Champions League, da quattro sconfitte a poker vittorie: riscatto record, ma ancora poco made in Italy

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C’è un Como da Paz, l’Inter che scaccia via la paura, una Roma show anche con giovani virgulti e un Napoli in ripresa con le sue stelle. Dal disastro della scorsa settimana con quattro sconfitte, a tutte vittorie nell’ultimo turno della League Phase di Champions League, il calcio made in Italy sembra non conoscere le mezze misure. O niente o tutto. E stavolta l’ein plein è di quelli storici. Non accadeva da otto anni, dal lontano 2018 che tutte e quattro le squadre italiane centrassero contemporaneamente i tre punti: allora Inter, Napoli, Roma e Juventus fecero bottino pieno rispettivamente contro Psv, Liverpool, Viktoria Plzen e Young Boys. Deve aver aiutato la modesta caratura, lo scarso blasone dei rispettivi avversari (Manchester United a parte, si è piegata la resistenza di Slovan, Bodo e Shakthar), il fatto di giocare in casa, ma comunque è arrivato un segnale importante, anche sotto l’aspetto realizzativo (tre squadre su quattro hanno calato un poker). In più sono da segnalare le quattro vittorie storiche ottenute anche in Youth League.Resta il problema dell'”italianità della prestazione”Le squadre italiane passano dai soli 4 punti totali raccolti nelle prime due giornate ai 16 totali dopo l’ultimo turno e rilanciano le proprie possibilità di accesso diretto agli ottavi di finale, soprattutto per Como e Roma. E adesso anche il confronto con la scorsa edizione di Champions è meno allarmante: dopo 3 turni il bottino delle italiane era di 18 punti complessivi. Qualcosa si muove e vengono in mente le parole del neocommissario della Figc, Giovanni Malagò, che si è definito “sempre abbastanza diffidente nei confronti di quei signori dirigenti che esprimono giudizi spesso tranchant” sottolineando che le quattro sconfitte su quattro rimediate nella seconda giornata di Champions “non sono la fotografia del nostro calcio anche se noi vogliamo di più”.La reazione c’è stata, immediata. Ma resta la questione di fondo, quello sull’effettiva presenza di giocatori italiani, e dunque sulla ‘italianità della prestazione’ offerta dalle quattro squadre. Queste vittorie si inseriscono in un contesto in cui il Como – che ha tramortito una squadra dal passato illustre come il Manchester United con tutti giocatori non italiani in campo dal 1′ (Dossena e Ricci sono entrati all’80’ a poker fatto) – non è un’eccezione isolata, ma si inserisce in un campionato in cui la quota di stranieri è strutturalmente altissima, circa il 71,9% nella stagione 2026/27. Dei 64 giocatori scesi in campo nell’ultimo turno di Champions solo 14 (di cui tre subentrati) sono convocabili in azzurro (oltre ai due del Como, tre dell’Inter, quattro del Napoli e cinque della Roma), ovvero meno del 22% (21,8%). Il calcio italiano è definito prima di tutto dal campionato in cui si gioca, dalle istituzioni sportive nazionali (Figc, Serie A), dalla storia del club, dalla tifoseria e dal legame con le città, ma sta diventando difficile sostenere che tutto questo procede indipendentemente dalla carta d’identità dei tesserati in campo. Le possibili misure per garantire una maggiore presenza di italiani in squadraIl poker vincente di risultati non deve distogliere dalla volontà di aumentare la presenza di calciatori italiani in Serie A e B. Riforma dei vivai (Modello “Zola”) con l’introduzione dell’obbligo di un minimo di 8 giocatori cresciuti nell’homegrown in rosa per ciascun club di Serie A e B entro la stagione 2028-2029; previsione di bonus economici per i club che puntano e investono concretamente sui giovani del proprio settore giovanile; rafforzamento della filiera giovanile-prima squadra e reintroduzione di misure come il Decreto Crescita e sgravi/fondi mirati (legati anche a una quota dei proventi delle scommesse e dei diritti tv) da reinvestire nello sviluppo dei vivai, sono i punti strategici messi sul tavolo della nuova presidenza, ora commissariata, di Malagò. Oltre allo ius soli sportivo, uno dei cavalli di battaglia e punti cardine delle posizioni dell’ex presidente del Coni. Se quattro sconfitte non sono una tragedia, quattro vittorie non fanno primavera. E il processo di valorizzazione dei talenti nostrani grazie a una regola di salvaguardia del movimento giovanile è ancora lungo.Questo articolo Champions League, da quattro sconfitte a poker vittorie: riscatto record, ma ancora poco made in Italy proviene da LaPresse