Quattro gol, zero dubbi. La Roma travolge lo Slovan Bratislava e si prende la prima vittoria nella League Phase di Champions League nel modo più netto possibile. Una partita senza storia, indirizzata fin dai primi minuti e dominata fino al triplice fischio, con un divario tecnico apparso semplicemente troppo ampio per poter pensare a un copione diverso.Lo Slovan è sembrato, per qualità e intensità, un avversario nettamente inferiore. Una squadra che avrebbe probabilmente difficoltà a trovare spazio stabilmente nella nostra Serie A, tanto è apparso evidente il distacco rispetto alla Roma. Ma proprio per questo il merito dei giallorossi sta anche nel non aver trasformato una partita sulla carta comoda in una serata complicata.La Roma ha fatto quello che doveva fare: ha attaccato, ha segnato, ha continuato ad attaccare. Nessuna pausa, nessun calo di tensione, nessun rischio di lasciare aperta una partita che non avrebbe dovuto esserlo. Il vantaggio è arrivato al 21′, con Hermoso, bravo a finalizzare sotto porta dopo la sponda di testa di Ghilardi su una punizione disegnata da Pellegrini. Una rete che conferma ancora una volta quanto i difensori di Gasperini riescano a diventare protagonisti anche nell’area avversaria. Non più semplici marcatori, ma uomini capaci di partecipare stabilmente alla costruzione e alla finalizzazione.Il raddoppio porta invece la firma di Molina, ancora una volta premiato dalla capacità della Roma di accompagnare l’azione con tanti uomini. Nella ripresa poi la squadra ha chiuso definitivamente il discorso: Pisilli ha trovato il 3-0 al 52′, sfruttando il lavoro di Malen, mentre lo stesso olandese ha trasformato al 58′ il rigore conquistato da Wesley per il definitivo 4-0. Il risultato racconta già molto. Ma forse racconta ancora di più il modo in cui Gasperini continua a gestire questa Roma.Il tecnico non rinuncia alla sua filosofia nemmeno in Champions. Cambia, ruota, rimette dentro chi ha giocato meno e continua ad allargare le responsabilità. Stavolta dal primo minuto sono partiti Ghilardi e Balerdi in difesa, Molina sulla fascia e Rodrigo Mora alle spalle di Malen insieme a Pellegrini. Scelte che confermano ancora una volta un principio diventato ormai strutturale: Gasperini vuole una Roma larga. Non soltanto numericamente. L’obiettivo è avere quanti più giocatori possibile realmente dentro la squadra, non semplicemente seduti in panchina ad aspettare. Lo si è visto contro il Genoa, lo si è rivisto contro lo Slovan. Le gerarchie esistono, naturalmente, ma non devono diventare gabbie.Ed è probabilmente questa una delle ragioni per cui la Roma sta riuscendo a reggere un calendario diventato improvvisamente feroce. Dopo il trauma del Real Madrid, con il 3-1 trasformato in 3-4 in pochi minuti, arrivavano due appuntamenti apparentemente abbordabili ma pieni di insidie: il Genoa e lo Slovan. Due classiche bucce di banana, soprattutto per una squadra reduce da una mazzata morale e fisica di quel tipo. La risposta è stata invece quella di una squadra matura: 2-0 al Genoa, 4-0 allo Slovan. Sei gol segnati, nessuno subito e soprattutto la sensazione di aver archiviato immediatamente la notte col Real senza trascinarsi dietro paure o scorie. Questo forse è il dato che conta più di tutti. Perché fino a qualche tempo fa una sconfitta del genere avrebbe potuto lasciare il segno per settimane. Oggi la Roma sembra avere una capacità diversa di assorbire i colpi, ripartire e tornare immediatamente dentro la propria identità.La vittoria contro lo Slovan ha anche un peso importante nella classifica europea. Dopo il pareggio con il Fenerbahce e la sconfitta contro il Real, i tre punti erano praticamente obbligatori. Arrivano accompagnati da quattro gol che possono diventare preziosi anche sul fronte della differenza reti, elemento tutt’altro che secondario nella classifica unica della Champions.L’unica nota stonata della serata è purtroppo ancora una volta l’infermeria. Lorenzo Pellegrini, protagonista nell’azione del primo gol e coinvolto anche nella costruzione del raddoppio, ha dovuto lasciare il campo per un problema muscolare. Un nuovo stop che arriva mentre Dybala è ancora fermo e Koné non è disponibile, restringendo nuovamente le possibilità offensive e di rotazione proprio nel momento in cui le partite si susseguono una dietro l’altra. Ed è qui che torna il tema già emerso più volte: la Roma sta imparando a sfruttare molto meglio la profondità della propria rosa, ma quella profondità comincia a essere messa alla prova dagli infortuni. Oggi davanti restano soprattutto Mora, Soulé, Malen e Castro, mentre Gasperini continua ad aspettare il rientro di Dybala e dovrà ora capire anche l’entità del problema accusato da Pellegrini.La crescita della squadra, però, non si misura soltanto da chi manca. Si misura da come reagisce quando qualcuno manca. E da questo punto di vista le ultime due partite hanno dato indicazioni molto forti. La Roma sembra aver acquisito maturità, consapevolezza e una forza mentale nuova. Adesso, però, non c’è tempo per godersi troppo il 4-0. Sabato arriva la trasferta di Napoli contro la squadra di Allegri, un banco di prova completamente diverso per intensità, qualità e pressione. Ed è proprio lì che questa Roma dovrà provare a dare un’altra risposta. Perché battere Genoa e Slovan era necessario. Andare al Maradona con questa sicurezza e questa solidità significa invece misurare quanto il processo di crescita sia davvero avanzato. E quanto la Roma stia imparando a comportarsi da grande.Giallorossi.net | Andrea FioriniL'articolo ROMA FORZA QUATTRO proviene da Giallorossi.net | Notizie AS Roma, Calciomercato ed Esclusive.