno. Mette però per iscritto quello che Nato, Bucarest e Sofia finora hanno evitato di dire: nessuno dei tre ha attribuito ufficialmente gli attacchi a un Paese. Nel testo c’è anche un rimprovero alla Bulgaria, la cui risposta viene definita «debole».Sette navi in un meseLa sequenza è cominciata il 5 ottobre, quando un cargo carico di mais, gestito da armatori turchi, ha preso fuoco ed è affondato fuori dalle acque territoriali romene: 2 morti, 11 salvati. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lo ha definito «un attacco orribile di due droni russi su una nave civile» in acque neutrali. Il giorno dopo due navi turche sono state colpite nella zona economica bulgara: una è affondata con tutto l’equipaggio e le ricerche sono state chiuse senza superstiti, dalla seconda sono stati tratti in salvo 18 marinai. Un traghetto ha udito l’esplosione a 70 miglia dalla costa.Poi una nave con 11 morti a metà mese, due tanker chimici in fiamme in acque romene il 15 ottobre con 7 dispersi, e il 17 due droni abbattuti da caccia F-16 romeni nello spazio aereo nazionale. Il bilancio è di 2 morti accertati e 25 dispersi; il centro studi Carnegie Europe conta 27 fra morti e dispersi e segnala ordigni sia aerei sia subacquei.Kallas ha parlato di «sei attacchi in dieci giorni di presunti droni russi», di una «escalation pericolosa e inaccettabile» e di una «tempesta perfetta» per le forniture alimentari mondiali, che dal Mar Nero passano in gran parte sotto forma di grano e mais. «La Russia non sta vincendo sul campo di battaglia; Putin colpisce i civili fuori dal campo di battaglia», ha detto.La Nato si è mossa prima del voto. Il Consiglio Atlantico, riunito a Bruxelles, ha deciso l’invio di aerei da pattugliamento marittimo, radar, squadre di artificieri, personale di intelligence e droni, ha detto il portavoce militare dell’Alleanza: «La cosa più importante è aumentare la consapevolezza situazionale». Un P-8 Poseidon americano, aereo da ricognizione marittima, ha cominciato a sorvegliare il Mar Nero, ha annunciato il presidente bulgaro Rumen Radev dopo l’incontro con il segretario generale Mark Rutte e con il presidente romeno Nicușor Dan. Sofia, ha aggiunto, attende «ulteriore assistenza».Una missione navale europea resta sulla carta. Servirebbe uno sforzo ben superiore ad Aspides, l’operazione Ue che scorta i mercantili nel Mar Rosso, e il pattugliamento aereo sarebbe più efficace, scrive EUobserver. Pesa soprattutto la Convenzione di Montreux del 1936, che limita il passaggio e la permanenza di navi da guerra dei Paesi non rivieraschi: per questo la Turchia vorrebbe riunire gli Stati costieri e organizzare convogli scortati in un corridoio protetto. Un funzionario romeno ha ammesso all’Associated Press che le navi di Bucarest non hanno difesa antiaerea.Da Mosca, alla risoluzione, finora nessuna reazione. In aula l’eurodeputato bulgaro dei liberali Ilhan Kyuchyuk aveva motivato così il suo sì: «La sicurezza del Mar Nero è parte integrante della sicurezza dell’Ue, e Bulgaria e Romania devono essere sostenute in questo momento difficile per i nostri due Paesi».