Bratislava ospita per la prima volta in Slovacchia una mostra dedicata a Letizia Battaglia, tra le principali protagoniste della fotografia documentaria del Novecento. L’esposizione, in programma dal 3 al 30 novembre 2026 al Dom umenia, rientra nella 36ª edizione di Mesiac Fotografie, una delle maggiori rassegne fotografiche dell’Europa centrale, e nella programmazione culturale 2026 dell’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava. La mostra è organizzata dall’Istituto insieme a Fotofo e Mesiac Fotografie, in collaborazione con l’Archivio Letizia Battaglia e Dom umenia. La curatela è affidata a Tomáš Pospěch, studioso e storico della fotografia, che ha scelto di concentrarsi sul rapporto tra la fotografa e Palermo, città che ha documentato per decenni e nella quale ha vissuto per gran parte della sua vita.Palermo attraverso l’obiettivo di BattagliaLe fotografie di Letizia Battaglia restituiscono un ritratto articolato della società siciliana, attraversata da contraddizioni, trasformazioni e relazioni umane. Nel corso di molti anni, la fotografa ha osservato Palermo nella sua complessità, costruendo una testimonianza visiva che supera i confini della cronaca e si confronta con la storia e la vita della comunità. Il suo lavoro è conosciuto a livello internazionale per la documentazione della violenza mafiosa, delle sue vittime e di alcuni degli episodi più drammatici della storia italiana degli anni Settanta e Ottanta. Le immagini hanno contribuito a fissare nella memoria collettiva le conseguenze della presenza mafiosa, restituendo un volto alle persone coinvolte e alle comunità segnate dalla violenza.Oltre la cronaca della mafiaLa produzione di Battaglia comprende anche una dimensione più ampia, dedicata alla vita quotidiana e alle persone che abitano la città. Nei suoi scatti trovano spazio donne e bambini, anziani, quartieri popolari, feste religiose e gesti ordinari. Palermo emerge così come una comunità osservata nella sua interezza, in cui la tragedia della violenza mafiosa convive con le esperienze quotidiane e con la dignità delle persone. È questa pluralità di sguardi a caratterizzare il lavoro della fotografa, capace di documentare la realtà senza ridurla a una sola dimensione.Il legame con Josef Koudelka e la fotografia dell’Europa centraleL’esposizione rappresenta anche un’occasione di confronto con la cultura fotografica ceca e slovacca. In questo contesto si inserisce il riferimento a Josef Koudelka, fotografo nato nell’allora Cecoslovacchia, legato a Battaglia e a Franco Zecchin, suo compagno di vita e di lavoro, da una lunga amicizia.Questo rapporto costituisce un punto di contatto tra la vicenda umana e artistica della fotografa italiana e la storia della fotografia dell’Europa centrale. La mostra si propone quindi come un’occasione per avvicinare esperienze e tradizioni visive diverse, attraverso il lavoro di una delle figure più riconoscibili della fotografia italiana.