Dopo le dichiarazioni di Marine Le Pen sulla volontà di ridurre di 11 miliardi di euro all’anno i contributi francesi all’Unione Europea, anche Alice Weidel, leader dell’Alternative für Deutschland (AfD), ha rilanciato la proposta di una profonda riforma delle istituzioni comunitarie, con l’obiettivo di ridimensionarne poteri, competenze e struttura amministrativa.Secondo quanto attribuito alla leader dell’AfD in un recente intervento, il progetto prevede una trasformazione radicale dell’attuale assetto dell’Unione Europea, restituendo agli Stati membri gran parte delle prerogative trasferite nel corso degli anni alle istituzioni di Bruxelles.Oltre alla riduzione dei contributi versati dalla Germania al bilancio comunitario, Weidel propone l’abolizione del Parlamento europeo nella sua forma attuale e la sua sostituzione con un organismo composto da delegati nominati dagli Stati membri. Anche la Commissione europea verrebbe ridimensionata, sia nel numero dei componenti sia nelle competenze, per restituire ai governi nazionali un maggiore potere decisionale.Un altro elemento centrale della proposta riguarda la possibilità per i singoli Paesi di scegliere se aderire o meno a determinate politiche comunitarie, superando così parte degli attuali vincoli comuni.La riforma coinvolgerebbe anche la Corte di giustizia dell’Unione Europea, che l’AfD vorrebbe sostituire con un tribunale arbitrale dotato di poteri più limitati. Il programma prevede inoltre una drastica riduzione delle agenzie europee e il congelamento degli organici delle istituzioni comunitarie.Materie come immigrazione, difesa, tassazione, politiche sociali e debito comune dovrebbero tornare prevalentemente sotto il controllo dei parlamenti nazionali. La Germania, secondo questa impostazione, dovrebbe inoltre recuperare maggiori competenze nei settori industriale e agricolo qualora l’Unione Europea non accettasse una revisione sostanziale del proprio funzionamento.L’AfD ipotizza anche strumenti di pressione finanziaria nei confronti di Bruxelles. In caso di mancata apertura alle riforme richieste, un eventuale governo guidato dal partito potrebbe tentare di sospendere i contributi tedeschi al bilancio comunitario. Una misura che, tuttavia, incontrerebbe rilevanti ostacoli giuridici, considerando gli obblighi derivanti dai trattati europei.Un capitolo specifico riguarda la Banca centrale europea (BCE). L’AfD vorrebbe modificare gli equilibri decisionali dell’istituzione, attribuendo maggiore peso ai Paesi economicamente più grandi dell’eurozona. Una simile riforma consentirebbe alla Germania di esercitare una maggiore influenza sulle scelte di politica monetaria, ma richiederebbe modifiche profonde all’attuale sistema istituzionale.Al momento, secondo la posizione descritta da Weidel, l’obiettivo prioritario non sarebbe l’uscita immediata della Germania dall’euro o dall’Unione Europea, bensì una trasformazione radicale delle istituzioni comunitarie. Qualora le richieste non venissero accolte, l’AfD potrebbe promuovere un referendum sulla permanenza del Paese nell’Unione.Resta comunque incerta la possibilità di tradurre queste proposte in iniziative di governo. Le prossime elezioni federali tedesche sono previste nel 2029 e, anche qualora l’AfD confermasse un forte consenso elettorale, la formazione di una maggioranza parlamentare rappresenterebbe un ostacolo significativo. Gli altri principali partiti tedeschi hanno finora escluso alleanze di governo con la formazione guidata da Weidel.Il peso politico dell’AfD, tuttavia, non dipende soltanto dalla possibilità di entrare nell’esecutivo. La crescita dei consensi può influenzare il dibattito nazionale e spingere le altre forze politiche a rivedere alcune posizioni, soprattutto su immigrazione, spesa pubblica e rapporti con Bruxelles.Anche nel governo tedesco esistono orientamenti favorevoli a una maggiore disciplina di bilancio dell’Unione Europea e a una revisione di alcune politiche comunitarie. Questo non significa necessariamente una convergenza con il programma dell’AfD, che propone cambiamenti ben più radicali, ma indica come il tema della distribuzione dei poteri tra Bruxelles e gli Stati membri sia destinato a rimanere centrale nel confronto politico tedesco.La questione, dunque, non riguarda soltanto le possibilità elettorali di Alice Weidel. Il progetto dell’AfD mette in discussione il modello stesso di integrazione europea, contrapponendo all’attuale sistema sovranazionale un’Unione fondata prevalentemente sulla cooperazione tra governi nazionali. Una prospettiva che, se dovesse acquistare maggiore consenso politico, potrebbe alimentare un nuovo confronto sul futuro delle istituzioni europee.