La donna che ci insegna che cosa vuol dire manifestare

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E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.comPartiamo da un presupposto. Per i ladri serve che le prendano e poi li prendano. E’ inaccettabile che abbiano devastato le vetrine. Matteo Pucciarelli su Facebook ha scritto un simpatico peana per i vetri infranti:Ovviamente non condivido nulla di quel che scrive Pucciarelli, del quale sono amico così come lo sono di molti altri che la pensano all’opposto mio. Io penso che i vetri infranti, le vetrine che saltano, sono già una violenza inaccettabile contro i lavoratori. Quelli che stanno dentro il negozio, a cercare di arrivare a sera per portare a casa la pagnotta. E mi fa incazzare che qualcuno dica che non importa, perché quelli sono negozianti, ovvero fanno parte della schiera dei padroni. Perché uno che possiede un negozio non è un padrone, è un lavoratore. Una commessa o un commesso di Footlocker non è un padrone, è uno semplicemente enormemente più onesto sia di chi spacca tutto che di quelli che giustificano il fatto che si spacchi tutto. A me chi spacca una vetrina fa schifo. Distrugge la mia città, distrugge il posto dove si guadagnano da vivere i lavoratori. A questo proposito, ho pure visto il post dell’Estetista Cinica, al secolo Cristina Fogazzi, che ha chiesto scusa perché le commesse non hanno fatto entrare in negozio un ragazzo ferito negli scontri. “Erano spaventate, poverine, chiedo scusa”.Chiedo scusa? Alt, cerchiamo di capirci: la prima sua responsabilità è il benessere e la salute delle sue commesse. E se le sue commesse rischiano la vita per le violenze in piazza e per questo decidono di non far entrare nessuno, non bisogna chiedere scusa.Ma veniamo al video che mi ha aperto il cuoreE’ di una persona alla quale non mi unisce nulla. Non mi unisce la volontà di manifestare per la Palestina, non mi unisce quella kefiah portata al collo, non mi unisce nulla – a livello ideologico. Ma la sento mia sorella perché come lei io penso che ci debba essere il diritto di manifestare pacificamente. Perché come lei comprendo che le violenze rischiano di far scivolare via il contenuto della sua manifestazione. Perché come lei ho paura che i diritti saranno gettati nello sciacquone non “dai fascisti al governo” (cazzata) ma dai veri fascisti che hanno assaltato le vetrine e poi si sono fatti i video inneggiando ai vandali d’Oltralpe. Lei si dispera, combatte, a volto scoperto. E due stronze (non c’è altro modo di definirle) le gettano pure addosso la spazzatura. Lei, che proporrei per l’Ambrogino per il coraggio dimostrato, non si è nascosta dietro la scusa che se non spacchi qualcosa non ti notano, non si è nascosta dietro un passamontagna. Lei è stato più di tutti il volto della protesta pacifica, che è quella che cambia le cose e non le fa tornare viceversa indietro.L'articolo La donna che ci insegna che cosa vuol dire manifestare proviene da Nicolaporro.it.