Se anche gli anestesisti e rianimatori da tempo fanno i conti con la carenza di specialisti, “nel 2026 si è invertito il trend di chi sceglie la scuola di Specialità. Quest’anno è stato assegnato il 90% dei contratti di specializzazione in Anestesia e Rianimazione, contro l’81% del 2025. Un ottimo trend”, dice “con gioia” a LaSalute di LaPresse Elena Giovanna Bignami, presidente della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva, a margine di Icare 2026, l’80° congresso nazionale Siaarti, in corso a Milano. “A tenere lontani i giovani colleghi da Anestesia e rianimazione finora era il fatto che si tratta di una specialità fisicamente pesante, distribuita H27 sette giorni su sette, che si occupa di fasi delicatissime del paziente, affetto da patologie tempo-dipendenti. Motivazioni – riflette Bignami – che possono essere stressanti, ma che sono anche quelle che ci portano a fare la differenza tra la vita e la morte, ad aiutare le persone a sentire meno dolore e ad avere una vita di qualità”. La presidente è convinta però che a chi sceglie oggi questa professione vada data la possibilità di “formarsi e poi di aggiornarsi costantemente, per avere sempre orizzonti e obiettivi e sconfiggere noia, abitudini e paure”.Le richieste per gli specialisti di AnestesiaDa Congresso di Milano Bignami chiede dunque orari di lavoro adeguati e aggiornamento continuo. “Il nostro è un lavoro usurante e difficile dal punto di vista emotivo: per questo chiediamo anche un percorso di benessere per ogni singolo medico”. Un messaggio rivolto a ministero della Salute, vertici ospedalieri e Istituto superiore di sanità.Anestesia e Rianimazione, le sfide e il soffitto di cristallo Ma c’è di più. “Le rianimatrici italiane arrivano anche ad essere il 54%, dunque il lavoro non manca alle colleghe. Ben diversa è la possibilità di progressione di carriera. Sia che si parli di ospedale che di università, le donne ai vertici sono ancora sotto il 10%”, scandisce Bignami. Insomma, siamo lontani da pari possibilità di carriera. Per la presidente, non a caso, le tre priorità per la professione sono “far lavorare bene gli anestesisti e rianimatori in ospedale, rispettando riposi, recuperi e turni adeguati; valorizzare chi lavora per la salute e la vita delle persone e infine la possibilità in generale di progressione di carriera”. La doppia ricorrenza e un po’ di storia della Società Se quello di Milano è l’ottantesimo congresso della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva, sabato 24 ottobre saranno anche 80 anni dalla prima fotografia della Terra vista dallo spazio. Un’immagine scattata nel 1946. Da lì è partita la cerimonia inaugurale di Icare 2026, dedicata ad andare “oltre i confini della cura”, condotta dal giornalista Max Sisto.Il primo congresso della Società degli anestesisti-rianimatori, che allora si chiamava Sia, si tenne a Bologna nel 1935. Da allora però non si è svolto tutti gli anni. Ecco perché Amalia Ercoli Finzi, ingegnera aerospaziale del Politecnico di Milano, ha raccontato in videomessaggio ai 3mila specialisti di Icare 2026 come nacque la prima fotografia della Terra vista dallo spazio. Il 24 ottobre 1946 un razzo V2 partì dalla base di White Sands, nel New Mexico, con una cinepresa nel vano che era stato degli esplosivi. La pellicola mostrò per la prima volta la curvatura della Terra da circa 100 chilometri di quota. “Per la prima volta si è vista la Terra nella sua interezza e nella sua fragilità”, ha detto Ercoli Finzi, rivolgendosi poi agli anestesisti. “Yuri Gagarin, il primo uomo ad andare nello Spazio, vedendo la Terra dall’alto, disse: da qui non vedo nessun confine. In medicina non ci sono confini: siamo tutti bisognosi e tutti destinati a essere aiutati dal vostro lavoro”.Un momento del Congresso della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, RianimazioneQuesto articolo Anestesia e rianimazione, il nuovo trend e le sfide per i giovani e la professione proviene da LaPresse