Macron riceve per la prima volta i liceali della protesta: domani 70.000 agenti in strada e Louvre chiuso

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PARIGI — «Ci ascolterà, farà finta di aver capito, e poi non ne verrà nulla». Pierre Sourzat, portavoce del collettivo Les Lycéens, ha messo le mani avanti poche ore prima di varcare il cancello dell’Eliseo. Venerdì Emmanuel Macron ha ricevuto per la prima volta le organizzazioni degli studenti delle superiori che a metà settembre, nei licei della banlieue parigina, hanno acceso la mobilitazione più dura che la Francia abbia visto da anni. Un mese dopo il presidente apre la porta ai ragazzi; il giorno dopo, sabato, il governo schiera 70.000 poliziotti e gendarmi.Al tavolo c’era anche Nathanael Combary, 18 anni, presidente di Renouveau Lycéen, che ad AFP ha spiegato di aver portato «le richieste di sempre: lo stato delle strutture scolastiche e la riforma di Parcoursup», la piattaforma che smista le iscrizioni all’università. Le sigle chiedono un piano d’emergenza da 1,5 miliardi per gli edifici; le più radicali 10 miliardi in più per l’istruzione, 250.000 posti universitari e la stabilizzazione dei docenti precari. Le parti si rivedranno lunedì.Il governo finora ha messo sul tavolo 3.000 supplenti, una consultazione online e 1,1 miliardi aggiuntivi nel bilancio 2027. Sul punto più simbolico non cede: abolire Parcoursup è «pura demagogia», ha detto il ministro dell’Istruzione superiore Philippe Baptiste, che si dice però pronto a «cambiamenti profondi». La distanza tra 1,1 e 10 miliardi, con un debito pubblico diretto verso il 122 per cento del Pil, spiega perché l’Eliseo abbia scelto di ricevere prima di tutto i liceali, l’ala della protesta con cui una trattativa è ancora possibile.La protesta è nata nelle classi da 40 alunni e nei plessi fatiscenti dell’hinterland di Parigi, poi si è allargata a sindacati e gilet gialli. Sabato scorso è degenerata: il municipio storico di Limoges incendiato, l’ufficio del turismo di Lione in fiamme, più di 500 negozi danneggiati a Marsiglia. Il bilancio del ministro della Giustizia Gérald Darmanin parla di 2.700 fermi e di oltre 1.000 comparizioni in tribunale, metà a carico di persone senza precedenti.Louvre chiuso, Psg-Lione rinviataPer l’«Acte II» di sabato il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha presentato venerdì in conferenza stampa il dispositivo: 70.000 agenti, il 20 per cento in più della settimana scorsa, circa 20 blindati, 15 idranti, elicotteri e le unità speciali normalmente riservate all’antiterrorismo. «Abbiamo rilevato numerosi appelli da movimenti di estrema sinistra e ultrasinistra», ha detto, promettendo un «approccio molto fermo negli arresti». Il coprifuoco notturno a place de la République e alle Halles, nel cuore di Parigi, resta in vigore fino a lunedì, dalle 23 alle 6.Louvre, Orsay, museo Picasso e Grand Palais resteranno chiusi, ha confermato il ministero della Cultura all’AP, per «la sicurezza dei visitatori, la protezione del personale e la salvaguardia delle opere». La fiera Art Basel Paris chiude venerdì sera invece che domenica. A Marsiglia e Lione i cortei sono vietati del tutto e i trasporti pubblici marsigliesi si fermano. Slitta anche il calcio: Psg-Lione, in programma domenica sera, si giocherà lunedì per decreto di polizia.A sei mesi dalle presidenziali, con Macron non ricandidabile e Marine Le Pen in testa nei sondaggi, sabato si manifesta anche a Orléans, 110 chilometri a sud di Parigi, dove il partito di Le Pen tiene il suo congresso: il prefetto attende fino a 30.000 persone contro l’estrema destra. Le Pen accusa la sinistra di voler «disturbare il congresso democratico di un partito». I sindacati hanno già fissato la prossima giornata, il 5 novembre.Restano autorizzati solo i cortei sindacali, su percorsi scelti dai prefetti, come ha chiesto Macron giovedì dopo il consiglio di difesa denunciando «atti politici e persino sediziosi organizzati da gruppi di estrema sinistra». La sinistra contesta il metodo. Per La France Insoumise è una «deriva autoritaria»; la deputata europea Manon Aubry parla di «attacco storico al diritto di manifestare». Marylise Léon, leader della Cfdt, il primo sindacato francese, ricorda che «non spetta al presidente della Repubblica decidere chi è legittimo a depositare un preavviso o proporre un percorso».