WASHINGTON — Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha detto ai giornalisti che un accordo di pace con l’Iran è «estremamente difficile» e che la pressione economica su Teheran continuerà finché non cesseranno gli attacchi alle navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Lo riferisce Al Jazeera. Poche ore prima il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva detto che lo Stretto resterà chiuso finché Washington non accetterà le condizioni iraniane.Al settimo mese della guerra che Stati Uniti e Israele conducono contro l’Iran dalla fine di febbraio, le due capitali ripetono così le posizioni di partenza. Le trattative indirette, attraverso Pakistan e Qatar, proseguono comunque.Rubio era stato più esplicito in un’intervista all’emittente indiana News18. «È duro fare un accordo con il regime iraniano», ha detto. «Non sanno come si fa un accordo, sono controllati da religiosi sciiti radicali, guidati dalla teologia». Ha accusato Teheran di «tattiche da U-Boot nazisti» contro navi civili e ha sostenuto che il traffico di petrolio ed energia nello Stretto è tornato «all’80-100 per cento» dei livelli prebellici grazie alla protezione americana.Il 7 ottobre, ad Atene, Rubio aveva già detto che l’Iran «non ha saputo cogliere molteplici opportunità» di intesa sul programma nucleare. Il vicepresidente JD Vance ha chiesto una riduzione «significativa» dell’arricchimento dell’uranio; il presidente Donald Trump ha smentito di aver offerto in cambio un alleggerimento delle sanzioni.Araghchi, da parte sua, ha parlato all’emittente irachena Al Ekhbariya. L’Iran, ha detto, non ha ricevuto alcuna risposta né dall’Arabia Saudita né dagli Houthi yemeniti all’offerta di facilitare un dialogo tra loro, avanzata dopo l’intensificarsi degli attacchi del movimento yemenita contro il regno all’inizio di ottobre, riferisce Reuters. Un intervento militare dell’Egitto a fianco dei sauditi, ha aggiunto, «complicherebbe ulteriormente la situazione». Teheran sostiene gli Houthi con denaro e armi, ma nega un ruolo diretto negli attacchi all’Arabia Saudita. Riad non ha commentato; la Casa Bianca non ha replicato alle condizioni poste da Araghchi.La carrozza del sultanoNello stesso giorno, a Windsor, re Carlo III ha ricevuto con salve d’onore e carrozza il sultano dell’Oman Haitham bin Tariq, il capo di Stato che da febbraio media tra Washington e Teheran. È la prima visita di Stato di un sovrano omanita in Gran Bretagna da 44 anni. Una distanza tra le capitali in guerra che dà alla cerimonia inglese un peso diverso da quello del protocollo: l’unico canale celebrato in pubblico, ieri, è stato quello del mediatore.Al banchetto per circa 160 invitati, tra cui gli amministratori delegati di Shell, BP e Airbus, il re ha lodato «l’impegno duraturo dell’Oman come interlocutore fidato di tutte le parti» e i suoi «nobili sforzi» per riaprire lo Stretto. Il sultano ha risposto: «In una regione che ha conosciuto troppi conflitti, l’Oman ha scelto una strada diversa, una strada indipendente. La Gran Bretagna è stata un’amica su questa strada».L’Oman, ex protettorato britannico indipendente dal 1951, si affaccia sulla sponda occidentale di Hormuz. Ha continuato a mediare pur essendo stato colpito da droni e missili iraniani, e in agosto Trump aveva minacciato di bombardarlo dopo l’intesa annunciata da Teheran con Muscat sulle rotte marittime.Oggi il sultano vede a Downing Street il primo ministro Andy Burnham per parlare di sicurezza, commercio e investimenti. Lunedì, fa sapere l’ufficio del premier, lo aveva già aggiornato sulla situazione nello Stretto e sui colloqui di pace tenuti lo scorso fine settimana in Pakistan.